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Come funziona il governo del Libano | Euronews risponde

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I leader libanesi sono sotto crescente pressione da parte dell'opinione pubblica per apportare cambiamenti radicali alla gestione economica del paese. Dopo l'annuncio del governo, ieri pomeriggio, che avrebbe avviato "riforme senza precedenti", centinaia di migliaia di persone a Beirut e nelle altre città e località del paese sono rimaste in piazza.

Nel paese vige un sistema di potere che cerca di garantire la rappresentanza politica di tutte le 18 confessioni ufficiali. Ma è davvero sostenibile?

Eredità del dominio coloniale francese, il governo libanese è progettato per fornire una rappresentanza politica a tutti i gruppi religiosi. Sono tre i principali: i cristiani maroniti, i musulmani sunniti e i musulmani sciiti.

Il numero di seggi in parlamento è suddiviso proporzionalmente tra cristiani e musulmani e, a sua volta, tra le diverse confessioni di ciascuna religione (per esempio: greco-ortodossi, armeno apostolici etc.). Lo stesso vale anche per i posti nel governo e quelli di vertice del settore pubblico.

Il presidente deve essere sempre un cristiano maronita, il primo ministro un sunnita e il presidente del parlamento uno sciita.

Il sistema, tuttavia, ha creato "divisioni radicali tra tutte le 18 confessioni religiose riconosciute", afferma Lina Khatib, direttrice del programma MENA di Chatham House e ricercatrice associata alla SOAS, "poiché ogni rappresentante di ciascuna religione ha usato la sua posizione di governo solo per servire gli interessi della sua cerchia invece di quelli nazionali".

Chi decide cosa in Libano

Il presidente ha l'autorità di promulgare le leggi approvate dal parlamento, di chiedere ulteriori emendamenti e assicurare la corretta applicazione delle leggi. Può anche negoziare e ratificare trattati internazionali. Michel Aoun è stato eletto presidente nell'ottobre 2016: è il fondatore del partito politico cristiano maronita, il Movimento patriottico libero (FPM).

Il parlamento svolge un ruolo significativo nella politica finanziaria del paese e ha la responsabilità di approvare il bilancio.

Anche l'attuale primo ministro, Saad Hariri, uomo d'affari musulmano sunnita, è in carica dal 2016. Dopo l'assassinio del padre, l'ex primo ministro Rafik Hariri, nel 2005, è entrato in politica e ha creato il partito politico Movimento il Futuro.

Dopo mesi di incertezza, ad inizio 2019 le varie fazioni della società libanese sono state in grado di accordarsi sulla composizione del futuro esecutivo. Alla fine, a guadagnarci è stato il gruppo sciita di Hezbollah mentre il partito di Hariri ha perso più di un terzo dei suoi seggi.

Per la prima volta, Hezbollah detiene il Ministero della Salute, che detiene uno dei portafogli più importanti; non solo, anche il Tesoro è nelle mani di un uomo ritenuto alleato di Hezbollah, Ali Hassan Khalil. Storica è stata l'inclusione nell'esecutivo di quattro ministri donne: una rappresentanza raddoppiata rispetto al precedente.

Quale il ruolo della religione nella politica libanese

Nonostante il sistema politico libanese si basi sul confessionalismo - un mix de jure di religione e politica - secondo Khatib l’appartenenza religiosa ha assunto un ruolo sempre più preponderante sia nella gestione politica che nelle dinamiche sociali libanesi. Sin dalla propria nascita, ciascun individuo assume, di fatto, un’identità confessionale che sovrasta, e in certi casi annulla, il senso di cittadinanza.

"Nella vita politica c'è poca discussione in materia di credenze religiose; si parla piuttosto di quale gruppo religioso possa ottenere più potere e servire di più la propria comunità, purtroppo spesso a discapito di altre confessioni o dell'interesse nazionale".

Cosa propone il governo

I problemi economici del Libano hanno in parte accelerato la formazione del nuovo governo, sotto la pressione di milioni di manifestanti scesi in piazza per protestare contro la lungaggine delle trattative politiche. Hariri ha affermato che la questione economica sarà operato nell'azione del nuovo gabinetto.

"Non c'è più tempo da perdere. Dobbiamo ai libanesi le nostre scuse per il ritardo, soprattutto ai giovani uomini e donne in attesa di un barlume di speranza per migliorare le loro condizioni di vita".

Lunedì scorso il Libano ha approvato un pacchetto di riforme economiche di emergenza che comprendeva il dimezzamento degli stipendi dei ministri e dei legislatori. Hariri ha annunciato che nelle prossime tre settimane approverà una prima fase di un programma di investimenti: i donatori si sono impegnati a contribuire con 11 miliardi di dollari a condizione che il Libano attui un programma di riforme.

Il piano è parte integrante del Lebanon Economic Vision 2025 – 2035, varato nel 2018 dal governo libanese per raggiungere alcuni obiettivi fondamentali, tra i quali l’aumento del PIL, la riduzione del debito pubblico e il miglioramento della bilancia commerciale.

Il governo ha inoltre approvato un piano di bilancio per il 2020 che non comprende nuove tasse e con un deficit dello 0,6% rispetto al livello previsto di circa il 7% per il 2019. Il ministero dell'informazione e le altre istituzioni pubbliche saranno tagliate nell'ambito delle misure di riduzione dei costi. Altre istituzioni verranno accorpate per permettere un maggiore risparmio. Il governo libanese ha inoltre approvato l'istituzione di un comitato per la lotta alla corruzione.

Verrà accelerata inoltre la tanto ritardata riforma del settore energetico statale: nonostante una spesa annua di due miliardi di dollari, il Libano ancora non riesce a fornire abbastanza elettricità ai suoi cittadini che ancora dipendono dai piccoli generatori di energia.

Il Libano ha uno dei debiti pubblici più alto al mondo, al 150% del PIL.

Perché i libanesi continuano a protestare?

Le promesse politiche di Hariri ancora non convincono. La fine della corruzione dilagante è una richiesta centrale che avanzano i manifestanti: sostengono che i leader del paese abbiano solamente pensato ad arricchirsi per decenni.

Maya Mhana, insegnante del centro di Beirut, ha detto a Reuters di "non credere ad una sola parola" di quanto promesso. "Bugie, bugie, bugie", l'opinione di un altro manifestante. "Hanno governato per molto tempo. Se avessero voluto, avrebbero potuto fare qualsiasi cosa".

Secondo Khatib, per cambiare l'attuale assetto politico ci vorrebbe un grande sconvolgimento sistemico. "Le élite vi si aggrappano perché garantisce loro privilegi politici ed economici. Ma la frustrazione popolare nei confronti del sistema sta crescendo ed è un fattore chiave dietro le attuali proteste in Libano".

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