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A piedi col GPS, nei container, in taxi, via tunnel: migranti, le regole del "game" in Serbia

Un gruppo di migranti mostra i telefoni distrutti nel villaggio di Horgos, Serbia, nel gennaio 2020. Siamo vicino al confine ungherese
Un gruppo di migranti mostra i telefoni distrutti nel villaggio di Horgos, Serbia, nel gennaio 2020. Siamo vicino al confine ungherese   -   Diritti d'autore  Darko Vojinovic/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Chi paga poco riceve solo delle coordinate GPS. Chi paga un po' di più, viene accompagnato al confine e fatto passare da un buco nella recinzione. Sborsando più soldi, si viene occultati in un container o in un camion. Oppure fatti passare in un tunnel sotterraneo. I pochi che possono offrire tanti soldi attraversano il confine in macchina, con un passaporto falso.

Le regole del “game” - il nome dato dai migranti al tentativo di attraversamento di una frontiera - nei Balcani sono impietose: più paghi i trafficanti, meno rischi.

Per capire come funziona, e chi sono i contrabbandieri a cui si affidano questi “giocatori in fuga”, Euronews ha parlato con alcune associazioni che aiutano i migranti in Serbia.

Nella maggior parte dei casi, i migranti vengono individuati dalle polizie di frontiera, spogliati dei propri diritti di esseri umani e rimandati indietro alla casella di partenza. Senza più soldi né telefono.

Nonostante le frontiere europee siano state prima chiuse dalle autorità, poi sigillate dal Covid-19 , Serbia e Bosnia ed Erzegovina stanno affrontando una crescente pressione migratoria (anche se non comparabile ai numeri del 2015/16).

La polizia di frontiera europea, Frontex, stima che la maggioranza degli ingressi irregolari di migranti in Europa avvenga proprio dalla regione balcanica.

Si tratta di un business più redditizio rispetto al traffico di droga: se i migranti falliscono, torneranno indietro e pagheranno di nuovo per un altro tentativo
Rados Djurovic
Direttore del Centro di Protezione dell'asilo (Apc-Cza)

Chi sono i trafficanti

Partiamo prima da loro, dai criminali. A tracciarne il ritratto ci aiutano due associazione con sede a Belgrado: Infopark e il Centro di Protezione dell'asilo (Apc-Cza).

Chi muove le fila di queste reti di contrabbandieri non si fa mai vedere, non si muove da casa, non prende rischi inutili, non va al confine. È gente che può viaggiare e che ha connessioni criminali nei vari Paesi d'origine dei migranti. Può arrivare a far rapire o minacciare i parenti dei migranti rimasti a casa, se questi non dovessero pagare.

Ai gradini più bassi delle reti di trafficanti ci sono solitamente ex migranti. Sono gli "aiutanti" che vanno a caccia di "giocatori" del "game", raccolgono il denaro e organizzano il trasporto dei migranti al confine.

Questi "aiutanti" sono anch'essi poveri, in grado di comunicare con i viaggiatori (anche in più lingue) e si aggirano sia nei campi profughi delle periferie, sia a Belgrado.

Quando i migranti arrivano nella capitale serba, dopo essere transitati da Turchia e Grecia, si rivolgono talvolta ad Ong come Infopark che li assistono con aiuti di prima necessità, informazioni, corsi di lingua.

Ed è qui che spesso i trafficanti li agganciano.

"Passano da qui alla ricerca di nuovi clienti. Li incontriamo praticamente ogni giorno, per noi è un problema: la polizia non fa nulla a riguardo, e loro si sentono liberi anche di attaccarti fisicamente e verbalmente", dice Irena Abdelalem Abdelmaksoud, responsabile dei progetti con i minori non accompagnati per Infopark.

Inizia il viaggio da Belgrado alla frontiera

Una volta contrattato un prezzo per il "game", i migranti restano negli appartamenti dei trafficanti per giorni o settimane.

Il viaggio inizia a piedi, in treno o in bus. Quelli che portano al confine rumeno viaggiano in autobus verso Kikinda, per esempio.

Alla frontiera, le reti criminali si appoggiano sulle popolazioni locali.

"Si tratta di organizzazioni che non possono funzionare senza supporto logistico e organizzativo in loco. A causa della difficile situazione economica, molti residenti dei villaggi al confine cercano occasioni di guadagno e entrano a far parte di queste organizzazioni. Soprattutto coloro che hanno la fedina penale pulita", dice Rados Djurovic, direttore del Centro di protezione dell'asilo (Apc-Cza).

Qui, al confine tra Serbia e Ungheria o tra Serbia e Romania, tutto dipende dal tipo di "game" contrattato nella capitale.

Spesso i migranti hanno venduto tutto quello che avevano nel paese d'origine, oppure si sono fatti prestare soldi dalla famiglia o dalla propria comunità per potersi pagare il sogno europeo.

"Si tratta di un business più redditizio rispetto al traffico di droga: se i migranti falliscono, torneranno indietro e pagheranno di nuovo per un altro tentativo", dice Rados Djurovic.

