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Le tensioni tra Italia e Turchia costerebbero care alle economie dei due Paesi

Di euronews
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istambul
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Tamburi di guerra commerciale tra Italia e Turchia. Ankara minaccia il congelamento di alcuni grossi contratti con aziende italiane, come Leonardo e Ansaldo Energia.

La ragione: le critiche franche e dirette, e all'apparenza poco cordiali, del presidente del consiglio italiano Mario Draghi al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per l'incidente diplomatico della poltrona mancata con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, giovedì scorso.

Le parole di Draghi sono risultate sgradite al governo turco, anche se al di là delle ruvide scelte lessicali traspariva l'intenzione di non rompere del tutto con un partner del peso di Ankara.

Il capo del governo ha infatti detto che, pur trattandosi di un "dittatore", si deve continuare a "cooperare" nel nome "dell'interesse nazionale".

E di interessi Italia e Turchia ne condividono parecchi, con un interscambio di circa 15 miliardi di euro, in cui l'italia è solo lievemente in vantaggio. Ben 48 grandi aziende italiane sono presenti con investimenti diretti in Turchia, come Unicredit, Generali, Mps, Fiat, Ansaldo Energia e Leonardo, oltre a tante altre.

E per l'appunto, Leonardo: la Turchia fabbrica una sua versione dell'elicottero da combattimento Mangusta su licenza dell'italiana Leonardo. E proprio il contratto miliardario con l'ex Fimeccanica è tra quelli che Ankara vuole congelare assieme all'accordo con Ansaldo Energia per la costruzione di una centrale a gas.

È difficile immaginare che il primo ministro italiano abbia provocato un tale terremoto con Ankara solo per un ipotetico sgarbo diplomatico contro von der Leyen.

In realtà la contesa tra Turchia e Italia è legata alle tensioni in Libia e nel Mediterraneo orientale per i giacimenti di gas. E l'Unione europea potrebbe avere un ruolo fondamentale nel sostenere Roma.