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Israele: annessione si, ma non oggi

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Netanyahu discute con l'inviato USA
Netanyahu discute con l'inviato USA   -   Diritti d'autore  ABIR SULTAN/ABIR SULTAN
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Il premier israeliano Netanyahu ha lasciato intendere che il processo per l'annessione di territori palestinesi in Cisgiordania occupati dai coloni, atteso per le prossime ore, non avverrà nei tempi previsti. Con l'iniviato statunitense e i suoi delegati "stiamo lavorando sulla questione della sovranità, e questo lavoro proseguirà nei prossimi giorni", ha detto Netanyahu poco dopo aver incontrato l'inviato speciale statunitense Avi Berkowitz e l'ambasciatore di Washington in Israele, David Friedman. I due il giorno prima avevano incontrato Benny Gantz, attualmente Ministro della Difesa e tra due anni premier al posto di Netanyahu, come concordato all'atto della formazione del governo d'unità nazionale.

Gantz aveva detto che nell'emergenza pandemica tutto ciò che esula dal Covid andrebbe rinviato, annessioni comprese. Netanyahu aveva subito liquidato la presa di posizione affermando che Gantz, su questo tema, "non ha voce in capitolo".

Ma proprio poche ore prima della scadenza prevista anche Netanyahu ha detto che il lavoro prosegue: se intenda comunque procedere in queste ore a passi parziali in attesa della definizione dei dettagli sulle parti mancanti, o se tutto debba ritenersi rinviato, non è al momento chiaro.

Israele, che ha occupato i territori palestinesi con la guerra del 1967, nonostante la comunità internazionale consideri illegale il possesso di almeno 120 colonie, punta ad annettere queste aree al territorio dello stato.

L'iniziativa di Netanyahu, fondata su un piano presentato dalla Casa Bianca, ha sollevato la rabbia e l'indignazione dei palestinesi, che promettono una risposta adeguata, ma anche le critiche di molti paesi occidentali e della stessa Unione europea.

"L'annessione non è il modo per creare la pace e migliorare la sicurezza di Israele", ha detto il responsabile europeo della politica Estera, Borrell.