Talvolta i migranti si recano al punto di ritrovo al confine, come convenuto a Belgrado, e aspettano anche una o due settimane. Capita spesso però che i contrabbandieri non rispettino la parola e abbandonino i migranti al loro destino - dopo aver intascato i soldi, si intende.

Chi ha più soldi a disposizione, riesce ad ottenere un passaggio "sicuro" oltreconfine, con un passaporto falso.

Ci sono poi quei trafficanti che "ti fanno passare, e poi si aspettano di essere pagati una volta a destinazione. A quel punto, è facile scivolare in reti criminali, specialmente per i minori non accompagnati", dice Irena di Infopark.

Il game più economico: coordinate GPS

I trafficanti inviano ai migranti al confine delle coordinate GPS via WhatsApp o Viber. Sul telefono si usano delle mappe offline scaricate nei punti wifi a cui si è riusciti ad avere accesso. I prezzi variano dai 3-400 euro fino 4mila euro a persona. Alcune famiglie arrivano a pagare 12-14mila euro. Chi ha la fortuna di arrivare a destinazione, condivide la mappa del viaggio con gli altri migranti rimasti indietro, al di là del confine. Chi invece viene intercettato dalla polizia di frontiera, viene di solito respinto e perde tutti i soldi investiti, tutti i suoi risparmi.

Croazia: il game più economico

Può costare intorno ai 2-300 euro. I trafficanti portano i migranti vicino al confine, tagliano la recinzione e poi abbandonano le persone al loro destino. Di solito lo praticano uomini da soli o minori non accompagnati: come si legge nell'ultimo rapporto Frontex, la rotta dei Balcani occidentali è battuta principalmente (94%) da uomini di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

"Container game"

Il prezzo per il cosiddetto "container game" - che può riferirsi anche all'azione di nascondersi sotto i vagoni di un treno, con tutti i rischi che ne conseguono - può variare tra i mille e i 2.500€ a persona.

Come scrive Frontex in un rapporto, i trafficanti di migranti si servono di vari mezzi di trasporto come auto, minifurgoni e camion. I metodi di occultamento vanno dal semplice occultamento nello spazio di carico di un furgone o nel bagagliaio di un'auto, fino alla costruzione di comparti su misura. Molto rischioso, questo tipo di game è praticato da uomini e minori non accompagnati.

Taxi game, game "garantito"

Attraversare il confine a piedi seguendo le coordinate GPS ricevute; raggiungere una località oltre la frontiera e aspettare che arrivi una macchina a prenderti: questo il cosiddetto "taxi game" praticato in Romania, Croazia e Ungheria.

Una modalità che "sta diventando sempre più cara", indica Irena di Infopark: "circa 4mila euro a persona". Pagare tra i 6mila e gli 8mila euro dà accesso al cosidetto "guarantee game”, gioco garantito: più alta è la cifra sborsata, meno il rischio di incontrare i manganelli della polizia, continua Irena.

In Ungheria sono stati perfino trovati dei tunnel sotterranei, scavati dai trafficanti per oltrepassare la rete di filo spinato fatta erigere dal primo ministro magiaro Orbán a partire dal 2015.

AP/AP
In questa foto, scattata dalla polizia ungherese nel novembre 2019, uno dei tunnel rinvenuti vicino al paese di Asotthalom: lo hanno usato almeno 44 migrantiAP/AP

I numeri della "Calais" balcanica

Ad agosto 2020, in Serbia c'erano oltre 5.400 migranti (statistiche Unhcr). La maggior parte di loro passa in Bosnia attraversando il fiume Drina, che segna il confine tra i due Stati, per poi dirigersi verso il confine settentrionale tra Bosnia e Croazia, stato membro dell'Unione Europea.

Nella vicina Bosnia ed Erzegovina i migranti bloccati sul territorio nazionale sono ancora di più: 9mila, inclusi rifugiati e richiedenti asilo, 3.500 dei quali costretti a dormire all'aperto o in campi improvvisati senza accesso ai servizi di base.

Da quando l'Ungheria ha sigillato il proprio confine con la Serbia e ha chiuso le zone di transito, sempre più migranti tentano di arrivare nella UE dalla Romania.

Come ha scritto Euronews in questa inchiesta, diverse Ong denunciano pestaggi, indimidazioni e respingimenti contrari al diritto comunitario da parte delle autorità rumene, che da parte loro negano ogni addebito.

"In Serbia è in atto una sorta di ping pong: i migranti che non riescono ad attraversare un confine, provano ad attraversarne un altro. La provincia della Voivodína sta diventando un po' come Calais, in Francia, ma su una scala più grande", dice Rados Djurovic. "I migranti pensano che prima o poi riusciranno a passare il confine, e questo è pericoloso, non fa che creare ulteriore sovraffollamento. La Serbia sta diventando una zona cuscinetto per assecondare le esigenze dei suoi vicini. Un posto in cui le persone rimangono bloccate senza sapere come uscirne. La situazione è cupa, e si sta deteriorando".