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Brexit. L'ultimatum di Boris Johnson all'Ue: pronto al no-deal

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Brexit. L'ultimatum di Boris Johnson all'Ue: pronto al no-deal
Diritti d'autore  Kirsty Wigglesworth/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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La pausa estiva non ha portato buoni frutti per la Brexit. In vista dei tre giorni di incontri per i negoziati che riprendono martedì 8 settembre, a Londra, il premier britannico Boris Johnson ha lanciato un ultimatum all'Unione europea: accordo entro il 15 ottobre oppure ognuno per la sua strada. A rinforzare lo scenario di un "no-deal" ci sarebbe già una nuova legge, scritta dal suo governo, da varare in caso di mancato accordo. Un provvedimento che di fatto cancellerebbe l'accordo di divorzio dall'Unione europea già votato l'anno scorso dal parlamento britannico. Riaprendo l'annosa questione del confine dell'Irlanda del Nord.

"Non stiamo bluffando - chiarisce il ministro all'ambiente britannico Geroge Eustice - il primo ministro Johnson è sempre stato chiaro: sin dall'inizio della sua campagna elettorale ha detto che avrebbe dato del suo meglio per ottenere un accordo di libero scambio, simile a quello che esiste con il Canada, ma in assenza di un accordo il Regno Unito avrebbe lasciato l'Unione europea senza estendere il periodo di transizione ".

Eppure l'impressione di molti è proprio quella di una tattica per ottenere più concessioni da parte dell'Unione europea (soprattutto sui diritti di pesca e sulla libertà di concedere aiuti di stato). In altre parole: rimanere nel mercato unico, conservando però tutta l'autonomia legislativa anche in materia commerciale.

L'ipotesi di una modifica unilaterale dell'accordo di uscita ha provocato reazioni forti da parte di Bruxelles.

"Confido che il governo britannico attui l'accordo di recesso, un obbligo ai sensi del diritto internazionale e prerequisito per qualsiasi futura partnership", ha scritto in un tweet la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. "Il protocollo sull'Irlanda/Irlanda del Nord è essenziale per proteggere la pace e la stabilità sull'isola e l'integrità del mercato unico", ha ggiunto von der Leyen.

"Tutto quello che è stato firmato deve essere rispettato", è stato invece l'avvertimento del capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier, già a Londra in vista del round negoziale che si concluderà giovedì prossimo.

La prova muscolare di Johnson ha creato non poche inquietudini tra i politici irlandesi, come l'eurodeputato centrista Billy Kellaghere, nel gruppo Renew Europe, che denuncia un quadro di scorrettezza inaudito. “Un accordo è già stato approvato da Westminster, sia dalla Camera dei Comuni che da quella dei Lord. Questo è un accordo è vincolante a livello internazionale. Non vedo come possiamo stracciare trattati di questa portata solo per tatticismi politici.”

Il riferimento è all'accordo approvato a dicembre del 2019.

https://it.euronews.com/2019/12/20/brexit-primo-si-dal-parlamento-britannico

"I trattati internazionali devono essere rispettati e prevalgono su qualsiasi legislazione nazionale – ricorda Leo Varadkar, vice primo ministro irlandese -. E quell'accordo è fondamentale se vogliamo evitare nuove frontiere doganali tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord. Cosa che non vuole davvero nessuno". La speranza dei politici iralendesi è quella di vedere comunque un qualsiasi straccio di accordo prima della fine dell'anno.

Intanto Boris Johnson porta avanti la sua battaglia personale sulla Brexit, per giocarsi l'unica carta credibile rimasta dopo aver dato scarsa prova di lucidità durante la gestione della crisi del Coronavirus. Un fiasco passato roccambolascamente dal piano sanitario a quello sociale ed infine, ma non meno grave, a quello scolastico.

Reazione da Bruxelles: i negoziati vanno comunque avanti

Il corrispondente di Euronews da Bruxelles, Darren McCaffrey, commenta:
"Sulla vicenda Brexit c'è stata un'ulteriore reazione qui a Bruxelles, con Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Europea, che ha tweettato dicendo di essere molto preoccupata che la decisione del Regno UNITO possa violare il diritto internazionale e minare la fiducia. Il fondamento", scrive, "di future relazioni prospere".

Abbiamo anche sentito anche Charles Michel, il presidente del Consiglio dell'UE, che ha insistito sul fatto che l'accordo sulla Brexit ritiro è stato concluso e ratificato da entrambe le parti e che dovrebbe essere applicato integralmente. Ha continuato dicendo che infrangere il diritto internazionale non è accettabile e non crea la fiducia di cui abbiamo bisogno per costruire le nostre relazioni future.

I campanelli d'allarme sono stati suonati qui a Bruxelles, eccome, ma è degno di nota il fatto che l'UE non abbia mai pensato di abbandonare questi negoziati. Ma indubbiamente la decisione di Boris Johnson ha danneggiato le prospettive di cercare di raggiungere un accordo commerciale per la Brexit".

Euronews
Darren McCaffrey è il corrispondente di Euronews da Bruxelles.Euronews