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Accordo sul nucleare, segnali di disgelo: avanti a piccoli passi

Di Euronews
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Colloqui di Vienna
Colloqui di Vienna   -   Diritti d'autore  AFP
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Due hotel: uno per la delegazione iraniana e i Paesi ancora parte dell'accordo sul nucleare (Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania), l'altro per i rappresentanti degli Stati Uniti.

A Vienna, i 'colloqui indiretti' per riportare in vita il patto sul nucleare, affossato da Trump e disatteso poi dall'Iran con l'arricchimento delle sue riserve di uranio, si sono svolti sul filo della diplomazia.

Secondo Nathalie Tocci, direttrice dell'Istituto Affari Internazionali di Roma, "questo è solo l'inizio ed è un po' una corsa contro il tempo. Non sarà facile ottenere la giusta sequenza di passaggi dalle due parti, il che significa che il ruolo europeo nella mediazione sarà di fondamentale importanza. Anche considerando che, davvero, il tempo è essenziale dato che c'è un'elezione presidenziale in Iran che incombe in estate".

La richiesta di Teheran: la revoca delle sanzioni americane. Il presidente statunitense Biden si è detto d'accordo e su questo ruota gran parte della possibile intesa.

“Valutiamo questa posizione degli Stati Uniti realista e promettente – ha detto il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei – una posizione che potrebbe essere il punto di partenza per la correzione del processo sbagliato che aveva messo la diplomazia in uno stallo”.

I due incontri di Vienna sono stati giudicati ''costruttivi'' anche dall'Unione europea, seppure si siano svolti a distanza da Usa e Iran.

Fondamentale il fattore tempo: le elezioni di giugno in Iran potrebbero infatti consegnare il Paese a una leadership ancor più intransigente. In segno di buona volontà, Teheran ha rilasciato una petroliera sudcoreana che aveva sequestrato diversi mesi fa.