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Il Coronavirus affonda la cultura

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Il Coronavirus affonda la cultura
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La ripartenza di cui si discute in questi giorni in Europa, non riguarda i teatri e altri luoghi aggregativi. Cosa accade nelle mura domestiche degli artisti non famosi allora? Per loro prendere gli aiuti statali non è cosa semplice. Lavorare da casa ancora meno.

La questione è tutt'altro che marginale: il settore dell'arte creativa nell'Unione europea impiega quasi 9 milioni di persone.

"Per allenarmi ho bisogno di uno spazio specifico – si racconta dal suo appartamento Júlia Campistany, trapezista e ginnasta olandese -. Ma anche di strumenti specifici e misure di sicurezza. Certo, stare a casa non significa smettere del tutto di lavorare perché posso usare questo tempo per la pianificazione e la scrittura delle coreografie. Ma la verità - aggiunge - è che la parte più importante del nostro lavoro si svolge a contatto con gli altri."

Il 95 % degli artisti sono liberi professionisti o titolari di piccole e medie imprese di spettacolo. Il pubblico può utilizzare Internet per accedere a film, musica e altre forme d'arte durante il lockdown. Ma questo non versa alcun contributo economico agli artisti indipendenti.

Taglio delle inserzioni pubblicitarie

"Per quanto riguarda il mondo delle emittenti televisive e radiofoniche - spiega Pauline Durand-Vialle della Federazione europea dei registi - le perdite più preoccupanti sono quelle legate al calo delle inserzioni pubblicitarie. Ma anche alla difficoltà di creare nuovi contenuti durante i prossimi mesi se tutto continua ad essere chiuso. Questo – dettaglia Pauline - si traduce anche in una riduzione delle royalties versate agli autori. Senza dimenticare l'aggravante di non sapere quando potremmo tornare a lavorare normalmente."

Gli aiuti delle Commissione europea

Per ora la Commissione europea ha proposto diverse misure di auto:

. 2 milioni di euro per il programma degli mobilità degli artisti tra gli stati membri

. Accesso al fondo SURE

. 5 milioni di euro per il cinema

. Flessibilità per i progetti finanziati dal programma europeo creative Europe.

Nel bilancio dell'UE dal 2014 al 2020, il programma creative Europe aveva assegnato stanziato circa un miliardo e mezzo di euro alla cultura indipendente.

Le proposte del Parlamento europeo

"Dobbiamo pensare a diversi modi per avviare nuovi programmi di sostegno agli artisti – propone l'eurodeputata tedesca del PPE, Sabine Verheyen, a capo della commissione Cultura -. Così come esiste il fondo SURE che garantisce la cassa integrazione ai lavoratori e c'è il fondo per lo sviluppo regionale per le aree più povere. Allo stesso modo si potrebbe creare un fondo specifico per garantire un reddito agli artisti e alle persone che lavorano nel settore creativo, penso soprattutto a quello digitale. "

Prima della pandemia, quasi il 4 % del PIL europeo era prodotto dal mondo della cultura. il settore che purtroppo impiegherà più tempo di tuti a risollevarsi a causa del distanziamento sociale.