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Perché in Italia non esiste database pubblico sui ponti a rischio?

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Perché in Italia non esiste database pubblico sui ponti a rischio?

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REUTERS/Stefano Rellandini
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Immagino un portale in cui, su una mappa interattiva, sono riportati tutti i ponti stradali e per ognuno è possibile visionare certificati di collaudo, agibilità e interventi di manutenzione con date, opere svolte e soldi spesi. Sono esagerato?

Lo scrive all'indomani della tragedia del ponte Morandi di Genova Ciro Spataro, dipendente del comune di Palermo e civic hacker per passione. Già, perché in Italia non è possibile avere un database facile da consultare e pubblicamente accessibile in cui verificare lo stato di salute di strade e viadotti?

La risposta non è semplice. Ma c'è un punto da sottolineare: da un anno e mezzo sul tavolo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti c'è una risoluzione che invita il dicastero a produrre "unsistema digitalizzato su base regionale che raccolga i dati del censimento delle infrastrutture viarie sospese, ponti viadotti e cavalcavia, prevedendo che sia riportato l'anno di costruzione, la portata dell'infrastruttura, lo stato e lo storico degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria". Per di più in fomato aperto, in open data, consultabile da tutti i cittadini.

Il documento della Commissione Trasporti, del marzo 2017, altro non è che un invito all'esecutivo a prendere il toro per le corna e agire: ad una risoluzione possono seguire delle audizioni e, finalmente, un provvedimento legislativo da dibattere.

Non solo: il 19 luglio scorso, un mese prima del crollo del ponte Morandi, uno degli autori del testo, il parlamentare Gian Mario Fragomeli (PD), aveva presentato alla Camera un'interrogazione chiedendo che fine avesse fatto quella richiesta di "tavoli tenici in ambito regionale" per "produrre entro un anno un sistema digitalizzato". Censimento, questo, da effettuarsi sotto l'egida del Ministero - ora nelle mani del pentastellato Toninelli.

Tutto era nato da un altro crollo, quello di Annone Brianza (Lecco), che uccise un uomo, Claudio Bertini, rimastso schiacciato con la sua auto sotto il ponte crollato per il passaggio di un tir. Da quella strada sarebbe dovuto transitare di lì a poco anche lo stesso parlamentare Fragomeli.

"Perso un anno in campagna elettorale"

Il precedente Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, aveva risposto ad una prima interrogazione di Fragomeli, nei giorni successivi alla tragedia, scrivendo che non era possibile a livello centrale, "ad oggi", disporre di tutte le informazioni relative allo stato delle strade.

Le PA sarebbero obbligate a tenere la gestione informatizzata delle ispezioni, ma se non le fai cosa vuoi informatizzare?

Settimo Martinello Direttore Generale 4EMME

A luglio 2017, il Mit ha diramato una direttiva per imporre agli enti, "qualora non lo avessero già fatto, di istituire e pubblicare il catasto stradale della rete viaria di loro competenza".

Da allora è stato silenzio. "Quella direttiva dava solo parziale attuazione alla risoluzione. Con la campagna elettorale è stato interrotto tutto il processo. Insediato il nuovo governo, ho fatto una nuova interrogazione alla Camera ma la risposta non è ancora arrivata. Pensavo che per un argomento così importante sarebbe arrivata in tempi brevi", dice a euronews l'on. Fragomeli. "Da ottobre-novembre siamo stati praticamente in campagna elettorale e i lavori sono rimasti bloccati fino a giugno, abbiamo perso tempo".

"Ora, Ministro Toninelli, la risoluzione è lì: prendila e attuala, è sul tavolo del tuo ministero", conclude il parlamentare.

REUTERS/Stefano Rellandini

Mezzi pesanti: non esiste un archivio nazionale per le autorizzazioni di transito

La Commissione Trasporti della passata legislatura aveva fatto richiesta ad ANAS per ampliare il raggio di azione di OpenCantieri, l'Osservatorio sui lavori in corso (ancora in beta): la piattaforma potrebbe essere utile allo scopo "perché abbastanza evoluta e può essere implementata", indica Fragomeli.

La sue preoccupazioni riguardavano non solo il censimento dei ponti, ma anche collegare questo aspetto al transito dei mezzi pesanti - soprattutto alla luce di quanto successo in provincia di Lecco - così da rendere più efficiente il sistema di autorizzazioni al transito dei grossi tir che oggi si fa talvolta ancora via FAX e dove, fino alla direttiva Delrio, vigeva ancora il silenzio-assenso.

