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Perché le elezioni presidenziali polacche di domenica sono cruciali

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Perché le elezioni presidenziali polacche di domenica sono cruciali
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Il fioraio di Varsavia. È da un secolo che questo negozio vende fiori, ne ha viste di cotte e di crude, la seconda guerra mondiale e l’era del socialismo reale. E ora il covid. Dalle tragedie ideologiche del "secolo breve" alla simil peste del ventunesimo. Per non farsi mancare niente. Roman Pieńkowski, ha ripreso la sua attività con un certo sollievo:

"In marzo è stata dura, guadagnavo tra i 200 e i 300 zloty (circa una sessantina di euro) al giorno, non ci pagavo l’affitto. Stavo per chiudere il negozio. Poi, ho preferito aspettare".

Questo negozio è una delle migliaia di attività costrette alla chiusura per settimane, e molte non hanno piu riaperto. La Polonia affronta la sua prima recessione dalla caduta del comunismo tren’anni fa.

Sarà dunque l’economia la più grande preoccupazione per gli elettori delle presidenziali di domenica.

Ci sono undici candidati pronti a dar battaglia al primo turno delle elezioni presidenziali, anche se in realtà si tratta di una gara a due. Il presidente uscente Andrszey Duda e il sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski

Nessuno ce la farà a superare il 50 per cento al primo turno. Per questo si prevede un ballottaggio con un testa a testa da cardiopalma a metà luglio.

Spiega Wojciech Przybylsk, direttore del periodico "Visegrad Insight":

"Si vede. Duda è nervoso, come presidente uscente, dovrebbe sentirsi più sicuro, fino a qualche mese fa ci si aspettava che avrebbe vinto addiritura al primo turno, per diverse ragioni. Ma adesso Andrszey Duda guarda indietro. E lo puoi vedere in tutto quello che fa, nel suo modo di comunicare, tutto legato al suo passato aureo, ai successi suoi, e della sua fazione. Non guarda troppo al futuro, e non invia più quei messaggi di speranza e cambiamento a cui ci aveva abituati nelle elezioni precedenti".

Anche se la Polonia non è un repubblica presidenziale, il capo dello stato, grazie alla qualità istituzionale delle sue prerogative, ha un potere di condizionamento dell’indirizzo politico, con certe analogie col sistema italiano.

Il presidente emerito polacco, Aleksander Kwaśniewski,

"I presidenti polacchi non hanno il peso di quelli francesi, ma ne hanno più di quelli irlandesi o austriaci. Il presidente polacco è il garante della costituzione. Ha poteri nella politica estera e nella difesa, è infatti il comandante in capo delle forze armate. E poi ha una prerogativa nevralgica, il diritto di veto legislativo".

È improbabile che domenica ci sia un risultato evidente. I polacchi avranno certamente un margine di certezza tra qualche settimana, al ballottaggio in quella che che potrebbe essere l’elezione più serrata dalla caduta del comunismo, trent’anni fa.

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