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Trump vuole Orbán segretario generale ONU, Mosca e Pechino lo sostengono

Il presidente Donald Trump (a sinistra) accoglie il premier ungherese Viktor Orbán alla Casa Bianca, il 7 novembre 2025, a Washington
Il presidente Donald Trump (a sinistra) saluta il primo ministro ungherese Viktor Orbán alla Casa Bianca, il 7 novembre 2025, a Washington -  Diritti d'autore  AP Photo/John McDonnell
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Di Horváth Ferenc
Pubblicato il
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Washington valuta l’ex premier ungherese per la successione ad António Guterres. Ma Francia e Regno Unito potrebbero bloccare la candidatura all’ONU

L’amministrazione Trump avrebbe incoraggiato Viktor Orbán a candidarsi alla carica di segretario generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di farne un candidato sostenuto da Stati Uniti, Russia e Cina. L’indiscrezione, riportata dal Wall Street Journal, delinea un’ipotesi diplomatica ancora senza conferme ufficiali e che, se concretizzata, dovrebbe superare l’ostacolo degli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

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Secondo il quotidiano statunitense, l’idea sarebbe stata avanzata per prima proprio da Washington. Alcuni funzionari americani ritengono che anche Mosca e Pechino potrebbero appoggiare l’ex primo ministro ungherese, sulla base di precedenti consultazioni diplomatiche. Non sarebbe stata, tuttavia, presa alcuna decisione definitiva.

Un funzionario del Dipartimento di Stato avrebbe riconosciuto che la proposta può sembrare, a prima vista, folle. Eppure, secondo due funzionari citati dal Wall Street Journal, uno statunitense e uno di un altro Paese, quando Stati Uniti, Russia e Cina concordano su un obiettivo al Consiglio di Sicurezza, "di solito ottengono ciò che vogliono".

Al momento, però, nessuna delle parti coinvolte ha confermato l'ipotesi. Non sono arrivate conferme dalla Casa Bianca, da Mosca o da Pechino, né da Orbán.

Le indiscrezioni sui possibili incarichi internazionali di Orbán

Le voci su un possibile incarico internazionale per Orbán circolano da mesi. Alla fine di maggio, il giornalista investigativo ungherese Szabolcs Panyi aveva riferito nella newsletter di VSquare di discussioni negli ambienti vicini al movimento MAGA, citando fonti ungheresi e straniere con contatti diplomatici.

Secondo quelle ricostruzioni, si sarebbe cercato per Orbán un incarico di alto livello in ambito internazionale, nel quale l'immunità diplomatica associata alla posizione avrebbe potuto avere un peso rilevante.

Ad agosto, sulla base di nuove informazioni, Panyi aveva indicato anche la possibilità di un ruolo nella FIFA o di vice segretario generale delle Nazioni Unite. Il portavoce stampa di Fidesz, il partito di Orbán, Bertalan Havasi aveva allora liquidato le notizie sui possibili incarichi come "fake news".

La prospettiva di una candidatura alla guida dell'ONU rappresenterebbe un passaggio ben più significativo: il segretario generale è il massimo funzionario amministrativo dell'organizzazione e svolge anche un ruolo politico e diplomatico centrale nella gestione delle crisi internazionali.

Ákos Szilágyi, uno dei più grandi fan di Viktor Orbán, il 14 aprile 2026 nella sua casa di Budapest sistema la maglietta da lui disegnata, su cui compaiono Orbán e Donald
Ákos Szilágyi, uno dei più grandi fan di Viktor Orbán, il 14 aprile 2026 nella sua casa di Budapest sistema la maglietta da lui disegnata, su cui compaiono Orbán e Donald AP Photo/Denes Erdos

Perché il sostegno di Trump non basta

Il mandato dell'attuale segretario generale, António Guterres, scade il 31 dicembre 2026. La scelta del successore passa attraverso una procedura che attribuisce un ruolo decisivo al Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri.

Per raccomandare un candidato servono almeno nove voti favorevoli e nessun veto da parte dei cinque membri permanenti: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Solo dopo la raccomandazione del Consiglio, il segretario generale viene nominato dall'Assemblea Generale.

Anche se Washington, Mosca e Pechino convergessero su Orbán, quindi, il sostegno dei tre Paesi non sarebbe sufficiente a garantirne l'elezione. Francia e Regno Unito potrebbero bloccare la candidatura con un veto.

L'eventuale accordo tra le tre maggiori potenze militari e diplomatiche sarebbe comunque un elemento di forte rilievo, soprattutto in una fase in cui le divisioni internazionali rendono difficile raggiungere un consenso sulle principali questioni di sicurezza globale.

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