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Plastica liquida in quasi un detergente su quattro

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Microplastiche e plastiche liquide nei detergenti
Microplastiche e plastiche liquide nei detergenti   -   Diritti d'autore  Immagini Greenpeace
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Plastica liquida o in microparticelle in quasi un terzo dei detergenti per superfici, abiti o stoviglie. Un nemico invisibile - e ad oggi del tutto legale - che preoccupa però proprio perché ancora sconosciuto. "Stiamo creando un nuovo inquinamento, utilizzando dei prodotti i cui effetti sull'ambiente sono ad oggi ignoti", dice Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.

A rischio soprattutto i detersivi per il bucato

All'origine della denuncia, un rapporto della stessa Greenpeace, intitolato: "Plastica liquida, l'ultimo trucco per avvelenare il nostro mare". Sui 1819 prodotti controllati sul web, il 23% conteneva almeno un ingrediente in plastica. "I prodotti in cui queste sostanze erano più presenti erano quelli per il bucato - dice ancora GIuseppe Ungherese a Euronews -. Il 30% circa di quelli presi in esame. E tra questi, le aziende nei cui prodotti si riscontrano con maggiore frequenza, Procter and Gamble, Colgate e Real Chimica".

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Microplastiche e plastica liquida nei detergentiImmagini Greenpeace

L'incognita degli altri prodotti e il rischio che sia la punta di un iceberg

In base alle ricerche di Greenpeace, queste sostanze vengono soprattutto utilizzate per aumentare la viscosità e l'opacità del detergente, o per ritardarne la diffusione dell'aroma. La ristrettezza delle categorie di prodotti presi in esame, non esclude però che quanto messo in luce sia solo la punta di un iceberg. "E' verosimile che questa tipologia di sostanze sia presente anche in altre categorie merceologiche - ci spiega ancora Giuseppe Ungherese -. Probabilmente i cosmetici, probabilmente le creme solari. Insomma, sono sostanze di cui l'industria fa largo uso".

L'Europa prepara un bando di restrizione (ma non per la plastica liquida)

In ossequio al principio di precauzione, Greenpeace chiede il bando di queste sostanze. Non essendo specificamente disciplinato, il loro utilizzo è però al momento autorizzato. Su mandato della Commissione europea, l'ECHA, l'agenzia europea per le sostanze chimiche ha preparato una bozza di restrizione, ma che riguarderà soltanto le particelle in forma solida. "Di fatto le aziende sono riuscite, prima ancora che venga approvata questa nuova restrizione, ad aggirarla, ricorrendo alla plastica liquida o semisolida".

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L'Agenzia europea per le sostanze chimiche lavora a un bando di restrizione (che però esclude la plastica liquida)Euronews

"Stop a queste sostanze. Esistono già valide alternative naturali"

Da qui la mobilitazione di Greenpeace: una petizione indirizzata al Ministro dell'ambiente Sergio Costa, per sostenere l'iniziativa europea, ma chiedere che recepisca anche un ampliamento del bando. "Queste sostanze possono essere eliminate e sostituite - conclude Giuseppe Ungherese -, esistono già vari prodotti naturali che permettono di ottenere gli stessi effetti". Alcune delle aziende interpellate, a Greenpeace hanno confermato di fare uso di queste sostanze, ma anche espresso la volontà di eliminarle entro la fine del 2020.