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Nuovo viadotto San Giorgio: quanto ci vuole a costruire un ponte così in Europa e in Italia

Nuovo viadotto San Giorgio: quanto ci vuole a costruire un ponte così in Europa e in Italia
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A Genova si inaugura il nuovo ponte San Giorgio alla presenza delle più alte cariche dello Stato e delle istituzioni locali.

Un viadotto da 202 milioni di euro, costruito in 15 mesi, nei "costi giusti e nel modo giusto", ha detto il sindaco e commissario per la ricostruzione, Marco Bucci.

Un tempo record, se è vero che per opere che superano i 100 milioni di euro si può aspettare anche 14 anni in Italia. Dieci, nello scenario più roseo, di cui 7-8 anni trascorrono nell'attesa di decidere chi fa i lavori, mentre per costruirlo ce ne vogliono un altro paio.

L'ingegnere Maurizio Milan, collaboratore di Renzo Piano dal 1983, conferma a Euronews che "questi 15 mesi sono stati spesi bene". "L'intervento ha mostrato una capacità, una volontà e una determinazione spaventosa. In Europa questi tempi sarebbero stati un po' più dilatati, ma qui a Genova, nonostante l'affanno, [il viadotto] è stato ricostruito in maniera incomiabile. Chapeau. Un vero miracolo italiano e in questo siamo bravi".

Milan ha lavorato su e giù per il mondo con architetti di fama internazionale. Dice che, rispetto all'Italia, "in Europa c'è una fase progettuale più precisa e puntuale, che definisce bene i componenti costruttivi. Una fase rigorosa, in cui si stimano seriamente gli impegni di spesa. Molte opere in Italia non arrivano a compimento, perché si sottostimano gli impegni di spesa reali, si cerca di fare le nozze con i fichi secchi".

Il problema dei "general contractor" che badano a ottimizzare i costi e non alla qualità

Un esempio concreto. "Se si deve costruire una scuola", aggiunge l'ingegnere specializzato in strutture, "ci sono comuni che bandiscono a 800-900 euro al metro quadrato, quando per farla bene non si può fare con meno di 2.500 euro. E così succedono situazioni paradossali: cantieri che si fermano, imprese che falliscono..."

"Anzi, oggi non si parla più di imprese", continua Milan. "Ora si chiamano general contractor e come dice il nome fanno contratti. Guardano ai margini operativi, ai costi e ai ricavi, applicando lo stesso metodo della finanza. Alcune di esse hanno solo un tecnico, a fronte magari di 10 persone che lavorano nell'ufficio legale, nell'amminstrazione o nella comunicazione".

"Bisogna tornare a fare impresa", l'appello dell'ingegnere. "La nostra sicurezza non può essere in mano a questi general contractor... bisogna fare un passo indietro e tornare a rivalutare il grande patrimonio professionale che abbiamo. Siamo un Paese di costrutturori, muratori e carpentieri... abbiamo costruito in tutto il mondo, in Australia i friulani hanno fatto Sidney... Ci vogliono anni a formare un bravo capocantiere o capomastro".

Quanto ci vuole a costruire un ponte così in Europa?

Ormai ovunque in Europa "le gare hanno tempi più o meno simili, perché ormai le procedure sono europee. Tuttavia, altrove i ricorsi sono più rapidi", sottolinea Milan.

L'ingegnere veneziano, classe '52, fa l'esempio della Città della Salute a Sesto San Giovanni. "Il progetto è partito nel 2013 e, tra corsi e ricorsi, forse i lavori verranno avviati ora. Sette anni sono tanti, abbiamo un sistema farraginoso e dispersivo".

Se costruire un ponte fosse una gara dei 100m ad ostacoli, quelli più insormontabili si troverebbero ancor prima di scendere in pista. Tanto tempo viene perso infatti inutilmente. "Con il mio studio abbiamo depositato un progetto un anno fa e la commissione giudicatrice non si è ancora riunita", puntualizza Milan.

