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La diplomazia del vaccino: in Ungheria arriva Sputnik V, in Turchia il cinese

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Di Gioia Salvatori
Una vaccinazione con lo Sputnik V a Mosca - 28.12.2020
Una vaccinazione con lo Sputnik V a Mosca - 28.12.2020   -   Diritti d'autore  Sergey Kiselev/Moscow News Agency
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La Turchia ha ricevuto oggi dalla Cina altre 6,5 milioni di dosi di vaccini contro il Covid-19 prodotti dalla società bio-farmaceutica cinese Sinovac. Il cargo della Turkish Airlines è atterrato alle prime ore di questa mattina all'aeroporto di Istanbul dopo aver fatto il pieno del preparato a Pechino.

Il ministro turco della Sanità, Fahrettin Koca, ha fatto sapere che questa è la seconda spedizione di 10 milioni di dosi di vaccini, il resto sarà consegnato nel "rispetto del piano di approvvigionamento" e il "piano di vaccinazione di massa procederà" come previsto. Ad oggi 1,24 milioni di turchi sono stati vaccinati.

Tutto mentre Bruxelles è in ambasce per il mancato rispetto da parte di Pfizer ed AstraZeneca dei contratti stipulati con la commissione europea, tanto che Ursula von Der Leyen in persona ha chiamato il CEO di AstraZeneca. Un modo in più, per Ankara, di marcare la distanza con l'Unione in un momento in cui i rapporti sono tesi per diversi motivi, in primis la crisi nel mediterraneo orientale. Con l'occasione la Cina, invece, può inviare un messaggio al rivale commerciale americano, rimarcando indirettamente una differenza di affidabilità tra Sinovac e la statunitense Pfizer.

Insomma dopo la diplomazia delle mascherine arriva quella del vaccino; nel tetris della diplomazia delle mascherine la Cina giocò un ruolo da campione durante la prima ondata di Covid-19 distribuendo a mezza Europa (e non solo) mascherine ed altri prodotti medicali, solidarietà, sì, ma anche un modo per per addolcire l'opinione pubblica mentre in tanti guardavano al celeste impero come al Paese che aveva infestato il globo con il nuovo coronavirus.

L'Ungheria guarda a Mosca per i vaccini ed il gas

Insieme al vaccino arrivano poi anche altri accordi commerciali. E' il caso dell'Ungheria dove sta sbarcando il vaccino contro il Covid-19 russo, lo Sputnik V. Venerdì il governo ungherese ha fatto sapere di aver acquistato 2 milioni di dosi del preparato russo: 600.000 dosi arriveranno nel primo mese, un milione nel secondo e 400.000 nell'ultima tranche.

L'annuncio è stato dato durante una conferenza stampa congiunta del ministro degli esteri ungherese **Péter** Szijjártó e del suo omologo russo Serguei Lavrov; Szijjártó ha anche reso noto che viaggerà a Mosca per acquistare gas, oltre alla vaccinazione. L'Ungheria balla da sola, con Mosca, mentre i rapporti tra Bruxelles e la Russia sono sempre più tesi man mano che la repressione del Cremlino contro l'oppositore Alexei Navalny e i suoi si fa più pesante. (La scorsa settimana, ad esempio, sono stati interrotti i lavori per il completamento del gasdotto che lega Russia e Germania, il North stream 2, e oggi i ministri degli esteri dell'Ue valutano ulteriori sanzioni contro la Russia).

L'agenzia europea del farmaco, inoltre, non ha ancora autorizzato il vaccino russo, i contatti tra i produttori e l'EMA sono solo in fase preliminare, appena il 19 gennaio l'EMA ha ricevuto i primi dati, la revisione comincerà in pochi giorni e potrebbe durare alcune settimane.

Sputnik V, non ancora pubblicati gli studi dopo la fase III

Nonostante questo mercoledì il vaccino Sputnik V ha ricevuto un'autorizzazione temporanea per l'uso da parte delle autorità ungheresi. La concessione della licenza è di solito un processo lungo ma ora è stato completato in due mesi; manca solo il parere del Centro nazionale di sanità pubblica ungherese sulla conformità del vaccino, passaggio che potrebbe richiedere alcune settimane.

Lo Sputnik V è un vaccino vettoriale che usa un adenovirus modificato; è già utilizzato in 6 paesi, compresa la Serbia. Un milione e mezzo di persone in Russia sono già state vaccinate con lo Sputnik V. Però la documentazione sugli studi clinici di Fase III non è stata ancora pubblicata in alcuna rivista scientifica credibile e il mondo scientifico occidentale è scettico riguardo all'efficacia, attestata dai russi intorno al 92-95%. Tuttavia intorno al preparato c'è interesse, non solo da parte degli ungheresi: AstraZeneca sta collaborando con gli sviluppatori di Sputnik V per costruire un vaccino comune.