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Covid-19: gli europei formiche, la ripresa conta sul risparmio privato

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Di Gioia Salvatori
La BCE (archivio)
La BCE (archivio)   -   Diritti d'autore  BERND KAMMERER/AP

Il Covid-19 ha triplicato il risparmio delle famiglie dice la Banca d’Italia nell’ultimo report. Il trend è simile in molti altri Paesi; i cittadini europei, formiche per forza maggiore a causa del confinamento, del timore di perdere il lavoro, dell’incertezza generale e dell’erosione del loro potere d'acquisto, hanno accumulato. C'è chi spera che passata la bufera il tesoretto venga investito/speso, spingendo la ripresa e l'inflazione. Ma basterà una ritrovata possibilità a spendere a sostenere la ripresa? Quale sarà l'attitudine psicologia dei consumatori dopo mesi di timori? E l'offerta potrà mai tornare come prima della pandemia?

Il contesto europeo: la spesa delle famiglie in picchiata in Spagna e Irlanda, il tasso di risparmio decolla; Svezia l'eccezione

Nel secondo trimestre del 2020, il tasso di risparmio delle famiglie dell'Ue ha registrato il suo più alto aumento anno su anno dall'inizio dei rilievi Eurostat: +10,8 punti percentuali, scrive l'istituto. Il motivo principale? Un calo del 17,3% su base annua della spesa per consumi delle famiglie.

Rispetto al secondo trimestre del 2019,nel secondo trimestre del 2020, il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato in tutti gli Stati membri per cui sono disponibili i dati tranne uno. La Svezia è l'unico Stato membro in cui si è registrato un calo (-0,6 %), mentre l'incremento più elevato anno su anno è stato osservato per Irlanda (+22,0 %) e Spagna (+13,7 %).

Parallelamente la maggiore diminuzione della spesa delle famiglie è state osservate in Spagna (-23,9%) e Irlanda (-22,8%), mentre le diminuzioni più basse sono state osservate in Repubblica Ceca (-4,4%) e Danimarca (-7,7%).

In Italia risparmio netto di 51,6 miliardi

In Italia, dove la crisi è nera, i consumi degli italiani sono crollati nella prima metà 2020 dando origine "un risparmio netto di 51,6 miliardi; il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (da 2,8 a 9,2%), scrive Bankitalia. Le famiglie, il cui reddito (privato non finanziario) ha raggiunto il minimo storico degli ultimi 20 anni peggio che durante la crisi del 2007-2008, sono tornate ad investire sui Bot.

In Francia il consumo delle famiglie rappresenta il 50% del Pil

L'economia francese registrerà una ripresa meno importante del previsto nel 2021 (4,8% vs 7,4%). Il livello del Pil pre-crisi non dovrebbe essere ripristinato prima della metà del 2022. La convalescenza durerà e la medicina, per la Banca di Francia, è senza dubbio il consumo delle famiglie. Nell'esagono infatti questo rappresenta più del 50% del Pil francese, che è molto più della domanda pubblica (23%) e degli investimenti delle imprese (14%). Dopo una contrazione prevista all'8,2% nel 2020, secondo la Banque de France il consumo dovrebbe rimbalzare del 4,1% nel 2021 e dell'8,1% nel 2022. Insomma i francesi, secondo le previsioni, non vedono l'ora di tornare cicale.(Il surplus di risparmio era stimato a 130 miliardi di euro alla fine di dicembre, con un innalzamento del tasso medio di risparmio dal 15% al 21% del reddito disponibile in un anno, secondo INSEE).

In Germania il confinamento porta risparmio, disuguaglianze nell'erosione del reddito

Anche in Germania la ripresa economica sarà guidata principalmente dai consumi privati. "Ci aspettiamo che le misure di contenimento vengano allentate gradualmente nella primavera del 2021 grazie ai progressi medici", ha affermato il presidente della Bundesbank Jens Weidmann lo scorso dicembre, così ci saranno nuove "opportunità di consumo da cogliere". Per il 2021 e il 2022, Berlino prevede una crescita economica rispettivamente del 3% e del 4,5%.

