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Polonia, cattolici e estrema destra contro i diritti degli omosessuali

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Polonia, cattolici e estrema destra contro i diritti degli omosessuali
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Nuovo teso confronto nel centro di Varsavia tra sostenitori dei diritti delle persone omosessuali e transessuali e gruppi fondamentalisti cattolici e di estrema destra. Questi ultimi, che vantano l'appoggio del governo, da tempo sono impegnati in vere e proprie aggressioni omofobe e ora annunciano l'avvio di un disegno di legge di iniziativa popolare per vietare manifestazioni come il Gay Pride, bollato come propaganda per le deviazioni.

"Ho una brutta notizia per loro ma ottima per la Polonia. Grazie all'iniziativa dei cittadini porteremo in parlamento una iniziativa legislativa per vietare il gay pride, per vietare la propaganda gay nelle strade polacche", ha detto al microfono una esponente delle associazioni Pro-life.

Vittime della campagna omofoba, gli attivisti per i diritti di omosessuali e transessuali hanno adottato gli stessi slogans delle manifestazioni che hanno portato alla caduta del regime comunista, negli anni 80, e denunciano una crescente ostilità del potere nei loro confronti.

"In questo paese fascisti e nazisti possono manifestare urlando slogan omofobi che non avrebbero posto in altri luoghi del mondo. Ma qui sono protetti e possono fare ciò che vogliono", spiega una manifestante.

La nuova ondata di proteste, che ieri hanno portato a 48 arresti, è scoppiata dopo il fermo, venerdi scorso, di Malgorata Szusowicz, una attivista costretta a due mesi di detenzione provvisoria per atti di disobbedienza civile.

L'attitudine del governo polacco a sostenere politiche omofobiche da anni solleva le critiche di diversi organismi sovranazionali, dalle Nazioni Unite all'Unione europea, e mettono in guardia sul rischio che il clima di odio nei confronti di omosessuali e transessuali finisca per incitare atti di violenza basati su conflitti religiosi o razziali.