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Gli Usa celebrano la fine della schiavitù, non del razzismo

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Gli Usa celebrano la fine della schiavitù, non del razzismo
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Si celebra da oltre 150 anni, ma forse mai come quest'anno il 19 giugno, la giornata che festeggia il primo atto formale di abolizione della schiavitù negli Stati Uniti, mostra quanto la fine del razzismo sia ancora lontana.

Manifestazioni in tutto il paese, da Washignton a San Francisco, da Seattle a New York. A Tulsa, in Oklahoma, teatro nel 1921 di un massacro di neri condotto da una folla di bianchi impazziti, il presidente Trump ha insistito per esserci anche lui e ha promosso una iniziativa politica, ma la reazione delle comunità locali lo ha costretto a rimandare di un giorno quella che molti abitanti del posto resta una provocazione: "Ci manca di rispetto, Venire in questo momento è sbagliato e non lo apprezziamo davvero."

Il raduno promosso dal presidente tra l'altro solleva domande sui rischi per la sicurezza sanitaria, anche per il fatto che i fan di Trump paiono generalmente poco disposti a limitare il loro agire a causa della pandemia. Bianchi e spesso dichiaratamente razzisti, come questa parrucchiera dell'Arkansas, esprimono quello per loro è "un senso comune": "Finora nessuno si è lamentato per i raduni, i disordini, o per il funerale di George Floyd", dice denunciando la doppia morale di chi mostra dei dubbi.

Sulla festa del 19 giugno dalla Casa Bianca è arrivato solo un messaggio social della first lady Melanie, che neanche in questa occasione ha rinunciato a un contesto molto glamour.