Per dare un'idea della complessità burocratica della questione, questa la procedura per ottenere l'autorizzazione al transito dei trasporti in condizioni di eccezionalità:

viene rilasciata dall'ente proprietario o suo concessionario per le autostrade e le strade statali, e dalle regioni, con facoltà di delega alle province, per la rimanente rete viaria; ogni provincia può a sua volta rilasciare l'autorizzazione sull'intero territorio regionale, previo nulla osta delle altre province

Non è previsto a norma di legge un archivio nazionale delle autorizzazioni.

Niente soldi, poche (o inesistenti) ispezioni, niente dati

Sul portale dati.gov.it di dataset davvero utili, cercando "ponti", non se ne trovano. Il sito Italiasicura, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si occupa di scuole, rete idrica e cantieri contro il dissesto idrogeologico.

C'è però una piattaforma, a cui possono accedere gli enti pubblici su licenza e registrazione (ma non i comuni cittadini), che permette di conoscere "lo stato di salute" del ponte più vicino - a patto che la pubblica amministrazione abbia fatto il suo dovere e abbia caricato i dati.

WeBridge - Ispezioniponti.it è gestito dalla 4Emme, diretta dall'ing. Settimo Martinello: la sua S.p.A. si occupa del monitoraggio di 50 mila ponti in tutta Italia.

"Le PA sarebbero obbligate per legge a tenere la gestione informatizzata delle ispezioni, ma se non fai le ispezioni, cosa vuoi informatizzare?", dice Martinello a Euronews. "Nel futuro, l'amministrazione dovrà mettere online le condizioni del ponte così che l'utente possa analizzare da solo il percorso di un mezzo che trasporta un carico eccezionale. Siamo indietro, ma non solo noi, anche in tutta Europa".

Il problema è che in Italia i ponti sono tanti. Milioni, e a competenza mista.Se calcoliamo le campate di ciascun ponte, come è corretto fare, arriviamo a tre o quattro milioni di strutture da ispezionare e monitorare. Solo una piccolissima parte è gestita da Autostrade (7mila km) o da ANAS, a cui fanno capo appena 26mila km di strade su un totale che supera il milione e mezzo di chilometri. Come scrive La Stampa, il grosso, circa 1,3 milioni di chilometri, è di competenza comunale, altri 155.000 sono gestiti da Regioni e Province.

Il solo comune di Ravenna ha 1.500 ponti tra città e campagna, indica Martinello.

"Gli enti locali non hanno i soldi per gestire questa situazione", continua l'ingegnere. "Dei milioni di ponti in Italia, la nostra piattaforma ne censisce solamente 50-60mila".

Vuol dire che la stragrande maggioranza degli enti locali non la utilizza. O, anche volendo, non ha le risorse per farlo.

"Anche ad essere ottimisti, se su un milione di ponti dovesse avere bisogno di intervento l'1% di essi, significa che 10mila ponti in Italia, costruiti con materiale scadente negli anni '50-60, hanno bisogno del dottore. Ci sono enti locali che hanno milioni di euro per le manutenzioni ma altri che non hanno nemmeno i soldi per comprarsi un fazzoletto per piangere, e solo qualche spicciolo per chiudere i buchi".

Insomma, non basta "mettere un sensore su un ponte, stare in ufficio con i piedi sulla scrivania e aspettare di sentire bip", conclude Martinello. "Il 90% delle PA non ha speso per verificare le condizioni delle proprie opere pubbliche, e chi ha soldi ha speso molto poco. Figuriamoci fare un censimento del loro stato di salute".

Al momento, confermano le fonti consultate per questo articolo, in Italia siamo "lontanissimi" dal giorno in cui un cittadino potrà verificare lo stato dei ponti della propria città su un portale pubblico, aggiornato in tempo reale.

Nell'attesa, in Sicilia un gruppo di civic hacker sta iniziando ad organizzarsi autonomamente.

AGGIORNAMENTO: Il 17 agosto il Presidente del Consiglio Conte ha diffuso un comunicato in cui si legge: "Dobbiamo configurare una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Per ogni infrastruttura dovremo avere certezza dell’intervento di manutenzione da ultimo adottato e di quelli programmati. Dovremo essere in condizione di poter operare tempestivamente nella segnalazione degli interventi di riammodernamento del nostro patrimonio infrastrutturale, graduandoli secondo un preciso ordine gerarchico di importanza e urgenza"