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La scienziata dietro al vaccino anti-Covid era una spia del regime in Ungheria: "Sono innocente"

Di Orlando Crowcroft
Anziani accendono candele al muro degli eroi fuori dal museo della Casa del Terrore, a Budapest, in occasione del giorno della memoria delle vittime del comunismo
Anziani accendono candele al muro degli eroi fuori dal museo della Casa del Terrore, a Budapest, in occasione del giorno della memoria delle vittime del comunismo   -   Diritti d'autore  Zsolt Szigetvary/MTVA - Media Service Support and Asset Management Fund
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Nel 1978 Katalin Kariko aveva appena ottenuto il suo primo lavoro come assistente di ricerca a Szeged, in Ungheria, quando la polizia segreta bussò alla sua porta. A Kariko fu data una scelta: accettare di collaborare con l'apparato di sicurezza statale comunista o accettare che la sua carriera nella ricerca scientifica fosse finita prima ancora di iniziare. "Sapevo come funzionava il sistema, avevo paura, così ho firmato il documento di assunzione", ha confessato qualche giorno fa, più di quattro decenni dopo quell'ultimatum.

Kariko aveva buone ragioni per avere paura. Da quando la rivoluzione del 1956 era stata schiacciata dai carri armati sovietici, centinaia di persone erano state giustiziate e centinaia di migliaia di ungheresi erano fuggiti dal paese sotto il regime di Janos Kadar, sostenuto dai sovietici. Oltre alle esecuzioni, chi non si adeguava ai dettami del regime veniva spesso deportato in Unione Sovietica.

Kariko fu avvertita che se non avesse firmato, gli apparati di sicurezza avrebbero reso noto che suo padre era stato condannato con la condizionale per il suo ruolo nelle proteste del 1956, quando una rivolta ungherese contro il governo comunista fu brutalmente soppressa.

Suo padre fu poi licenziato dal suo lavoro e non poté lavorare per quattro anni. Tra il 1978 e il 1985 Kariko fu schedata come risorsa del controspionaggio, con il compito di identificare chiunque nel suo istituto avesse rubato o tentato di rubare segreti industriali o scientifici. Durante questo periodo, però, non lo fece mai. "Non ho mai fatto alcun rapporto e non ho mai identificato nessuno che cercasse di rubare segreti, perché non ce n'erano", ha detto a Euronews.

Durante il suo periodo in Ungheria, Kariko non ha mai cambiato lavoro, non è mai stata promossa e non ha mai partecipato a conferenze o riunioni all'estero. Si è sposata, ha avuto una figlia e ha passato il tempo a casa a crescere la bambina. Non ha nemmeno socializzato, passando il poco tempo che aveva a lavorare al suo dottorato, che ha ottenuto nel 1983 all'Università di Szeged.

"Le mie prospettive erano tristi", ha detto. "Ho sempre voluto fare ricerca, creare qualcosa che potesse curare le persone, ma ovunque fossi, venivo sempre molestata e perseguitata".

Così, nel 1985, Katalin Kariko si trasferì negli Stati Uniti. Una volta in America, Kariko ha fatto un post-dottorato in biochimica in Pennsylvania e a Washington prima di assumere una cattedra all'Università della Pennsylvania, dove continua a insegnare 32 anni dopo. Dal 2013 è anche vicepresidente senior di BioNTech, che ha sviluppato i vaccini Pfizer e Moderna per il Covid-19.

Il suo campo di competenza è l'mRNA, noto anche come RNA messaggero, la tecnologia utilizzata per sviluppare vaccini ma anche per guarire le ferite, ricostruire le ossa e aiutare a trattare il cancro. Il lavoro di Kariko le ha fatto vincere numerosi premi e recentemente l'ha messa in corsa per il premio Nobel 2021. Le ha anche fatto guadagnare consensi in Ungheria, la nazione che ha lasciato 35 anni fa.

Ed è qui che sono iniziati i problemi. Il 22 maggio è stato comunicato che Kariko è stata nominata cittadina onoraria di Szeged, dove ha iniziato i suoi studi nei primi anni '70. Si è recata a Szeged per ricevere il riconoscimento e per ricordare con gli ex compagni di classe il periodo in cui hanno studiato lì.

Rosta Tibor/MTVA
Katalin KarikoRosta Tibor/MTVA

Mentre era in Ungheria un portale web di estrema destra, Kuruc, ha pubblicato la storia del suo reclutamento da parte dei servizi di sicurezza statale, citando un libro pubblicato nel 2017. Kariko ha subito riconosciuto di essere stata reclutata e ha rilasciato una dichiarazione attraverso i media.

In essa, non solo ha negato di aver mai denunciato qualcuno durante il suo periodo in Ungheria, ma ha sottolineato come l'esperienza l'abbia spinta a lasciare il suo paese per proseguire il suo lavoro. Kariko era riluttante a discutere in dettaglio la sua vita in Ungheria sotto il regime comunista.

"Non ho intenzione di parlare di quegli anni - ha detto a Euronews -. Vivevo nella paura, entravano nel mio appartamento mentre ero al lavoro, sapevo di essere alla mercé di qualcuno, non importa quanto duramente lavorassi. Avrebbero potuto distruggermi se avessero voluto".

Ma la scienziata ha anche detto che quell'esperienza l'ha spinta ad agire. "Da 36 anni porto avanti le mie ricerche e le mie attività per guarire le persone. Mai più nessuno potrà spezzarmi, allontanarmi dai miei obiettivi".

Kariko può solo speculare su quali siano i motivi che hanno spinto un portale di notizie neonazista e antisemita ad attaccare un biochimico per fatti avvenuti più di trent'anni fa. "La motivazione potrebbe essere politica o più probabilmente un'iniziativa del movimento no-vax. Ma onestamente non mi interessa. Sono innocente, non ho fatto male a nessuno. Ci sono persone che non hanno mai fatto nulla di significativo nella loro vita, ma si divertono a distruggere gli altri che l'hanno fatto".