ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Romania: addio carbone, "facciamo della Valle dello Jiu, una Silicon Valley"

euronews_icons_loading
Romania: addio carbone, "facciamo della Valle dello Jiu, una Silicon Valley"
Diritti d'autore  euronews
Dimensioni di testo Aa Aa

Miniere abbandonate a perdita d’occhio. Il nostro drone rivela un paesaggio apocalittico di declino industriale. Siamo nella Valle dello Jiu: è stata un importante centro di estrazione del carbone in Romania, orgoglio di Nicolae Ceaușescu. Ora nessuno più lavora in queste miniere, cosa accadrà alle regioni carbonifere europee in transizione? Riuscirà l’Unione Europea a segnare la rotta per un rilancio sostenibile? E la Romania riuscirà a dare nuova vita a questi luoghi?

Qui la prima miniera fu aperta nel 1840. La valle divenne la centrale elettrica della regione. Non ci sono dubbi che la valle dello Jiu abbia avuto un glorioso passato. Ma che ne sarà del futuro?

Oggi l'aumento dei costi di produzione e il cambiamento climatico impongono la fine dell'estrazione ovunque e anche in quella che viene chiamata la Valle delle lacrime romena, nel sud-ovest della Romania (a sei ore di automobile dalla capitale Bucarest).

Nella miniera di Petrila gli edifici si stanno sgretolando, ma sul retro si scarica il carbone in arrivo da una miniera vicina. In epoca comunista, erano attive sedici miniere di carbone nella Valle dello Jiu, dodici di queste ora sono ora chiuse. La gente del posto ha visto scendere l’occupazione nel settore carbonifero da 50.000 addetti negli anni 90 ai circa 4000 di oggi.

Catalin Cenusa è un ex minatore che oggi fa da Cicerone a noi e a diversi visitatori, racconta l'inferno del sottosuolo: "Ho lavorato in miniera per 27 anni. Laggiù, nel sottosuolo, non avevamo mai abbastanza aria per respirare, la concentrazione di ossigeno era troppo bassa poi c’erano altri gas e polvere, questo provocava malattie respiratorie per tutti, tutti gli ex minatori soffrono di problemi polmonari. La loro aspettativa di vita è più breve. C'è stato uno studio recente, che mostra che nella valle dello Jiu muoiono tra i 56 ei 65 anni a causa di malattie polmonari e della silicosi".

Nella valle solo 4 di 16 miniere restano aperte

Livezeni è una delle miniere di carbone ancora aperte. Il turno del mattino ha finito di lavorare. I lavoratori hanno appena appreso di un decreto firmato dal ministro dell'economia che annuncia la chiusura di due altre miniere nella valle dello Jiu, a partire dal 2024.

Il green deal della Commissione europea cerca di agevolare l'eliminazione graduale del carbone in tutto il continente istituendo un pacchetto di sostegno multimiliardario, denominato 'Just Transition Mechanism'.

Il carbone svolge ancora un ruolo in circa 108 regioni dell'Unione europea, circa 240.000 persone lavorano in questo settore, Gabriel è uno di loro. Per i prossimi sette anni la Commissione europea ha stanziato circa 40 miliardi di euro direttamente per le regioni carbonifere in transizione. A questi si aggiungono ulteriori fondi di investitori pubblici e privati, per un valore di circa 150 miliardi di euro.

Gabriel è un minatore, ha avuto una dura giornata è l'uomo delle dieci tonnellate al giorno, così lo chiamano alcuni colleghi. La sua galleria è a 500 metri dalla superficie. A volte deve camminare per quattro chilometri nel sottosuolo per raggiungere la sua posizione. Mariana, la sua compagna, è felice di riavere suo marito sano e salvo anche perché alcuni anni fa, crollando, alcune travi del tunnel gli hanno rotto una gamba. L'estrazione mineraria è una tradizione di famiglia, anche il figlio della coppia lavora nella miniera. Succede al 90% delle famiglie di minatori: il mestiere si passa da padre in figlio.