Una volta avviati i lavori, non ci vuole molto. Per una "pila" (un pilone di supporto) ci vogliono due mesi. Il viadotto San Giorgio ne ha 18, ma per accelerare i tempi, i mille operai hanno lavorato 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

In Francia, il viadotto autostradale di Millau, lungo più del doppio rispetto al nuovo ponte di Genova (1 km), è stato realizzato in tre anni. Per la scelta del concessionario ne sono stati impiegati altrettanti.

A Tbilisi, in Georgia, il Ponte della Pace, a cui ha lavorato lo studio dell'ing. Milan, "è stato finito in 10 mesi, contro i 12 programmati inizialmente".

"Non siamo certo i peggiori al mondo, da questo punto di vista. Anche in Germania, principe della ricostruzione dopo il crollo del Muro, ci sono situazioni simili alle nostre. Si pensi al nuovo aeroporto di Berlino, che doveva essere finito nel 2012 e non è ancora aperto", continua Milan.

"Impossibile applicare queste tempistiche a tutte le opere"

"Quando si dà il potere a qualcuno, si fanno le cose più velocemente. Magari l'opera costerà un 20-30% in più - se si fanno le cose onestamente - ma ci si metterà poco tempo. Regolarmente invece ci possono volere fino a 5-10 anni. Apparentemente l'opera può costare meno, ma realizzarla in 10 anni ha un costo enorme per la società", dice a Euronews l'ing. Settimo Martinello, direttore della 4Emme, che gestisce il portale We Bridge - Ispezioniponti.it, specializzato nel monitoraggio di 50mila ponti in tutta Italia.

"Se è vero che per questo genere di progetti è meglio la monarchia che la democrazia, certo è che non tutti si possono dare in mano ad un monarca. Già, perché non si può prescindere dalla burocrazia. Burocrazia vuol dire controllare che le aziende che partecipano non siano infiltrate dalla mafia, che il personale sia pagato, che tutti gli adempimenti di sicurezza siano osservati...Eliminarla vorrebbe dire eliminare la sicurezza".

Senza poi contare le riunioni, i tavoli tecnici, i negoziati. "Solo per questo ponte si sarebbero dovute coinvolgere Città, Provincia, Regione, Stato, consorzio delle acque, autostrade... ognuno con le proprie osservazioni, ognuno con il diritto di dire la propria", conclude Martinello. "É impossibile applicare questo processo decisionale a tutte le opere".

In teoria, burocrazia vuol dire avere un sistema di controllo che consente di costruire in maniera efficiente ad un giusto prezzo.
Settimo Martinello
Ingegnere

Pur avendo perso, le ditte concorrenti invitate da Bucci, non hanno presentato ricorso - anche a fronte di una procedura straordinaria che poteva dare adito a qualche contestazione, fa notare l'ing. Milan. "Uno slancio etico di grande levatura".

Per dirla con le parole dell'architetto e senatore a vita, Renzo Piano, "si doveva ricucire una grande ferita e rimettere in connessione due parti di città: ne è nato un grande cantiere, professionale e umano".

Viadotto San Giorgio, la cronologia

  • La firma del contratto con il consorzio PerGenova è avvenuta il 18 gennaio 2019.
  • Il percorso, per Fincantieri, è iniziato con il taglio della prima lamiera avvenuto l'11 marzo 2019 allo stabilimento Fincantieri Infrastructure di Valeggio sul Mincio.
  • I lavori sono iniziati ufficialmente il 15 aprile 2019 con la posa del primo palo di basamento per la pila 6.
  • Il getto di cemento per la prima fondazione è avvenuto il 25 giugno 2019 e l'innalzamento del primo impalcato il 1 ottobre 2019.
  • Il 28 aprile 2020, a 20 mesi dal crollo di Ponte Morandi, la struttura del ponte è stata ultimata.