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Libano, chi è Nabih Berri il potentissimo presidente del parlamento di Beirut

Nabih Berri, presidente del parlamento libanese
Nabih Berri, presidente del parlamento libanese   -   Diritti d'autore  Bilal Hussein/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
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Le dimissioni del governo libanese non bastano ai cittadini che sono scesi in piazza anche nelle scorse ore per chiedere le dimissioni dei 128 deputati del parlamento e del suo leader, Nabih Berri, "in carica da 28 anni - un record mondiale", come sottolineano molti.

Hassan Diab sembra aver finito per cedere alle pressioni popolari; in realtà le sue dimissioni "sono il risultato di un regolamento politico dei conti con il presidente del Parlamento. Stando a L’Orient-Le Jour , quotidiano in lingua francese libanese, a Berri non è piaciuto che il premier abbia parlato di elezioni anticipate senza consultare né lui né Hezbollah.

Il quotidiano ritiene che il dibattito generale convocato giovedì al parlamento abbia portato alle dimissioni del premier, che ha voluto (forse) confondere l'opinione pubblica immolandosi alla piazza, piuttosto che spiattellare i giochi politici cui in realtà si deve l'attivazione del pulsante d'espulsione.

Secondo il Washington Post, Diab "ha perso il sostegno di potenti politici", preoccupati che l'indagine sull'origine della tragedia al porto di Beirut possa andare troppo oltre.

“Il sistema è andato nel panico per una cosa in particolare, la revoca del segreto bancario. Diab lo ha deciso unilateralmente, attraverso i tribunali, senza il parlamento. Un segnale che l'uomo non era più sotto controllo ”, ha dichiarato al quotidiano americano un consigliere dell'ex primo ministro.

L'uomo forte del Libano

Ma chi è Nabih Berri, l'uomo forte del parlamento libanese?

Avvocato, 82 anni, Nabih Berri è uno sciita e ricopre la carica di presidente del parlamento in virtù della suddivisione interconfessionale delle cariche di potere nel Paese, lascito del periodo in cui la Francia era potenza mandataria, suddivisione poi codificata negli accordi di Tāʾif alla fine della guerra civile.

Negli anni settanta esercita la professione di avvocato per la General Motors a Beirut e soggiorna dal 1976 al 1978 a Detroit, cosa che non lo distoglie dalla sua passione vera, la politica, e dalla militanza che si traduce già nei primi anni Sessanta nell'adesione al Movimento nazionalista arabo di George Habash.

La carriera d'avvocato molto in fretta fa spazio a quella politica: da responsabile della milizia sciita Amal alla guida di vari ministeri nel Libano il passo è breve; breve anche quello che lo porta alla guida del parlamento, che ricopre ininterrottamente dal 20 novembre del 1992.

Negli anni Nabih Berri si è ritagliato addosso l'abito del mediatore, apprezzato anche dalla Comunità internazionale - che guarda sempre con sospetto al partito armato Hezbollah (di cui comunque lui interpreta perfettamente le esigenze), e al processo osmotico di Hezbollah con la politica tradizionale.

Il Gattopardo libanese

È diventato lui stesso un'istituzione?

"Nabih Berri è la sintesi perfetta della politica libanese, dove tutto cambia perché niente cambi". All'altro capo del telefono sorride di un sorriso (forse) amaro Michel Abou Najem, analista politico libanese, coordinatore del Futuristic studies institute (Fsi).

"Berri è il padrino di un sistema politico corrotto, teme le riforme che possono far guadare il fiume al nostro Paese, ha fatto di tutto per ostacolare la volontà del premier Hassan Diab di cambiare il vertice della Banca centrale libanese, così come ha cercato di dissuadere Saad Hariri dal dimettersi lo scorso autunno".

La politica libanese dalla fine della guerra civile sembra infatti riservata a poche famiglie, sempre gli stessi i nomi che si leggono, che vincono le elezioni che occupano i posti chiave: i Gemayel, i Jumblatt, gli Aoun, gli Hariri, giusto per fare qualche esempio.

"Resta un uomo chiave per il Paese, non solo perché ormai conosce perfettamente i meccanismi del Parlamento ma anche perché capisce come cavalcare le impasse, sia politiche che burocratiche del Libano".

L'ennesimo governo di unità nazionale non sarebbe la soluzione per Michel Abou Najem "servirebbe solo a corroborare la collera, ma con il sostegno della Comunità internazionale si dovrebbe attuare quella parte degli accordi di Tāʾif per arrivare a un sistema politico che rappresenti le diverse comunità".