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Fukushima, gli interventi di decontaminazione a 10 anni dal disastro

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Fukushima, gli interventi di decontaminazione a 10 anni dal disastro
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Spotlight. Riflettori puntati su Fukushima, 10 anni dopo il disastro alla centrale nucleare. Euronews è andata a vedere a che punto sono i lavori di decontaminazione del sito.

I lavori alla centrale di Fukushima Daiichi

Durante lo tsunami, un'onda alta 15 metri ha distrutto 4 dei 6 reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, a nord di Tokyo. Dopo la catastrofe, il governo e la Tepco (che gestisce il sito) portano avanti il decommissioning della centrale. L'intervento comprende la decontaminazione, che dovrebbe essere completata in 30-40 anni.

La centrale aveva 6 reattori, tutti spenti. I reattori 5 e 6 sono stati risparmiati dall'onda; il 4 è stato svuotato del suo combustibile. Dopo lo tsunami, la prima fase è stata quella di fermare i reattori e prevenire nuove emissioni di radioattività versando acqua sugli impianti.

Decontaminazione in tre fasi

Kimoto Takahiro, vice sovrintendente del sito Fukushima Daiichi D&D Eng, Tepco, definisce meglio l'elenco delle priorità: "Il raffreddamento dei reattori era la cosa più importante, ecco perché abbiamo iniziato con quello. Poi abbiamo dovuto occuparci dei bacini di combustibile".

La seconda fase consiste nella rimozione del combustibile presente nelle vasche dei reattori: un'operazione che richiederà altri 10 anni. Il mese scorso, la rimozione di circa due terzi del combustibile esausto dai reattori incidentati è stata completata usando dei robot.

La terza fase prevede la rimozione dei detriti: un intervento lungo e delicato, che avrà luogo nei reattori 1, 2 e 3. È stato ritardato a causa della crisi di Covid. Nel sito, da 4.000 a 5.000 persone lavorano ogni giorno nello sforzo comune finalizzato a decontaminare il sito.
In una sezione essenziale, nell'impianto ALPS, viene filtrata l'acqua contaminata.

Fukumatsu Teruki, senior technology leader di Toshiba Energy Systems, spiega in cosa consiste l'intervento nell'impianto ALPS: "Qui, il reattore danneggiato contiene combustibile fuso e deve essere raffreddato in modo permanente. Bisogna quindi versare acqua su di esso. L'acqua contaminata che esce viene assorbita da una pompa e viene inviata a un sistema ALPS. Le radiazioni vengono praticamente eliminate, tranne il trizio. L'acqua viene infine immagazzinata in serbatoi".

Il trizio è una parte radioattiva della molecola dell'acqua, presente in natura, spiega Georg Steinhauser dell'Università Leibniz di Hannover, che ha visitato Fukushima 3 volte.

"Il trizio non si accumula nel corpo umano perché ha un'emivita molto breve - dice Steinhauser - se lo si assume, lo si espelle poi di nuovo. Il trizio in generale è l'ultimo dei problemi".

Dove finirà l'acqua trattata?

In seguito, l'acqua trattata viene immagazzinata in mille serbatoi che hanno una capacità di 1,24 milioni di metri cubi. Queste cisterne saranno però piene nel 2022; l'acqua dovrà essere perciò drenata. Sono stati proposti due piani: rilasciarla nell'aria o scaricarla in mare. Le due soluzioni preoccupano i pescatori e gli agricoltori locali: temono che i loro prodotti guadagnino ancora una volta una cattiva reputazione e le vendite ne risentano.Il governo sta valutando la soluzione migliore, che sarà attuata in 2 anni, dopo il via libera dell'Autorità per la sicurezza nucleare, organismo indipendente creato dopo il disastro di Fukushima.

Questi rilasci sono comuni in tutto il mondo, dice l'esperto dell'AIEA, Christophe Xerri: "Tutti i reattori nucleari sono autorizzati a rilasciare piccole quantità di radioattività nell'acqua e nell'aria. Tutto questo è soggetto al controllo normativo".

Chernobyl? Tutta un'altra faccenda

Secondo gli esperti, l'incidente in Giappone non ha niente a che vedere con Chernobyl.

"Chernobyl, per esempio, ha rilasciato un'enorme quantità di plutonio e americio. Quindi Chernobyl sarà contaminata per sempre - sottolinea Georg Steinhauser - Fukushima è una storia completamente diversa. Perché quello che Fukushima ha rilasciato è fondamentalmente cesio radioattivo. Il cesio 137 ha un'emivita di 30 anni".

Dopo il disastro il Giappone ha cambiato i suoi standard di sicurezza per lesue centrali nucleari e sta condividendo la sua esperienza con il mondo. E, secondo gli esperti dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, che hanno visitato il sito l'anno scorso, i metodi, le analisi e le misurazioni della radioattività sono affidabili.