Mariana sottolinea che in zona a parte l'estrazione del carbone non ci sono posti di lavoro. "Non c'è futuro, qui - dice - La maggior parte dei giovani parte, va all'estero dove può guadagnare meglio. Qui non c'è lavoro. Cosa dovremmo fare? Se le miniere di carbone chiudono tutte, allora anche l'intera Valle dello Jiu chiuderà. Penso che le miniere non dovrebbero fermarsi, dovrebbero continuare a lavorare, dovrebbero investire e continuare a lavorare".

L'attività estrattiva è in profondo rosso

Una società pubblica gestisce le attività estrattive dello Jiu, miniere e centrali elettriche dirette verso la "ristrutturazione". Cristian Rosu, ex minatore, è stato nominato amministratore speciale, ora scava una montagna di debiti: "Abbiamo ancora quattro miniere di carbone attive nella valle dello Jiu e due di esse, Lupeni e Lonea, sono in fase di chiusura. Per altre due miniere, Vulcan e Liveseni, non è stata fissata una data di chiusura. Continuano a lavorare, come le miniere di carbone altrove nell'Unione europea, in particolare in Germania e Polonia. Finché le miniere tedesche e polacche continuano a estrarre carbone, Vulcan e Liveseni faranno lo stesso. Dobbiamo tenere a mente che non ci sono altri posti qui intorno dove le persone possono andare a lavorare, non ci sono altre industrie. Ad esempio la mia famiglia: i miei genitori, i miei nonni, i genitori dei miei nonni, hanno tutti lavorato nelle miniere di carbone. È la stessa storia si ripete per tutte le famiglie. Siamo legati alle miniere da un cordone ombelicale."

Risalente al 1956, Paroseni è la più antica centrale a carbone della Romania, con la vicina Mintia-Deva, genera circa il 5 % dell'energia elettrica del Paese. La Romania da anni, occupa un posto di rilievo tra i principali inquinatori atmosferici europei. Attraverso procedure di infrazione, la Commissione europea ha spinto la Romania a chiudere alcune delle unità inquinanti.

Le centrali rumene hanno tecnologie obsolete e la maggior parte di esse rischia di non conformarsi alle norme più severe imposte dalla Commissione Europea a partire dal 2021. L'età media delle unità a carbone in Romania è di 42 anni. Una delle unità di Paroseni è stata modernizzata con il supporto di un'azienda giapponese, è stata dotata di attrezzature all'avanguardia: tecniche di filtraggio: un investimento di 200 milioni di euro.Il calcare viene utilizzato per estrarre gli ossidi di zolfo dal fumo (di carbone). Ma questo non risolve il problema della CO2: insieme ad altri impianti che bruciano fossili, Paroseni contribuisce in modo massiccio al riscaldamento globale. Secondo il suo direttore Doru Visan, però, l'unità operativa è conforme ai "requisiti ambientali moderni e a quelli più restrittivi che entreranno in vigore il prossimo anno".

Alexandru Mustata per Bankwatch Romania tiene d'occhio il denaro dei contribuenti (e il mix energetico della Romania), definisce "poco ambizioso" il piano energia e clima del governo. Che invece di investire in rinnovabili foraggia l'abisso finanziario dell'industria dei combustibili fossili. Leggi qui il report di Bankwatch in inglese

"Il carbone dello Jiu è molto costoso - attacca Alexandru Mustata - L'estrazione mineraria è molto costosa. L'attrezzatura è datata, ha 30 anni, e ci sono anche stati molti incidenti per assenza di ammodernamento delle miniere negli ultimi decenni. Anche questa centrale a carbone modernizzata di Paroseni è molto inquinante. È una delle unità più inquinanti della nazione. E nonostante la ristrutturazione, non è ancora efficiente in termini di costi. L'azienda che gestisce queste centrali elettriche, Hunedoara Energy Complex, ha debiti per quasi un miliardo di Euro. È folle. Negli ultimi quattro anni non hanno pagato per l'inquinamento che hanno prodotto. E’ un mistero come questa azienda funzioni ancora oggi, considerando il debito accumulato nel tempo".

Il ministero dell'economia promette la transizione

Hans Von Der Brelie, euronews, pone una domanda al ministro dell'economia e dell'energia romeno Daniel Popescu:"Per la Valle dello Jiu c'era un accordo con la Commissione Europea: su quattro miniere di carbone ancora funzionanti due dovevano chiudere già nel 2018 invece sono ancora aperte. Perché?"

