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Libano: soccorritori internazionali per la ricerca dei dispersi e la messa in sicurezza

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Libano: soccorritori internazionali per la ricerca dei dispersi e la messa in sicurezza
Diritti d'autore  Felipe Dana/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Il ventre molle di un Paese già piegato dalla crisi è nel suo porto: nello scalo di Beirut martoriato dall'esplosione del 4 agosto le squadre di soccorso lavorano per trovare i dispersi, almeno 60 persone di cui non si ha più notizia. Sono quasi ottocento i soccorritori internazionali arrivati in Libano, tra cui - dall'Italia - un corpo dei Vigili del fuoco.

Stefania Fiore, leader della squadra di soccorso italiana di specialisti CBRN (chimici, biologici, radiologici, nucleari), spiega quale compito vengono svolti a Beirut: "In generale, in tutta la zona si è registrata una grande dispersione di gas tossici. Cosa facciamo? Lavoriamo per trovare gli 'hotspot', i punti dove sono state immagazzinate specifiche sostanze chimiche nell'area portuale. E poi operiamo a sostegno dell'autorità libanese, delle altre squadre di ricerca e soccorso urbano internazionale e nazionale, per assicurarci che si lavori in un ambiente sicuro e con tutti i dispositivi di protezione".

Nelle acque intorno al porto, le forze della marina libanese conducono le ricerche. Dicono di essere determinate a trovare tutti coloro che non sono tornati a casa.
Ma l'emergenza è anche legata all'approvvigionamento di cibo: il Programma alimentare mondiale sta inviando più di 17mila tonnellate di grano, che forniranno alla città pane per venti giorni.
Anche l'Unicef sta promuovendo una campagna di supporto alla popolazione.
Nel Pese dei Cedri il prezzo dei generi alimentari è aumentato di oltre il 50%, la disoccupazione ha superato il 30% della popolazione attiva. La tragedia al porto non fa che accelerare la crisi.