Il Pil raggiungerà così il livello pre-crisi dall'inizio del 2022 ma solo se le famiglie daranno una mano spendendo. Nella prima metà del 2020, la spesa dei consumatori è diminuita molto più bruscamente del reddito disponibile, mentre il tasso di risparmio aumentava velocemente. Perché? Secondo un sondaggio della Bundesbank effettuato a maggioquasi la metà degli intervistati che aveva ridotto i propri consumi ha indicato che alcuni beni e servizi non erano stati disponibili a causa delle restrizioni. Mediamente gli intervistati si aspettavano una riduzione del reddito id 64 euro mensili per ogni mese dell'anno a venire (il sondaggio è di maggio 2020) con grandi differenze, però. Ben il 40 % prevedeva una diminuzione del reddito di oltre 500 euro al mese mentre un 54 % prevedeva un aumento del reddito (pensionati o lavoratori dipendenti). Motivi di precauzione classici come la paura di perdere il lavoro, hanno giocato un ruolo secondario nell'attitudine a risparmiare.

L'economista Paolo Guerrieri: "Due scenari per la ripresa, i consumi sono 'La Questione' "

"Quando si potrà ricominciare a spendere tutto dipenderà dall'uso del risparmio e qui si profilano due scenari, un primo più ottimista e un secondo più realista. Il primo scenario contempla una ripresa a V: tanto velocemente siamo caduti nella crisi, tanto velocemente ne usciremo - spiega Paolo Guerrieri - perché nel momento in cui le persone potranno spendere di nuovo ci sarà un rapido ritorno a abitudini precedenti. Questo schema considera il sistema economico come una molla compressa dall'emergenza sanitaria, poi lasci la molla e tutto torna come prima".

L'altra tesi, teoria più pessimista, sostiene che non sarà così a causa di diversi fattori tra questi la durata dell'attitudine a spendere e la natura dell'offerta. "Io sono più per questa seconda tesi pur adottando una visione meno cupa rispetto ad altri colleghi", dice Guerrieri.

Perché? "Le propensioni alla spesa sono influenza anche da atteggiamenti psicologici e inoltre ci sarà un'offerta che è cambiata e sta cambiando: alcuni settori sono affondati. Quanto tempo ci vorrà perché si riprendano?"

Non sarà la domanda a fare l'offerta? "Fino a un certo punto. L'offerta ha una sua vita propria non è solo plasmata dalla domanda, questo può essere un vincolo: la domanda si scontra con un'offerta che sta cambiando. Pensiamo a tutto il settore dei servizi con interazione fisica tra persone ha risentito della crisi e ne risentirà. Pensiamo al settore viaggi aerei. Tornerà come prima? Intanto altri settori come il digitale, l'informatico, stanno avendo un boom.

Quello che è successo a settembre dà ragione a tutte e due le tesi: a settembre c'è stato un rimbalzo dei consumi ma non è durato, è finito a novembre quando prima del nuovo confinamento c'era già la frenata. Io credo di più allo scenario più pessimista ma in una versione meno cupa perché un'offerta si sta già ristrutturando, vedi il boom del digitale, ma ci vorrà tempo per rimettersi in moto".

Anche due tre anni? "Possibile. Se ci vorranno due-tre anni non sarà facile".

Sarà come nel 2008? "A differenza di quello che si è fatto nel 2008 oggi tutti sono consapevoli che si deve continuare a sostenere finché l'economia non si regge sulle proprie gambe. Certo non si può continuare all'infinito, una ripresa posticipata complicherebbe tutto, l'azione delle banche centrali, dei governi, l'aumento del debito... "

Nel 2008 i governi tagliarono... "Appunto oggi questo errore non viene ripetuto".

La BCE fino a quando continuerà a sostenere il debito? "Fino a quando sarà necessario, è stato detto. Nel 2011 fece l'errore di tagliare tutti gli aiuti troppo presto ma oggi, come dicevo, è diverso".

C'è anche un altro tipo di crisi "Nel 2008 fu il settore finanziario che entrò in crisi e ciò ha determinato effetti che ancora non superiamo. Questa volta le banche hanno resistito molto meglio; questa è una crisi anomala legata alla chiusura del sistema per ragioni sanitarie, è una strozzatura completamente diversa. Anche per questo tutte le ipotesi sono particolarmente incerte".