Popescu: "Sono ancora aperte perché l'ultimo governo non ha preso in considerazione la grande quantità di carbone che c'è in queste miniere: c'è un grosso rischio di autoaccensione"

"Riceverete 4,4 miliardi col meccanismo di transizione. Si tratta di un importo enorme. Come li utilizzerete? "

Popescu: "Prima di tutto deve sapere che ci impegniamo a sostenere il green deal della commissione. E se ci siamo impegnati a sostenerlo dobbiamo fare la transizione. E la transizione dal carbone alle rinnovabili è una priorità per noi. Stiamo già lavorando a un programma per passare al gas (naturale). Abbiamo i soldi, abbiamo le finanze e sappiamo come farlo. Quindi: lo faremo".

"Tra dieci, venti, trent'anni, ci sarà ancora un'attività di estrazione del carbone in Romania?"

Popescu: "Tra 30 anni no, le ho già dato una risposta. Non possiamo restare congelati nel passato."

Sindaci al lavoro perché si adotti il green deal

Il sindaco di Petrosani Tiberiu Iacob-Ridzi, ha convinto i comuni della valle ad adottare il green deal; è un ex ingegnere minerario ed è stato appena rieletto per la quinta volta. Ha convinto le città di tutta la valle a firmare un memorandum a Bruxelles con la Commissione europea "I luoghi di lavoro del futuro, nella valle dello Jiu - afferma - non saranno più nell'estrazione del carbone, ma nelle aree del turismo, dei servizi e delle energie rinnovabili. È importante quello che sta succedendo a Bruxelles, hanno creato questa piattaforma per le regioni del carbone in transizione e per la prima volta mettono al centro l'essere umano, le famiglie, non solo il profitto economico o solo l'ambiente ma l'essere umano. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto che nessuno sarà lasciato indietro. I Paesi che condividono questi problemi comuni dell'estrazione del carbone andranno insieme attraverso grandi cambiamenti, con il pieno sostegno della Commissione Europea".

Transizione significa reinventarsi con coraggio e creatività Nicolae Dumitresu, anche lui è un ex minatore, dopo aver lasciato la miniera Petrila, ha lavorato molti anni in Italia. Ma il desiderio di mettersi in proprio lo ha riportato a casa dove ha lanciato la sua piccola impresa di costruzioni. Ora lavora nell’efficientamento energetico di edifici di ogni genere auspica che chi si ricicla venga sostenuto: "Tutti quei cambiamenti devono essere sostenuti dall'Unione Europea. Le piccole e medie imprese e le start-up che verranno create hanno bisogno di aiuto se si vogliono smuovere le acque".

PER APPROFONDIRE:

La valle dello Jiu, da zona estrattiva ad attrazione turistica

Il Just transition Mechanism nella Valle dello Jiu è ancora in fase iniziale, la maggior parte dei cantieri partirà nei prossimi 7 anni. Tra le opzioni per un futuro sostenibile c’è la trasformazione della valle in un luogo turistico visitabile 12 mesi l’anno. Emil Parau ha fatto fortuna nel settore del legno e ha reinvestito in una stazione sciistica. Sebbene necessiti di neve artificiale, non proprio il massimo della sostenibilità, Emil difende il suo progetto a Straja. "La valle dello Jiu ha un potenziale turistico fantastico - dice - Non si tratta solo di turismo sciistico. La nostra regione è di una bellezza mozzafiato Tra pochi anni avremo migliaia di cicloturisti in arrivo nella nostra valle. Già il prossimo anno, speriamo di aver finito circa 500 chilometri di piste per mountain bike. Inoltre: abbiamo probabilmente una delle migliori regioni d'Europa per il turismo speleologico. Noi facciamo in modo che a Straja possano lavorare 500 persone durante la stagione sciistica invernale, è già come una piccola miniera. Perché non immaginare che in futuro avremo migliaia di lavoratori impiegati nel turismo lungo tutta la Valle?"

Marius Surlea anche è un uomo che ha cambiato la sua vita. Anche lui ex minatore, uscito dal settore ha lanciato un'azienda che produce punti di ricarica per auto elettriche, la Euroelectric. All’inizio con tre persone, ora ha 65 impiegati ed è ancora in espansione.

