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Recovery Fund l'europarlamento: "stanziamenti condizionati al rispetto dello stato di diritto"

Polonia, agosto 2020: esponenti dell'opposizione indossano i colori arcobaleno durante il giuramento del Presidente Duda
Polonia, agosto 2020: esponenti dell'opposizione indossano i colori arcobaleno durante il giuramento del Presidente Duda   -   Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Si preannuncia turbolenta la riapertura del Parlamento europeo, che il prossimo 14 settembre - a dispetto dei timori per una seconda ondata che potrebbe presto investire il Vecchio continente - tornerà a riunirsi a Strasburgo per la prima volta dall'inizio della pandemia.

Sul tavolo, oltre al Bilancio 2021-2027, c'è Next Generation Eu, il Piano di ripresa da 750 miliardi sul quale i governi hanno già trovato un accordo a luglio. Proprio nei giorni scorsi è ripartito, in merito, il negoziato tra Parlamento e Consiglio: e se l'obiettivo generale è arrivare a una quadra entro la fine di ottobre, così da rispettare la tabella di marcia che prevede l'avvio dei programmi entro il prossimo gennaio, un primo scossone è arrivato giovedì, con una lettera congiunta che Verdi, Progressisti, Popolari e liberali di Renew Europe hanno indirizzato alla presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen e alla cancelliera tedesca Angela Merkel (presidente di turno del Consiglio),

Aiuti condizionati allo stato di diritto

Nel documento - firmato da Manfred Weber (presidente PPE), Iratxe García Pérez (S&D), Dacian Ciolos (Renew Europe) e Ska Keller (Greens/Efa Group) - la maggioranza del Parlamento richiede con fermezza la creazione di un meccanismo "che leghi l'erogazione degli aiuti al rispetto della stato di diritto da parte degli stati membri".

"È nostra profonda convinzione - recita il testo - che non possano esserci sconti sui valori dell'Unione europea e senza l'adozione di un tale meccanismo sarà impossibile per noi avanzare sul quadro finanziario pluriennale".

"È giunto il momento di accelerare la lotta contro l'erosione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali nel cuore stesso dell'Unione e di sottolineare che le vittorie elettorali non costituiscono un mandato per avere mano pesante e allontanarsi dai valori europei", scrivono i leader, sottolineando che le decisioni finali sul regolamento dello stato di diritto dovranno passare necessariamente per l'Europarlamento.

Braccio di ferro

Il primo, evidente, riferimento è a quanto sta avvenendo nella Polonia del Presidente ultraconservatore Andrzej Duda, che ha appena conquistato un secondo mandato con una campagna elettorale durissima nei confronti della comunità Lgbt.

Già nello scorso aprile - approfittando delle restrizioni relative al Covid, che impedivano le manifestazioni di piazza - il governo Morawiecki aveva presentato un disegno di legge che mira a criminalizzare l'insegnamento dell'educazione sessuale nelle scuole.

Negli stessi giorni, un gruppo conservatore aveva presentato un'altra proposta, volta a irrigidire la già severa legislazione sull'aborto, misura quest'ultima la cui discussione è stata per il momento rinviata a data da destinarsi, ma che ha incassato l'immediato appoggio di Duda.

Da allora, il paese è divenuto teatro di un aspro confronto tra governo e gruppi femministi ed Lgbt: una battaglia che è ormai finita in cima all'agenda dell'opposizione e che, nelle scorse settimane, ha finito per coinvolgere anche Bruxelles, che alla fine di luglio ha bloccato l'erogazione di 20mila euro di fondi destinati a sei comunità polacche, ree di aver adottato una serie di "risoluzioni a favore della famiglia" le quali- nelle parole degli stessi amministratori - avrebbero trasformato i comuni in Lgbt free zones, ovvero aree in cui l'omosessualità è praticamente bandita.

Una decisione "ribaltata" dal ministro della giustizia Zbigniew Ziobro, che - con una rappresaglia dal sapore fortemente simbolico - ha fatto pervenire ai comuni interessati un assegno da 250mila sloti, (pari a 57mila euro) a riprova del malanimo che ormai corre tra Varsavia e Bruxelles.

Muro contro muro

Ma non sarebbe soltanto la Polonia a rischiare di finire sotto la scure dei tagli, se il meccanismo proposto dai quattro maggiori partiti dell'Europarlamento dovesse essere approvato.

Lo scenario è quello di un muro contro muro tra Bruxelles e il gruppo di Visegrad, con in testa l'Ungheria, dove lo scorso marzo Viktor Orban ha a sua volta approfittato delle restrizioni da Coronavirus per assestare un durissimo colpo allo stato di diritto, conferendosi pieni poteri e introducendo severissime limitazioni al diritto di manifestazione, di informazione e di associazione.

La stessa Polonia, del resto, prima ancora che per il trattamento della comunità Lgbt, è sotto accusa per la carsica azione con cui il governo Morawiecki sta sottraendo prerogativa e autonomia alla magistratura.

E neppure l'Italia - in caso di una nuova vittoria del fronte sovranista e di un nuovo scontro frontale sul tema dell'immigrazione - potrebbe dirsi al sicuro da eventuali contraccolpi.

Quel che è certo è che, a Strasburgo, il tema è sentito in maniera trasversale: "gli strumenti che l'Ue ha a disposizione per difendere i suoi valori fondamentali - recita il documento inoltrato a Merkel e Von Der Leyen - sono al momento insufficienti e inadeguati. E non possiamo lasciare che questi valori continuino ad essere minacciati o violati in alcuno dei 27 stati membri"