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India: proteste di piazza contro la Cina dopo gli scontri nel Galwan

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India: proteste di piazza contro la Cina dopo gli scontri nel Galwan
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Si è riverberata sulle piazze indiane, con tanto di falò di simboli cinesi, l'eco di alcuni commentatori di Nuova Delhi che chiedevano vendetta: il governo cinese avrebbe taciuto mercoledì sulle ricadute degli scontri con l'esercito indiano in una zona di confine controversa nell'alto Himalaya; scontri in cui l'esercito indiano ha perso almeno 20 soldati. In molte città indiane gruppi di persone hanno tenuto manifestazioni anti-cinesi, bruciando bandiere e immagini del presidente Xi Jinping e lanciando slogan per chiedere vendetta.

Una vecchia ruggine

La Cina rivendica circa 90.000 chilometri quadrati (35.000 miglia quadrate) di territorio nel nord-est dell'India, mentre l'India afferma che la Cina occupa 38.000 chilometri quadrati (15.000 miglia quadrate) del suo territorio nell'altopiano di Aksai Chin. Negli anni la controversi si era relativamente sopita.

I ministri degli esteri "pompieri" ma la tensione resta alta

I ministri degli esteri di Cina e India, Wang Yi e Subrahmanyam Jaishankar, hanno avuto un colloquio telefonico nel quale avrebbero concordando sulla necessità di calmare le acque. Secondo una nota emessa da Pechino India e Cina intendono "affrontare in modo imparziale" quanto accaduto nelle impervie montagne di Galwan. Zhao Lijian, il portavoce del ministro degli esteri cinese ha detto che i due Paesi stanno lavorando sul campo per indagare sui fatti che "Dopo l'incidente Cina e India si sono impegnate a risolvere le contese attraverso il dialogo salvaguardando la pace e la tranquillità al confine. Essendo i due maggiori Paesi in via di sviluppo del mondo ed economie emergenti, gli interessi comuni di Cina e India sono molto maggiori delle loro differenze."

Dopo l'incidente Cina e India si sono impegnate a risolvere le contese attraverso il dialogo (...) Essendo i due maggiori Paesi in via di sviluppo del mondo gli interessi comuni di Cina e India sono molto maggiori delle loro differenze
Zhao Lijian
portavoce del ministro degli esteri cinese

Lijian ha aggiunto, però che "gli scontri sono avvenuti sul territorio controllato dai cinesi quindi Pechino non è colpevole di quanto accaduto".

Da parte indiana il primo ministro Narendra Modi ha affermato che l'India non ha mai provocato nessuno ma allo stesso tempo "non accetta compromessi quando si tratta di integrità territoriale e sovranità nazionale. Ogni volta che è arrivato un momento simile, abbiamo dimostrato la nostra forza nel salvaguardare l'integrità e la sovranità del nostro Paese", ha aggiunto.

Il ministro degli esteri indiano ha accusato i cinesi di aver costruito una struttura sul territorio controllato da New Delhi e la stampa indiana ha riportato di scaramucce già dai primi di maggio quando soldati cinesi avrebbero attraversato il confine in tre punti diversi, erigendo tende e posti di guardia e ignorando gli avvertimenti verbali partire. Gli scontri che sono seguiti sono finiti sui social media.

l'India non accetta compromessi quando si tratta di sovranità nazionale. Ogni volta che è arrivato un momento simile, abbiamo dimostrato la nostra forza nel salvaguardare l'integrità del Paese
Narendra Modi
primo ministro indiano

Si tratta del primo scontro mortale sul confine controverso tra India e Cina dal 1975, e mentre gli esperti affermano che è improbabile che entrino in guerra, allentare rapidamente le tensioni risulta piuttosto difficile. Intanto tutte le basi dell'esercito e dell'aviazione indiana schierate lungo i 3500 chilometri della linea di confine con la Cina sono state messe in massima allerta in queste ore.

In allerta anche la marina indiana

Anche la marina indiana ha ricevuto la richiesta di alzare il suo livello di allerta nella zona dell'Oceano Indiano dove le forze navali cinesi fanno spesso irruzione. La decisione è stata presa dal ministro della difesa Rajnath Singh, durante un meeting con il capo di stato maggiore Generale Bipin Rawat e i tre capi dei differenti corpi. L'esercito avrebbe intanto già incrementato il numero delle presenze in tutte le sue basi-chiave lungo la Linea di Controllo in Arunachal Pradesh, Uttarakhand, Himachal Pradesh e Ladakh.

"La Cina mostra i muscoli quando si sente vulnerabile"

La scena degli scontri deve essere stata d'altri tempi: uomini che combattono corpo a corpo in alta montagna. Senza armi, come è stato convenuto che sia per i soldati sia cinesi che indiani lì nel Ladakh. La battaglia dura sei lunghe ore, la Cina non dà i dettagli ma per fonti d'intelligence americana riportate dalla stampa indiana, i morti e feriti tra i soldati cinesi sarebbero una quarantina.

Chi ha attaccato per primo non si sa e sul dettaglio più importante forse non verrà mai fatta chiarezza. Certo è che la stampacinese ha minimizzato l'accaduto mentre quella indiana punta il dito contro certi bivacchi dei soldati cinesi in territorio indiano: una provocazione. Aggiunge che la Cina ha attaccato in un momento in cui l'India è debole, approfittandone.

"Dal punto di vista storico la Cina nelle controversie territoriali ha sempre mostrato i muscoli quando era vulnerabile - dice Simone Dossi, ricercatore di relazioni internazionali all'Università Statale di Milano - su questo c'è un'ampia letteratura" Qualche esempio? La guerra con l’India del 1962, quando la Cina si sentiva più debole a causa del deterioramento delle relazioni con l'Unione sovietica iniziato dopo il '59; da parte indiana vennero consolidati i confini e la Cina attaccò. Potrebbe essere avvenuto anche oggi: dal 2017 ci sono tensioni recrudescenti e l'India in quell'area ha migliorato le infrastrutture per dispiegare più facilmente le truppe. La Cina potrebbe essersi sentita più vulnerabile per questo. Dopo il '62 successe nel 1988 quando la Cina colpì e affondò delle navi vietnamite che tentavano di avvicinarsi all'arcipelago delle isole Spratly, una battaglia navale col Vietnam che avvenne in un contesto in cui la Cina si sentiva debole perché diversi Stati avanzavano rivendicazioni territoriali.