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Pescherecci italiani presi di mira nel Mediterraneo: quali sono i motivi?

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Il peschereccio "Michele Giacalone" ha subito due aggressioni in meno di dieci giorni nelle acque del Mediterraneo
Il peschereccio "Michele Giacalone" ha subito due aggressioni in meno di dieci giorni nelle acque del Mediterraneo   -   Diritti d'autore  Euronews
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Una nuova aggressione contro un peschereccio italiano nel Mediterraneo. Vittima, anche in questa occasione, il "Michele Giacalone" di Mazara del Vallo, oggetto questo martedì di un lancio di pietre e fumogeni e infine speronato da una decina di motopesca turchi in acque internazionali a nord di Cipro, ad una ventina di miglia dalle coste turche.

Ad evitare il peggio è stato l'intervento di un elicottero della Marina Militare e di una motovedetta della Guardia costiera turca. Il 3 maggio lo stesso peschereccio aveva subito un abbordaggio da parte di miliziani libici al largo di Bengasi. In quell'occasione assieme al Michele Giacalone c'era anche il peschereccio Aliseo, a cui si riferiscono le immagini che vedete, a sua volta vittima di un aggressione da parte di una motovedetta della Guardia costiera libica, che il 6 maggio ha aperto il fuoco contro l'imbarcazione al largo di Misurata, ferendo il comandante.

"L'Unione Europea ci dica, una volta e per tutte, dove dobbiamo andare a pescare. Siamo rovinati", ha detto dopo l'episodio di ieri l'armatore mazarese Luciano Giacalone. Anche Mimmo Asaro, presidente di Federpesca a Mazara del Vallo, parla di "situazione oramai insostenibile. Chi di dovere affronti la questione della sicurezza in mare per noi pescatori".

Analoga la posizione di Coldiretti Impresapesca che auspica la fine del "far west che ha causato aggressioni, ferimenti e sequestri portando al dimezzamento della flotta siciliana di Mazara del Vallo nel giro di 10 anni". Il sindaco della città siciliana, Salvatore Quinci, nel pomeriggio ha incontrato alla Farnesina il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per illustrargli "il complesso tema della sicurezza dei nostri pescatori nel Mediterraneo dopo gli eventi drammatici di questi giorni". Il problema è ben presente al Governo. Marina Militare e Aise sorvegliano la delicata situazione del Mediterraneo.

L'invito ai pescherecci nazionali è quello di evitare rotte rischiose vista la postura aggressiva di Paesi come Libia e Turchia che hanno allargato in modo unilaterale le proprie zone di pesca. Ankara ha inoltre contestato i criteri internazionali di ripartizione delle Zone economiche esclusive dell'area, anche alla luce del rinvenimento di importanti giacimenti di gas nelle acque di Egitto, Israele e Cipro. Dopo la definizione di "dittatore" affibbiata da premier Mario Draghi al presidente turco Recep Erdogan e la dura risposta di quest'ultimo, i rapporti Italia-Turchia sono sul filo del rasoio, anche per l'influenza turca sulla Libia.

Poche settimane fa alla Camera il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha parlato chiaro riguardo alle "pretese di Ankara in termini di definizione unilaterale degli spazi marittimi su cui le autorità turche reclamano una giurisdizione esclusiva, a scapito dei Paesi confinanti e quindi delle attività che coinvolgono anche le nostre imprese". E proprio per proteggere gli interessi nazionali la Marina Militare è stata attivata con le sue unità presenti nel Mediterraneo in modo da intervenire tempestivamente per evitare incidenti che potrebbero avere conseguenze gravi. Lo hanno fatto oggi, così come lo scorso 3 maggio dopo l'attacco libico. Ma ci vuole poco perchè la situazione sfugga di mano.