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Covid: via libera agli spostamenti senza tampone nelle fasce frontaliere

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Di euronews
La frontiera di Como - Brogeda
La frontiera di Como - Brogeda   -   Diritti d'autore  Alessandro Crinari/AP
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La festa della Repubblica porta bene ai confini: è la sera del 2 giugno quando il Ministro della Salute, Roberto Speranza, firma un nuovo decreto che dà libertà di circolazione, senza tampone, nella fasce frontaliere.

In pratica, i residenti al di qua e al di là della frontiera italiana, se si spostano per non più di 60 km dal luogo di residenza e rientrano entro le 24 ore non hanno più l'obbligo di tampone: svizzeri, austriaci, sloveni, croati, francesi possono quindi entrare nel territorio italiano per una gita o per acquisti in giornata, senza sottoporsi a test Covid, anche se resta in vigore l'obbligo di compilare il modulo europeo di localizzazione dei viaggiatori, o Passenger Locator Form.

Lo stesso vale per gli Italiani che si rechino al di là della frontiera, sempre entro un raggio di 60 km dalla propria residenza: niente tampone al rientro in Italia.

Il provvedimento entra in vigore immediatamente dal momento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

L'obbligo di compilazione del modulo europeo era entrato in vigore lo scorso 24 maggio, e aveva scatenato le proteste dei comuni frontalieri. Il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, presidente dell'associazione dei comuni frontalieri italiani, aveva scritto al Ministro della Salute, lamentando uno uno "stillicidio di provvedimenti di settimana in settimana" con i quali si complicava inutilmente la vita delle popolazioni e delle economie di confine. Nello stesso tempo si attivavano anche i parlamentari eletti all'estero e quelli delle zone frontaliere. Al Ministero arrivava la pressione di tutti i rappresentanti di quel territorio, e dopo un primo rinvio della questione il ministro Speranza e il CTS hanno finito per occuparsi della specificità di quei territori, riconosciuta dalla nuova ordinanza.

Alessandro Alfieri (senatore, PD), eletto in Lombardia e particolarmente attento alle istanze dei territori frontalieri lombardi e in particolare del Verbano e della provincia di Varese, ha scritto: "I cittadini svizzeri potranno venire in Italia senza doversi sottoporre al tampone. Sono molto contento di questo risultato che è importante per il nostro commercio, i servizi e per chi ha affetti che oltrepassano il confine. Non è stato facile, fino a ieri notte ho lavorato insieme ai tecnici del Ministero e l’obiettivo è stato raggiunto per il bene del nostro territorio. Questo risultato è figlio della tenacia dei rappresentanti istituzionali del Partito Democratico dei territori di frontiera".

Anche Simone Billi (deputato, Lega), un ingegnere residente in Svizzera e da eletto all'estero sempre attento alle istanze dei frontalieri (è anche presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero e la promozione del Sistema Paese, oltre che segretario della delegazione italiana al Consiglio d’Europa) goisce: "un grande risultato, se consideriamo che in questa fascia sono comprese Mendrisio e Lugano, dove risiedono numerosissimi Italiani". E dopo il ringraziamento agli on. Snider e Bianchi, altri rappresentanti del suo partito, sottolinea: "un'altra azione concreta della Lega per uscire da questa crisi nell'interesse anche degli Italiani AIRE residenti vicino al confine".

Sul fronte orientale è invece di nuovo il PD a sottolineare il ruolo particolarmente attivo di Tatjana Rojc, senatrice (oltre che saggista) di lingua slovena eletta in Friuli Venezia Giulia e a sua volta membro della delegazione parlamentare italiana al Consiglio d'Europa. Al di là dell'attribuzione dei meriti specifici, non è la prima volta che eletti di partiti diversi riescono a lavorare insieme, o almeno in parallelo, su questioni specifiche di materia internazionale o trans-nazionale.