"Lo sviluppo della nostra azienda si è basato sulla forza lavoro qualificata del settore minerario qui nella valle dello Jiu e soprattutto sui giovani provenienti dall'università locale. Grazie ai fondi europei la nostra azienda è stata in grado di svilupparsi rapidamente, questo spiega il nostro successo", racconta.

Idem Stegan Nistor, pure lui si è riciclato: da minatore (veniva dalla Moldavia e nella valle dello Jiu pensava di trovare un Eldorado) presto disoccupato, si è riconvertito in tecnico specializzato: "Sono un tecnico specializzato nella progettazione di utensili: so come riparare, come prendermi cura e come usare tutti i tipi di macchine. Questo know-how che ho accumulato nella miniera di carbone mi ha aiutato molto a fare il mio lavoro qui. Ho imparato a saldare, so come gestire i trasportatori, questa è una solida conoscenza e posso usarla qui. Basta solo essere creativo"

Uno dei tesori della Valle dello Jiu è la conoscenza tecnica. Sarà quel know-how che consentirà alle persone di ricostruire un futuro nuovo e sostenibile. L'Università di Petrosani è protagonista: avendo iniziato decenni fa come scuola mineraria, ora offre tutti i tipi di studi necessari per formarsi come tecnici e come manager.

La valle dello Jiu? "Potrebbe diventare la Silicon Valley romena"

Sorin Mihai Radu, amministratore delegato dell'Università di Petrosani, vede un futuro luminoso per la valle: “Vedo la Valle dello Jiu come la futura Silicon Valley della Romania. La valle ha anche un futuro come Energy Valley, perché abbiamo il potenziale, abbiamo le competenze e la forza lavoro specializzata qui. Possiamo formare i migliori esperti nella nostra università. Pensa al futuro della nostra valle sarà un mix di sviluppo turistico, aziende ad alta tecnologia, con qualche residuo di tecnologie convenzionali".

Per salvare il patrimonio culturale locale, l'associazione, 'Planeta Petrila' si dà da fare col 'Savior Memory Museum' dove è stata anche ricostruita una miniera vecchio stile. Questi sono passi impressionanti ma ancora preliminari verso un progetto che potrebbe avere un reale impatto internazionale, un giorno, attirando turisti da tutto il mondo.

Planeta Petrila, storia di una riconversione

Un coraggioso gruppo di architetti con sede a Bucarest, Timisoara e Parigi è la forza trainante di 'Planeta Petrila'. Erano stati chiamati per radere al suolo tutti gli edifici della vecchia miniera. In extremis ne hanno salvati almeno alcuni. Hanno organizzato incontri, raccogliendo proposte su come trasformare la miniera di Petrila in qualcosa di completamente diverso. L'architetta Ilinca Paun Constantinescu ci racconta del progetto di riqualificazione di edilizia industriale con tanto di coni per il lavaggio del carbone che diventeranno piscine e spazi espositivi: "Il fatto che il complesso sia collegato alla ferrovia ne fa un ottimo punto di partenza in quanto snodo di circolazione che porterebbe persone in questa nuova avventura”.

Ma in questa visione di un hot spot turistico, che spinge l'economia della valle verso un modello di sviluppo sostenibile, speranza e futuro sono in pericolo. Finora solo alcuni degli edifici della miniera hanno ottenuto lo status di protezione speciale, e c'è una battaglia in corso; fino a che punto la miniera si trasformerà in un'attrazione turistica? Petrila diventerà la Bilbao della Romania? Negli ultimi due anni sono arrivati circa 10.000 visitatori. Catalin Cenusa spera che Petrila abbia davvero il suo museo della miniera "e che tra dieci anni diventi un luogo turistico, con un teatro, con cinema all'aperto. C'è un vero potenziale per il turismo qui. La fine dell'estrazione del carbone non dovrebbe affatto significare la fine della Valle dello Jiu", dice.

Insomma non ripete gli errori degli anni 90 con le loro caotiche chiusure è la parola d'ordine. Per costruire un futuro sostenibile, dalle rovine di un passato obsoleto.