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Tutta la Francia diventa zona rossa. Macron: serve mobilitazione generale contro il virus"

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Di Lillo Montalto Monella  & Debora Gandini
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Tutta la Francia diventa zona rossa. Macron: serve mobilitazione generale contro il virus"
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Tutta la Francia passa in zona rossa. Chiusura, confinamento per tutto il Paese. Non aveva altra scelta il Presidente francese Emmanuel Macron che ha annunciato le nuove restrizioni in un discorso alla nazione. I numeri parlano chiaro. Il Covid-19 corre troppo veloce. La situazione è grave: con i ricoveri in terapia intensiva che tornano sopra quota 5000, ai livelli della prima ondata.

Dopo un anno verranno richiuse le scuole. Da martedì prossimo una settimana in DAD, poi in vacanza e dal 3 maggio tutti di nuovo in classe. Resterà in vigore il coprifuoco sempre a partire dalle 19 e saranno aperti solo i negozi che vendono beni di prima necessità. Macron ha poi dichiarato che i francesi potranno spostarsi da una regione all'altra durante il fine settimana di Pasqua pur con molta cautela. Niente assembramenti e uso della mascherina all’esterno e nei luoghi al chiuso. Di giorno il limite per chi esce di casa è quello del raggio di 10 km. Bar, ristoranti, musei, cinema, teatri, palestre, discoteche sono completamente chiusi dal 29 ottobre, giorno di inizio del secondo lockdown. E per ora restano off-limits.

Secondo medici e immunologi si doveva chiudere tutto già da settimane ma il Capo dell’Eliseo si è sempre opposto lasciando le scuole aperte. Persino il governo, nei giorni scorsi, aveva detto di uscire di casa, con mascherina sul volto e rispettando le norme, perché in casa ci si contagia di più che all'aria aperta.

"Se restiamo uniti e solidali, se sapremo organizzarci, vedremo la fine del tunnel, ha dichiarato il presidente Macron, appellandosi ad ogni concittadino a mobilitarsi per fermare la pandemia. Il mese di aprile sarà determinante per l'esito della lotta al nemico invisibile."

Per quanto riguarda le riaperture progressive il Capo dell'Eliseo ha annunciato che si dovrà invece attendere metà maggio, rispettando certe condizioni e nel rispetto delle norme sanitarie. Macron ha quindi dichiarato che dal 16 aprile la vaccinazione contro il Covid-19 sarà ampliata a tutti gli over 60 e il 15 maggio agli over 50. “Da oggi alla fine dell’estate – ha detto – tutti i francesi di oltre 18 anni che lo vorranno potranno essere vaccinati”.

La terza via è stata fallimentare

Dopo il primo lockdown duro della primavera 2020, la Francia non ha mai più imposto rigide misure restrittive per frenare la pandemia.

Anche durante il secondo confinement, in autunno, si poteva uscire di casa (e non solo per motivi d'urgenza), e molte attività non essenziali sono rimaste aperte su tutto il territorio nazionale.

Già a fine novembre, in piena seconda ondata, i francesi potevano restare fuori casa per 3h e fino a 20km da casa. A metà dicembre è finito ufficialmente il secondo lockdown e, da allora, non è mai stato dichiarata una terza "chiusura" a livello nazionale.

L'Eliseo aveva scelto di puntare su una strategia regionale e certamente più soft, così da non attirarsi le ire dei francesi. La sola misura valida su tutto il territorio nazionale è stata l'imposizione del coprifuoco, che dura da quasi 6 mesi e che, fino a metà marzo, scattava alle ore 18 (spostato alle 19 in vista dell'arrivo dell'ora legale).

Il problema è che il numero di morti non accenna a calare (300/400 decessi Covid-19 al giorno, in discesa solamente nei weekend per ragioni intuibili), e il numero di casi di positività al Sars-CoV-2 è in costante aumento.

Intervistato dalla radio FranceInfo, Axel Khan - uno dei più rispettati scienziati francesi, genetista e presidente della Lega nazionale contro il Cancro - ha attaccato senza mezzi termini la scelta di Macron e del suo Governo. "Quasi sei mesi di coprifuoco sono stati senza dubbio la scelta peggiore di tutte dal punto di vista economico e psicologico, considerando l'esasperazione a cui ha portato i francesi".

Secondo Khan, il più grande errore del Presidente transalpino è stato quello di "contraddire le sue stesse parole", rifiutandosi di imporre un lockdown a fine gennaio nonostante i casi di positività al coronavirus non accennassero a scendere sotto la fatidica soglia (da lui stesso fissata) di 5mila al giorno.

