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Elezioni USA: il voto delle minoranze è una corsa a ostacoli

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Di Carolin Kuter  & Antonio Storto
Sostenitrici di Joe Biden ad Atlanta
Sostenitrici di Joe Biden ad Atlanta   -   Diritti d'autore  Andrew Harnik/ Associated Press
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Come spesso accade alle presidenziali statunitensi, diventa sempre più centrale, a poche ore dall'apertura delle urne, il voto delle minoranze e dei "non voters", gli astenuti abituali: le loro scelte potrebbero rivelarsi determinanti soprattutto nei cosiddetti stati "altalena", dove chi riuscirà a mobilitarli potrebbe assicurarsi un vantaggio decisivo.

Secondo i sondaggi - e in base alla simpatia democratica tradizionalmente espressa da minoranze afroamericane e di lingua ispanica - a trarre particolare vantaggio da una loro eventuale mobilitazione dovrebbe essere Joe Biden. Per questo - come già accaduto in precedenza - i repubblicani stanno cercando di rendere sempre più difficoltosa la registrazione di questi cittadini alle liste elettorali, come ci spiega lo storico Sebastian Jobs della Libera Università di Berlino. "Si tratta in effetti di un fenomeno - chiarisce - che nell'ultimo decennio si è verificato soprattutto negli stati dominati dai repubblicani: è qui, di fatto, che per ispanici e afromericani votare è diventato sempre più difficile"

Negli Stati Uniti, spiega Jobs, bisogna infatti registrarsi personalmente come elettori, producendo ad esempio un certificato di nascita: "ma sono in molti, tra gli americani, a non possederne uno - continua il Professore - e richiederlo costa all'incirca un centinaio di dollari, una cifra che non tutti sono in grado di permettertersi ".

Una versione 2.0 delle leggi d'epoca segregazionista

Jobs si riferisce a questi ostacoli come "aggiornamenti" alle leggi che furono introdotte dopo la guerra civile per impedire di votare agli ormai ex schiavi.

"Le leggi del 1870 erano chiaramente razziste nella loro formulazione, è molto chiaro che l'intenzione era l'esclusione degli afroamericani", spiega lo storico. "Il punto di svolta, in questo senso - continua - arriva negli anni '60 con il movimento per i diritti civili, quando tali norme furono abrogate. Fino all'inizio degli anni 2010, gli ex Stati confederati dovevano sempre far rivedere le proprie leggi elettorali dal governo federale. Ma nel 2013 ciò è stato considerato illegale dalla Corte Suprema e da allora ci sono state nuove normative, alcune delle quali molto sofisticate, ma che sono mosse esattamente dalla stessa intenzione. Seppur venga a mancare la modalità apertamente razzista l'obiettivo, di fatto, è lo stesso: impedire a certe persone di votare".

Escamotage che possono cambiare il corso di un'elezione

I numeri dicono in effetti che, anche nelle ultime tornate, sono stati i governatori repubblicani a inserire un maggior numero di norme volte a modificare la composizione del voto nei distretti da loro amministrati.

Tra questi escamotage, il più celebre e discusso è senz'altro il Gerrymandering, il cui nome è dovuto all'ex vicepresidente ed ex governatore del Massachusetts Elbridge Gerry: un vero e proprio sistema di ingegneria elettorale che tende a ridisegnare un collegio in modo da escludere il maggior numero di elettori "sgraditi".

In molti tendono poi a impedire il voto per posta, che in media risulta più conveniente per tutti quegli elettori a basso reddito o dall'inquadramento professionale precario, che non hanno la possibilità di assentarsi dal lavoro per affrontare le file ai seggi, tradizionalmente molto lunghe negli States: anche in questo caso, ad essere penalizzati sono soprattutto i membri delle minoranze.

Una strategia ormai agli sgoccioli

Secondo Jobs, però, mantenere questa linea di condotta diventerà sempre più difficile nel tempo, poiché i demografi prevedono che i bianchi americani si troveranno in minoranza entro il 2045. Diventerà quindi sempre più difficile per i repubblicani, che sono eletti principalmente dai bianchi, vincere le elezioni in futuro?

"Già quattro e otto anni fa - spiega il professore - si diceva che il Partito Repubblicano rappresentava un modello da eliminare; ma Trump, con la sua retorica razzista, è riuscito ancora una volta a ricompattare l'elettorato bianco. Alcuni sostengono che questo sia l'ultimo sussulto di rivolta dell'uomo bianco e si può certamente vederla in questo modo. Ma ciò non implica affatto che latini, neri e asiatici-americani possano crogiolarsi sugli allori in queste elezioni".

Ma anche questi ultimi, stavolta, sembrano aver recepito il messaggio. Prima ancora che come una misura anti-covid, la corsa al voto anticipato è in effetti sentita, da molti, come segno della volontà di andare alle urne da parte di minoranze e fasce abitualmente escluse. E per questa tornata, gli esperti si aspettano un'affluenza record