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Europa fragile, la Spagna propone una cura anticrisi da 1,5 trilioni di euro

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Europa fragile, la Spagna propone una cura anticrisi da 1,5 trilioni di euro
Diritti d'autore  AP Photo/Manu Fernandez
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All'imminente vertice europeo il premier spagnolo Pedro Sánchez proporrà una cura da 1,5 trilioni di euro per far passare la febbre da coronavirus che affligge l'Europa comunitaria. Questo perché la cancelliera tedesca Angela Merkel si ostina a non accogliere l'idea dei coronabond sostenuta da paesi come Italia, Francia e Spagna. L’idea si avvicina ai desiderata della Francia che la Germania potrebbe accettare perché non porterebbe a sostanziali modifiche giuridiche che significherebbero complesse votazioni nel parlamento tedesco ed eventuali ricorsi alla Corte costituzionale di Germania. In realtà la proposta iberica, già sostanzialmente nota, non si concentra esclusivamente sulla crisi in corso.

Una massa di denaro equivalente alle dimensioni dell'economia italiana

Il fondo, che per dimensioni rappresenterebbe la stazza dell'economia italiana, sarebbe sostenuto da un debito perpetuo da ripartire fra i paesi più colpiti dalla pandemia con trasferimenti di risorse e non di debito. Si tratterebbe di un bel salto qualitativo rispetto ai soli 500 miliardi di euro messi in campo in occasione dell'ultimo Eurogruppo.

La posizione netta dell'Italia

Il premier italiano Giuseppe Conte, che vuole gli eurobond, ha anche criticato duramente stati membri come la Germania e l'Olanda per i "luoghi comuni" con cui continuano a trattare l'Italia, un atteggiamento "da primi della classe" che è fuori luogo in una dimensione di crisi come questa che volere o volare investirà duramente anche i paesi che il virus ha parzialmente risparmiato. La Spagna tenta così di aggirare il problema prendendo da un'altra prospettiva la necessaria soluzione finanziaria.

L'attendismo della Commissione europea

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che si è profusa in scuse all'Italia, sembra orientata a un piano da 1 trilione di miliardi da raccogliere sui mercati con obbligazioni gestite dalla Commissione, da erogare ai paesi più colpiti dalla pandemia, in parte sotto forma di erogazioni a fondo perduto, in parte sotto forma di prestiti a basso interesse da rimborsare non prima di 20 anni. In realtà la partita è ancora tutta da giocare anche se la posta finale non è tanto la fine della pandemia, che bene male arriverà, ma è il futuro di un consorzio europeo troppo inefficace e in questo caso per nulla tempista nel rilevamento delle necessità vitali di una fetta cosi' consistente di cittadini comunitari.

La premessa dell'Eurogruppo

Il 10 aprile la riunione dell'Eurogruppo ha gettato solo le basi di un iniziale accordo informale fra i Ministri delle Finanze dei paesi dell’eurozona . Giovedì 23 aprile toccherà al Consiglio europeo indicare gli strumenti da scegliere per sventare una crisi economica senza precedenti innescata dalla pandemia COVID-19. Cinque gli indirizzi per le discussioni del Consiglio europeo: la limitazione della diffusione del virus, l’equipaggiamento medico in particolare mascherine e i ventilatori, la promozione della ricerca, inclusa quella per il vaccino, le conseguenze socio-economiche e l’aiuto ai cittadini bloccati in paesi terzi.