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Conte alla Camera chiede una mano ai "volenterosi". Il Premier: "Ora si volta pagina"

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Il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte dopo il discorso alla Camera
Il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte dopo il discorso alla Camera   -   Diritti d'autore  AP Photo/Alessandra Tarantino, pool
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Poco meno di un'ora è durato il discorso di Giuseppe Conte alla Camera, in vista del voto di fiducia in programma per le 20 di questa sera, dopo che Italia Viva di Matteo Renzi si è sfilata dal governo, aprendo una crisi in piena pandemia.

Il premier ha rilanciato la possibilità di un'alleanza di governo, aprendo ai cosiddetti volenterosi, "che hanno a cuore il destino dell'Italia", ha detto.

"All'inizio di questa esperienza di governo nel 2019, prefigurai un chiaro progetto politico per il Paese.", ha dichiarato Conte. "Precisai che il programma non poteva risolversi in una mera elencazione di proposte eterogenee o una sterile sommatoria delle posizioni delle forze di maggioranza. Un'alleanza tra formazioni provenienti da storie, esperienze, culture di diversa estrazione e che in passato si erano confrontate con asprezza, poteva nascere solo su due discriminanti. Il convinto ancoraggio ai valori costituzionali e la solida vocazione europeista del Paese".

"Agli inizi del 2020 il progetto del governo si è dovuto misurare con la pandemia, che ha sconvolto in profondità la società e la dinamica stessa delle nostre relazioni". Conte ha parlato di "sfida epocale" e di come "siamo tornati a sentirci profondamente fragili".

Il governo giallorosso, primo in Europa a scegliere la strada delle restrizioni più dure (con il primo lockdown imposto a inizio marzo) avrà fatto la scelta migliore? "Posso dire che il governo ha operato con massimo scrupolo e attenzione, per i delicati bilanciamenti anche costituzionali. Se io oggi posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l'arroganza di chi ritiene di non aver commesso errori, ma è per la consapevolezza di chi ha operato con tutte le energie fisiche e psichiche per la comunità nazionale".

Conte ha poi detto la sua sulla crisi aperta da Renzi, nel bel mezzo della seconda ondata: "Le nostre energie dovrebbero essere tutte, sempre concentrate sulla crisi del Paese. Così, agli occhi dei cittadini, appaiono dissipate in contributi polemici, spesso sterili, del tutto incomprensibili. Rischiamo così tutti di perdere contatto con la realtà. C'era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? No [...] Mentre da casa ci ascolta chi ha perso i propri cari, confesso di avvertire un certo disagio. Sono qui oggi non per annunciare nuove misure di sostegno o per la bozza ultima del Recovery plan, ma per provare a spiegare una crisi in cui, non solo i cittadini ma io stesso, non trovo alcun plausibile fondamento".

E se sugli ormai ex alleati di Italia Viva il premier ha usato parole dure, non ha fatto lo stesso con l'opposizione: "E' stato fondamentale anche il senso di responsabilità delle forze opposizione che, pur nella dialettica della politica, hanno contribuito ad affrontare dei passaggi critici", ha spiegato l'avvocato. "Bisogna darne atto. Avete avanzato anche proposte concrete, qualificanti, alcune delle quali sono state accolte dalle forze di maggioranza".

Il Paese "merita un governo coeso, ora si volta pagina", ha detto il Presidente del Consiglio, ribadendo la "vocazione europeista e riformatrice dell'esecutivo". Da qui l'appello ai deputati a "rimarginare al più presto la ferita, che la crisi ha prodotto nel patto di fiducia con i cittadini".

I possibili scenari di questa crisi di governo

Gli scenari possibili, oltre a una maggioranza assoluta a sorpresa raggiunta all'ultimo al Senato (dove mancano ancora i voti di qualche senatore, che possano sostituire quelli di Iv), sono le dimissioni dell'attuale premier, con Mattarella che gli affida un reincarico per un Conte ter.

Il Presidente della Repubblica però potrebbe anche aprire le consultazioni con i principali gruppi parlamentari, per la formazione di un nuovo esecutivo, con a capo un Primo Ministro diverso. Non è esclusa in questo caso la possibilità di un nuovo governo di unità nazionale o tecnico. Il nome di Mario Draghi, ex numero 1 della Banca centrale europea, sembrerebbe quello più papabile per occupare la poltrona di Palazzo Chigi.

C'è poi il rimpasto dell'esecutivo, con un passo indietro e una riconciliazione tra Renzi e Conte, che ad oggi sembra però impossibile. E l'ultimo scenario - quello che fa più paura nel bel mezzo di una crisi sanitaria senza precedenti, ma che piace tanto all'opposizione - è un ritorno alle urne a giugno.

Video editor • Cinzia Rizzi