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A Fukushima le "Olimpiadi della ricostruzione"

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A Fukushima le "Olimpiadi della ricostruzione"
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​​I Giochi olimpici e paralimpici di Tokyo dell'anno prossimo saranno l'occasione di rendere omaggio a Fukushima, regione devastata dallo tsunami, dal terremoto e dalla catastrofe nucleare del 2011.

​Da campo base per i soccorritori a campo da calcio

La torcia olimpica avrebbe dovuto cominciare il suo viaggio dal J-Village, il centro nazionale d'allenamento della prefettura di Fukushima. I verdi campi di calcio e di rugby di questo complesso sportivo erano stati usati come base dai soccorritori dopo l'incidente nucleare. Non c'è da stupirsi se per gli abitanti della regione ospitare i Giochi olimpici è motivo di orgoglio.

Tokujin Yoshioka designs Tokyo 2020 Olympic Torch www.dezeen.com/2020/02/10/tokujin-yoshioka-reveals-new-pictures-of-the-tokyo-2020-torch/

Publiée par TOKUJIN YOSHIOKA 吉岡徳仁 sur Lundi 17 février 2020
La torcia olimpica è stata fabbricata con alluminio riciclato proveniente dagli edifici crollati nel terremoto del 2011

Quest'inverno siamo stati a Fukushima per capire che cosa sia stato fatto qui negli ultimi anni. L'entusiasmo pre-Olimpiadi era palpabile. "Dopo le catastrofi naturali dell'11 marzo 2011, Fukushima si è saputa ricostruire grazie all'impegno di tutti i suoi abitanti - ci ha spiegato Jun Suzuki, vice direttore dell'unità di promozione dei giochi -. Ma quest'impegno non è stato visto a sufficienza nel resto del mondo e noi vogliamo approfittare di questi Giochi per dargli visibilità, e gli abitanti ne sono molto felici".

​Ricominciare a vivere

Dopo anni di difficoltà, gli abitanti della zona stanno ricominciando a vivere, come Mahiro Abe, un giovane candidato a portare la fiamma olimpica, che ribadisce: "Per me e per la mia città, Naraha, sarà l'occasione di far vedere al mondo che stiamo ricostruendo. Attraverso la staffetta della fiaccola olimpica, tutti vedranno che gli abitanti oggi sono felici. Ho visto in televisione le forze di autodifesa che venivano in soccorso della popolazione dopo il terremoto e lo tsunami e ho ammirato il loro coraggio. È allora che ho deciso di arruolarmi nelle forze di autodifesa".

​Altra buona notizia, sta ripartendo un'attività importante per la regione: la pesca. Al porto di Soma, a una cinquantina di chilometri dalla centrale di Fukushima Daiichi, dopo anni di restrizioni le casse sono di nuovo piene di pesce. Nello tsunami Hidetoshi Takahashi, presidente dell'Associazione dei pescatori di Fukushima, ha perso tutto tranne la barca. Ma non si è mai arreso, nemmeno dopo l'incidente nucleare. "Siamo dovuti ripartire da zero - ricorda. - Finalmente le restrizioni sono state revocate su quasi tutte le specie e ora riusciamo a lavorare quasi normalmente, come prima, e questo grazie ai sacrifici di tutti".

Anche l'agricoltura è sulla buona strada. Prima del 2011, la regione di Fukushima era una delle maggiori produttrici di riso del Giappone ed era soprannominata "il regno della frutta", in particolare per le sue dolcissime pesche.

Grazie alla decontaminazione, le esportazioni di diversi prodotti locali sono ora consentite in diversi paesi, e sono state anche autorizzate da un team di esperti dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'agricoltura e dell'Agenzia internazionale dell'Energia atomica.

Uno dei paesi che hanno revocato il divieto di importazione di generi alimentari da Fukushima: le Filippine

"I Giochi della ricostruzione". Guardando al futuro

Dopo la visita dell'Aiea a Fukushima, in febbraio, abbiamo incontrato a Vienna il direttore generale dell'Agenzia. "Sono rimasto molto colpito da diversi aspetti - ha ammesso Rafael Mariano Grossi - La regione nel suo insieme è stata naturalmente oggetto di molti sforzi, che sono stati portati avanti con l'obiettivo della ricostruzione ma al tempo stesso lavorando anche sull'economia, perché è molto importante, è una parte del Giappone che produce cibo, come il pesce per esempio. Ho potuto visitare il J-Village, che fa parte del complesso olimpico dei Giochi dell'anno prossimo, e che mostra che ci sono progressi costanti".

Il direttore dell'Aiea in visita al J-Village

​Anche Manabu Nakao, consigliere incaricato della promozione delle Olimpiadi per l'Agenzia della ricostruzione, insiste sulla necessità di "farsi vedere", ma non solo: "Quest'edizione delle Olimpiadi è stata chiamata 'I Giochi della ricostruzione' per ringraziare il mondo intero dei tanti aiuti che abbiamo ricevuto per la ricostruzione del paese dopo i terremoti nell'est del Giappone. È l'occasione di far vedere come ci stiamo ricostruendo, di mostrare i buoni prodotti e i bei paesaggi delle aree colpite e condividerne lo splendore con il resto del mondo".

I Giochi olimpici e paralimpici contribuiranno a dare un'ulteriore spinta in avanti a una regione che finalmente guarda al futuro.