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Bielorussia, Ue: "Sanzioni mirate contro i responsabili delle violenze e dei brogli elettorali"

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Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel
Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel   -   Diritti d'autore  OLIVIER HOSLET/AFP
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Stop immediato alle violenze contro i manifestanti, sì a nuove elezioni libere e democratiche e sanzioni mirate contro i funzionari responsabili della repressione e dei brogli elettorali. Sono i tre punti chiave fissati dal Consiglio europeo nel vertice straordinario che si è svolto oggi in videoconferenza ed enunciati al termine dell'incontro da Charles Michel ed Ursula Von der Leyen.

"L'Unione Europea è solidale con il popolo bielorusso, e non accettiamo l'impunità per quanto sta succedendo - ha detto il presidente del Consiglio europeo - il 9 agosto la Bielorussia ha tenuto le elezioni. Queste elezioni non sono state né libere né eque e non hanno rispettato gli standard internazionali. Non riconosciamo i risultati presentati dalle autorità bielorusse".

"Le proteste in Bielorussia - ha continuato Michel - non sono una questione geopolitica, ma riguardano il diritto di un popolo di eleggere liberamente i propri rappresentanti". I leader delle istituzioni europee hanno ribadito il loro sostegno al dialogo tra autorità e opposizione per arrivare prima possibile ad una soluzione pacifica.

"Il popolo della Bielorussia vuole il cambiamento. E lo vuole ora - ha detto la presidente della Commissione europea - chiede il rilascio di tutte le persone detenute illegalmente e il perseguimento dei responsabili delle brutalità della polizia. Vuole la democrazia e nuove elezioni presidenziali. L'Ue è dalla parte del popolo bielorusso".

Stando ai dati ufficiali nel voto del 9 agosto Alexander Lukashenko si è assicurato il sesto mandato come presidente ottenendo l'80% dei voti. Un risultato subito contestato dall'opposizione e che ha spinto migliaia di persone a scendere in strada in varie città del Paese per protestare pacificamente.

La polizia ha represso con la violenza le manifestazioni, picchiando e arrestando almeno 7mila manifestanti. Un'ondata di scioperi in tutti i settori ha travolto il Paese: hanno incrociato le braccia anche numerosi giornalisti della tv di Stato, stanchi - hanno scritto un comunicato - di riportare "fatti che sappiamo non veri".

Dopo alcuni giorni di tregua, gli ultimi segnali che arrivano da Minsk non sembrano incoraggianti: Lukashenko ha dispiegato le unità da combattimento dell'esercito ai sui confini occidentali e le ha portate in piena operatività.