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Ue propone un salario minimo europeo

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Ue propone un salario minimo europeo
Diritti d'autore  MICHAEL PROBST/AP
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Un salario minimo per l'Europa: non lo stesso salario per tutti i paesi dell'UE, ma almeno una garanzia legale grazie alla quale un lavoratore europeo - dalla Bulgaria al Lussemburgo-possa guadagnare abbastanza per vivere.

"Il salario minimo funziona, ed è ora che il lavoro venga pagato- afferma Valdis Dombrovskis, Vicepresidente della Commissione europea. Dalla crisi finanziaria, coloro che hanno sofferto di più sono quelli che guadagnano di meno, in quanto non hanno beneficiato dei frutti della crescita economica".

La Commissione europea ha presentato mercoledì una direttiva che fornisce la base con cui gli stati membri possono fare i calcoli per stabilire il loro salario minimo, in base al costo della vita, ai prezzi delle case e al PIL nazionale.

La Danimarca e la Svezia però affermano che non spetta ai politici fissare il salario minimo. Hans Dahlgren, ministro degli affari europei svedese spiega che "sono i sindacati e i datori di lavoro che negoziano i contratti collettivi ogni anno o due anni o qualunque sia la durata e ciò finora ha funzionato molto bene, ad esempio ci sono stati pochissimi giorni persi in azioni sindacali. Penso che questo sia il modo migliore per noi. Non vogliamo questa direttiva".

La Svezia potrebbe non volere la direttiva, ma alcuni paesi ne hanno bisogno altrimenti i lavoratori più vulnerabili continueranno a essere sfruttati.

La proposta odierna permette che la contrattazione collettiva diventi la norma anche nei paesi dell'Est europa.

Esther Lynch, vice segretario generale della confederazione sindacati sostiene che "i lavoratori in tutta l'UE, in particolare nell'Est, sono produttivi come nell'Ovest ma non ottenengono un salario adeguato. Per questo la disposizione circa il diritto alla contrattazione collettiva è davvero importante. I lavoratori nei paesi nordici hanno forti diritti alla contrattazione collettiva, dunque il motivo per cui vengono pagati di più è che sono in grado di contrattare di più. Nel lungo termine quella disposizione farà vedere i suoi frutti: entro circa 5 anni vedremo alcuni cambiamenti radicali".

La pandemia da Covid-19 ha dimostrato che coloro che sono in prima linea e che lavorano di più, spesso guadagnano di meno. La speranza è che il nuovo e maggiore senso di urgenza faccia del salario minimo una priorità per i governi nazionali.