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La Svizzera mantiene la libera circolazione delle persone con L'Ue

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Laura Zimmerman, co-presidente di Operation Libero, davanti a un poster che dice "No, la Svizzera non è un'isola". Alla fine i favorevoli alla stretta migratoria hanno perso
Laura Zimmerman, co-presidente di Operation Libero, davanti a un poster che dice "No, la Svizzera non è un'isola". Alla fine i favorevoli alla stretta migratoria hanno perso   -   Diritti d'autore  PETER KLAUNZER/AP
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C'è sollievo nell'unione europea per la vittoria dei 'no' nel referendum svizzero che proponeva l'abrogazione dell'accordo di libero movimento delle persone tra la Confederazione Elvetica e i ventisette. Se il 'sì' lavesse spuntata, avrebbe creato un ulteriore ostacolo nel cuore dell'Europa dopo i disagi alla circolazione causati dal Covid-19.

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha commentato: "Il voto salva una delle colonne portanti della nostre relazioni: la libertà di circolare, vivere e lavorare in Svizzera e nell'Unione europea. Accolgo con favore il risultato, e lo interpreto come un segnale positivo di continuità per consolidare e approfondire le nostre relazioni."

I 'no' all'abrogazione della libera circolazione con l'Ue hanno ottenuto una vittoria schiacciante, con il 62 per cento dei voti. Il 38 per cento degli elettori voleva invece tagliare i ponti con i ventisette.

La dirompente proposta veniva dagli ultraconservatori dell'Svp, il Partito popolare svizzero. Il proposito era quello di ostacolare fortemente l'immigrazione e in parte anche in frontalieri.

Dichiara infatti il presdente del Svp, Marco Chiesa: "Difendiamo i nostri valori. L'immigrazione rimane una questione aperta in Svizzera. Vogliamo avere 10 milioni di abitanti nella Confederazione, non di più"

Ma alla fine l'ha spuntata chi temeva che la fine degli accordi con Bruxelles avrebbe provocato una recessione gravissima all'economia elvetica, e privato gli stessi cittadini svizzeri della possibolità di vivere e lavorare nell'Unione europea.

Ticino in controtendenza

Guardando al solo Canton Ticino, dove i frontalieri italiani che vanno a lavorare ogni giorno sono quasi 70mila, ha prevalso di poco il sì (53,1%). Lo stesso vale in altri tre cantoni.

A Lugano e dintorni, i frontalieri sono un quarto della manodopera complessiva dell'intero cantone.

In pratica, scrivono i media locali, "i frontalieri sono ormai presenti in ogni ramo economico, tra cui anche il settore pubblico".

Una sforbiciata ai frontalieri avrebbe rischiato quindi di paralizzare buona parte dell’economia ticinese, mettendo a repentaglio molti servizi di base per la popolazione. Tra i settori più colpiti vi sarebbe anche quello ospedaliero: circa la metà del personale infermieristico è di nazionalità straniera e un quinto è frontaliere.

Se il referendum sull'iniziativa di limitazione fosse passato il Consiglio federale svizzero avrebbe dovuto porre fine all'accordo di libera circolazione con l'UE entro 12 mesi e se i negoziati falliscono, anche gli altri accordi verranno risolti.

Attualmente in Svizzera quasi il 25% degli abitanti - 2,1 milioni di persone - sono stranieri, di cui la maggioranza (1,4 milioni di persone) proviene dall'Unione Europea e dal Regno Unito.