Il dottor Benjamin Clouzeau, che lavora all'ospedale universitario di Bordeaux, ha detto che in Francia si assiste ad "un disastro aereo quotidiano", deplorando la trivializzazione delle cifre dei morti della pandemia.

Khan ha parlato di "circolazione virale intollerabile" da febbraio in avanti, di costante "permanenza della pressione ospedaliera" e di conseguenze gravi su chi ha malattie croniche, come i malati di cancro.

I medici dei servizi d'urgenza di Parigi hanno lanciato l'allarme nel weekend.

L'aumento delle infezioni potrebbe presto sopraffare la loro capacità di curare i malati negli ospedali della Capitale francese e i sanitari potrebbero presto essere costretti a dover scegliere quali pazienti salvare e quali no - una sorta di linea rossa che l'Eliseo non vuole varcare. Costi quel che costi.

Non è una vita normale. Lavoriamo da casa, in telelavoro, e poi andiamo a letto. Una volta dalle 18 potevamo fare delle attività, ma da sei mesi viviamo con il coprifuoco
Axel Khan
Scienziato e genetista francese

Nel frattempo, da più parti in Francia si levano le critiche sulla gestione della pandemia da parte del Presidente Macron, che nel 2022 dovrà affrontare le elezioni presidenziali e non può permettersi di perdere ulteriore sostegno.

"Abbiamo fatto bene a non implementare un lockdown in Francia a fine di gennaio perché non abbiamo avuto l'esplosione di casi che ogni modello prevedeva", aveva detto il Presidente francese giovedì scorso dopo il vertice europeo. "Non ci sarà un mea culpa da parte mia. Non ho rimorsi e non riconoscerò il fallimento".

Chiudono le scuole, ultimo baluardo della strategia di Macron

Macron è stato, per settimane, sotto grande pressione mediatica sul tema della chiusura delle scuole per alleviare la crescente pressione sugli ospedali.

Il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, aveva chiesto che venisse decisa la serrata degli istituti scolastici a fronte di una situazione epidemiologica "molto grave".

Dire stop alle lezioni è sempre stata un'altra delle linee da non varcare per Macron fin dalla fine del primo confinement. Jean-Michel Blanquer, ministro dell'Educazione, ha definito la scuola "l'ultima cosa da chiudere, perché è l'istituzione più preziosa nel cuore della società".

"Non dimentichiamo ciò che funziona e ci rende orgogliosi: nessun paese dell'Unione europea ha lasciato le scuole aperte quanto la Francia", ha twittato Clement Beaune, segretario di stato per gli affari europei. La Francia ha chiuso le sue scuole per un totale di 9,7 settimane, secondo i dati Unesco. La Germania per 23.6 settimane, il Regno Unito per 25,9 e l'Italia per 30. Dall'altra parte dell'Atlantico, gli studenti americani sono rimasti senza lezioni frontali per 43,1 settimane, mentre i canadesi sono rimasti a casa per 36,7 settimane.

I parenti delle vittime: "Siamo nella stessa situazione di un anno fa"

I parenti delle vittime hanno reagito con rabbia alle parole di Macron della settimana scorsa. "Ho iniziato ad ascoltarlo, mi ha iniziato ad irritare e ho dovuto cambiare canale", le parole di Lionel Petitpas, vedovo di Joelle, morta di Covid-19 l'anno scorso, raccolte dall'agenzia AP.

"È assurdo. Macron, il primo ministro, pensano sempre di prendere la decisione giusta. Come cittadino, dico che non è vero, perché ci troviamo nella stessa identica situazione di un anno fa", ha detto Petitpas, che ha fondato un'associazione per permettere alle famiglie la condivisione del lutto per i cari scoparsi. "Che senso ha avere un'economia se non c'è più nessuno abbastanza sano per farla funzionare?

Di recente l'esecutivo francese ha imposto la chiusura per i negozi non essenziali e restrizioni di viaggio in diversi dipartimenti. I medici temono tuttavia che le nuove misure, in vigore a Parigi da due settimane e a Lione da una settimana, non saranno sufficienti a rallentare il contagio.

"Siamo al 100% di occupazione da quasi un mese. Abbiamo portato le nostre capacità al massimo", ha detto all'emittente locale France-3 il dottor Mohamed El Hadi Djerad dell'ospedale Pierre Beregovoy de Nevers, in Borgogna. "Siamo in una situazione di crisi". Il tasso di infezione in Borgogna è raddoppiato in neanche due settimane.

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