L'UE valuta il rafforzamento della missione Aspides nel Mar Rosso dopo il sollecito dell'Italia. Nella lettera l'Alta Rappresentante dell'UE chiede navi e aerei per proteggere lo stretto di Bab el-Mandeb dagli attacchi provenienti dallo Yemen
L'ipotesi di rafforzare la missione Aspides nel Mar Rosso è arrivata lunedì sul tavolo dei governi dei 27 attraverso una lettera di Kaja Kallas, datata 19 settembre, seguita a quella scritta dal ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, all'Alta Rappresentate per la politica estera dell'UE.
"Abbiamo bisogno di più assetti navali e aerei, adeguatamente equipaggiati", comprese maggiori capacità per assicurare la "protezione ravvicinata", ha scritto Kallas dopo il deterioramento della sicurezza della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Golfo di Aden con il Mar Rosso, lungo le sponde di Yemen e Gibuti, controllando di fatto le rotte commerciali tra l'Oceano Indiano e il Canale di Suez (e dunque il Mediterraneo).
"Eunavfor Aspides continua a sostenere la libertà di navigazione attraverso Bab el-Mandeb sulla base degli assetti forniti dagli Stati membri", aggiunge l'Alta Rappresentante nella missiva, "nell'attuale contesto di accresciuta insicurezza dobbiamo essere in grado di aumentare in modo sostanziale la nostra presenza, per garantire che l'operazione possa svolgere pienamente il proprio mandato".
"La leva che gli Houthi hanno acquisito sullo stretto con la conquista del porto di Mocha, dell'isola di Perim e delle isole Hanish costituisce una seria minaccia per la sicurezza marittima lungo una rotta di transito internazionale fondamentale", conclude Kallas che sta "già colpendo gli interessi europei".
Cosa chiede l'Italia all'UE sulla sicurezza del Mar Rosso
Crosetto aveva sollecitato un rafforzamento di Aspides, dopo l'intervento della fregata Carlo Bergamini per scortare un mercantile italiano al largo delle coste dello Yemen.
Il ministro aveva lamentato la presenza di due sole navi da guerra europee nella zona e comunicato la decisione di non aspettare l'Europa nel caso fosse necessaria un'ulteriore scorta ai cargo commerciali nazionali.
L'uscita pubblica di venerdì era stata preceduta dalla pressione degli armatori italiani e dalla presa di posizione del ministero degli Esteri. "Sono mesi che chiediamo all'Unione Europea di rinforzare la missione Aspides: l'Italia e la Grecia stanno facendo molto ma se dobbiamo garantire tutta l'Europa, allora se non c'è un contributo militare deve esserci un contributo finanziario", aveva detto il ministro Antonio Tajani.
A seconda delle reazioni che la richiesta di Crosetto, supportata da Kallas, genererà tra gli Stati UE si potrebbero aprire due opzioni.
La prima è che altri Paesi decidano come l'Italia di prendersi responsabilità in quel tratto di mare all'interno della stessa missione Aspides. Nell'area operano già unità francesi e olandesi, a protezione dei mercantili nazionali.
La seconda è che sia il governo di Roma a rafforzare la presenza militare con altre navi di stanza a Gibuti ma, in questo caso, chiedendo agli alleati contributi alle spese militari necessarie, pur consapevole che servirebbe una difficile unanimità per approvarli.
L'accelerazione in questo senso potrebbe essere dettata dalla necessità di proteggere quella decina di passaggi alla settimana nello stretto ritenuti cruciali da Roma.
Ma anche dai danni che l'Italia sta pagando, come nel caso della perdita di un Eurofighter nel bombardamento degli Houthi, la milizia che ormai controlla lo Yemen, su una base dell'Arabia Saudita la scorsa settimana.
L'Italia ha mezzi avanzati in diverse basi saudite, oltre a piccoli contingenti schierati in Barhrein, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, già messi a rischio dalla guerra all'Iran.
Come potrebbere muoversi l'UE: cambio delle regole d'ingaggio?
Nella lettera ai governi europei Kallas ha chiesto di "suggerire possibili azioni", incluso per l'operatività delle missioni UE esistenti.
ll calendario offre due occasioni per chiarire il prossimo impegno europeo nel Mar Rosso: la riunione dei ministri della Difesa UE il 28 settembre e quella del Consiglio Affari esteri il 12 ottobre.
L'urgenza data dal rischio di una chiusura anche parziale di Bab el-Mandeb dopo quello di Hormuz, con evidenti ricadute su costi e prezzi dei carichi energetici e commerciali, potrebbe portare dunque al ripensamento delle due missioni navali (EU NAVFOR) in corso: Aspides e Atalanta.
Aspides è stata lanciata nel febbraio del 2024 e, pure se a scopo difensivo, ed è autorizzata ad usare la forza per proteggere le navi mercantili dagli attacchi degli Houthi, come già accaduto alle navi italiane Caio Duilio e Fasan.
Il comando strategico è stato affidato alla Grecia e la gestione operativa è stata divisa a periodi successivi tra Italia e Grecia, che la guida in questo momento con l'ammiraglio Vasileyos Griparis.
Italia e Grecia hanno finora garantito anche le tre navi della missione, affiancate temporaneamente da imbarcazioni di Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio.
Secondo la stampa italiana, Kallas avrebbe consultato Griparis nelle scorse ore per capire quante navi aggiuntive servirebbero per l'efficacia delle missione a Bab-el-Mandeb.
Diversi analisti sottolineano, però, come il solo dispiegamento navale potrebbe essere insufficiente, invocando una copertura aerae a fronte dell'avanzata degli Houthi su interi tratti della costa yemenita.
La missione Atalanta, invece, è attiva dal 2008 per prevenire le azioni di pirateria nel Mare Arabico, nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso e ha il comando nella base spagnola di Rota, nei pressi di Cadice.