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Bielorussia, lo sport contro Lukashenko: Leuchanka, stella del basket, guida la protesta

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Yelena Leuchanka durante una delle manifestazioni contro Lukashenko
Yelena Leuchanka durante una delle manifestazioni contro Lukashenko   -   Diritti d'autore  Yelena Leuchanka
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C'è anche Yelena Leuchanka tra le migliaia di bielorussi scesi in strada negli ultimi mesi per protestare contro Aleksandr Lukashenko e la brutale repressione messa in atto dalle forze di sicurezza dopo le elezioni del 9 agosto. Cestista 37enne, un passato nella Wnba, il campionato professionistico americano, Leuchanka è tra i 1.700 sportivi bielorussi che hanno deciso di esporsi in prima persona, firmando una lettera di condanna nei confronti del presidente: è stata arrestata due volte per essersi unita alle proteste e a ottobre ha trascorso 15 giorni in carcere.

"Quasi 30mila persone sono state messe in prigione e sono state vittime della repressione - ha detto Leuchanka intervenendo ad un webinar organizzato dall'ufficio italiano del Parlamento europeo -. Sfortunatamente sono finita anch'io in prigione, ma non ho rimpianti. Sono fiera di essere finita in prigione per il mio desiderio di vivere in un paese diverso. E anche le persone, le donne che erano lì con me non si sono mai pentite, continueranno a combattere e a protestare pacificamente".

"Il fatto che 1.700 atleti siano sotto pressione e siano minacciati di essere cacciati dalla nazionale, di non poter fare quello che più amano, lo sport, dimostra quanto sono appassionati nella lotta - ha aggiunto Leuchanka -. La mia storia non è diversa da quella degli altri trentamila uomini e donne che sono stati in prigione. La libertà di pensiero dovrebbe essere la norma. È difficile capacitarsi che nel 21esimo secolo, al centro dell'Europa, puoi finire in galera per esprimere quello che pensi. Io ho viaggiato molto, come può essere che una cosa del genere succeda ancora oggi?".

Una protesta quella bielorussa che ha il volto delle donne, a partire delle tre leader dell'opposizione: Svetlana Tikhanovskaya, principale sfidante di Lukashenko alle ultime elezioni, costretta all'esilio subito dopo il voto del 9 agosto; Maria Kolesnikova, arrestata e in attesa di processo, e Veronika Tsepkalo, anche lei costretta a lasciare il paese assieme al marito e ai figli. Sono migliaia le donne scese in strada negli ultimi mesi con fiori e striscioni per manifestare pacificamente il loro dissenso.