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Ue: in arrivo 300 milioni di dosi di vaccino nel secondo trimestre

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Ue: in arrivo 300 milioni di dosi di vaccino nel secondo trimestre
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L'Unione europea prova ad accelerare nella campagna vaccinale anti Covid. Bruxelles fa sapere che nel secondo trimestre dell'anno in corso sono attese oltre 300 milioni di dosi di vaccini, di cui 250 solo di Pfizer e altre 50 del monodose di Johnson & Johnson - dopo il via libera dell'Agenzia europea del farmaco (Ema). Al momento, nell'Unione, 117 milioni di persone hanno già ricevuto una somministrazione. 30 milioni di cittadini europei hanno invece fatto anche il richiamo.

"Con un'unione sanitaria forte, che mette la salute dei cittadini al primo posto, possiamo essere meglio preparati alle minacce sanitarie", dice Stella Kyriakides, commissaria Ue per la Salute. "Quando proteggiamo i nostri cittadini dobbiamo essere un passo avanti".

In Spagna, chi ha tra i 70 e i 79 anni potrà farsi iniettare il Johnson & Johnson. Il Paese dovrebbe ricevere 300.000 dosi questa settimana, per un totale di 5,5 milioni nel secondo trimestre. Finora oltre il 45% delle persone in questa fascia d'età ha ricevuto una dose di vaccino.

In Germania, 30 milioni di dosi di Sputnik V saranno acquistate, in attesa dell'approvazione dell'Agenzia europea del farmaco. Il vaccino russo è attualmente registrato in 61 paesi, ma non ha ancora ricevuto il via libera dell'organismo.

Terrazze e ristoranti in Ungheria potrebbero aprire nel fine settimana. Dopo che, secondo le previsioni, 3,5 milioni di ungheresi saranno vaccinati. L'ufficio del primo ministro fa sapere che le strutture all'aperto potrebbero aprire fino alle 21.30, con un coprifuoco imposto alle 23.

Nel frattempo l'Irlanda si unisce ai piani della Commissione europea per una potenziale azione legale contro AstraZeneca, anche se Bruxelles continua a sostenere di non aver ancora preso decisioni in merito. Secondo il ministro della Salute irlandese dietro c'è il "completo fallimento" nel rispettare le consegne per aprile, maggio e giugno. A febbraio l'azienda farmaceutica anglo svedese si è giustificata, dichiarandosi in buona fede quando aveva stabilito inizialmente le tempistiche.