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Turchia: entro marzo altre sanzioni Ue per le trivellazioni nel Mediterraneo

Il Consiglio Ue
Il Consiglio Ue Diritti d'autore OLIVIER HOSLET/AFP
Diritti d'autore OLIVIER HOSLET/AFP
Di Stefania De Michele
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Consiglio Ue a Bruxelles: accolta la posizione di Grecia e Cipro nei confronti della Turchia

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E sanzioni saranno, ma non subito. Arriveranno a marzo, a fronte delle attività di trivellazione non autorizzate da parte della Turchia nel Mediterraneo orientale.
I leader riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo hanno deciso di cassare Ankara per quelle che sono state definite azioni "illegali e aggressive" per aggiudicarsi i giacimenti di gas nelle acque di competenza di Cipro e della Grecia. 

L'Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, è chiamato a redigere una relazione entro i primi tre mesi del 2021 sull'evoluzione della situazione e di proporre, in caso di reiterata violazione, l'estensione del regime di sanzioni nei confronti di personalità ed entità turche.

"Abbiamo relazioni politiche ed economiche radicate sia con gli Stati Uniti che con l'Unione Europea, che nessuna delle due parti può ignorare o certamente rischiare di perdere", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.
Il riferimento agli Stati Uniti è legato alle sanzioni americane per gli affari fatti da Ankara con Mosca in relazione all'acquisto di un sistema di difesa aerea russo. 

Nel documento del Consiglio europeo non figura però l'embargo alla vendita di armi alla Turchia: una misura sollecitata da tempo da Atene. 

La linea morbida, sponsorizzata dalla Germania, primo partner commerciale della Turchia, è sposata in parte anche dall'Italia, che vanta un volume di interscambio di beni pari a 15 miliardi di euro.

Secondo l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL), nel primo semestre del 2020, la Turchia ha acquistato munizioni italiane per circa 60 milioni: si tratta di un giro d'affari che si è sviluppato nonostante la sospensione alla vendita di armi, decisa dal governo in seguito ai bombardamenti della Turchia in Siria.
Dal 2013 al 2019, il business italiano della vendita di armamenti a Ankara ha raggiunto la cifra di 1 miliardo.

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