Domenica il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica ha detto di aver individuato e sequestrato nelle acque dello stretto di Hormuz un secondo mezzo subacqueo senza pilota, uno Zehpad, appartenente all'esercito degli Stati Uniti
Le Guardie della rivoluzione islamica hanno comunicato di aver intercettato un avanzato mezzo subacqueo durante una missione di ricognizione nello Stretto di Hormuz, nel quadro di una "operazione coordinata di intelligence e guerra elettronica". Lo hanno fatto sapere gli stessi pasdaran in un comunicato.
Nel testo si precisa che il mezzo sequestrato è un "Remus 600" e che ora è stato consegnato agli esperti militari iraniani per il "recupero delle informazioni".
Al momento della stesura di questo articolo, il Comando centrale statunitense, CENTCOM, e il Dipartimento della Difesa non hanno ancora confermato né smentito queste affermazioni.
Si tratta della seconda dichiarazione di Teheran, in pochi giorni, sul presunto sequestro di apparecchiature subacquee appartenenti agli Stati Uniti.
Martedì i Pasdaran avevano inoltre annunciato di aver fermato, all’ingresso del corridoio marittimo strategico, un altro veicolo subacqueo autonomo del tipo "Dive-LD", prodotto dall’azienda statunitense Anduril: una rivendicazione sulla quale Washington ha finora mantenuto il silenzio.
Secondo i media iraniani, i veicoli subacquei autonomi della serie "Remus 600", impiegati dalla Marina statunitense e da alcuni Paesi membri della NATO, sono sistemi più leggeri e modulari rispetto ai grandi mezzi subacquei oceanici.
Questi veicoli, in grado di trasportare diversi sensori, telecamere e sonar avanzati, vengono usati soprattutto per operazioni di sorveglianza, mappatura dei fondali, sminamento e ispezioni subacquee. Possono operare fino a una profondità di 600 metri.
Nel passaggio finale del comunicato, la Marina dei pasdaran ha ribadito, in linea con la posizione di Teheran, che "lo stretto di Hormuz è chiuso" e ha avvertito che le sue forze affronteranno qualsiasi transito non autorizzato o attività militare in queste acque.
Lo stretto di Hormuz, che in condizioni normali rappresenta un passaggio vitale per circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto consumati nel mondo, è stato teatro, dopo le recenti crisi e i conflitti nella regione, di un’escalation senza precedenti delle tensioni marittime.
Teheran, negli ultimi mesi, ha dichiarato di avere il controllo di questo passaggio e di voler imporre un pedaggio alle imbarcazioni in transito, un progetto che ha incontrato la forte opposizione degli Stati Uniti e dei loro alleati.
In risposta, Washington ha introdotto misure restrittive sull’accesso ai porti iraniani, spingendo la regione in una nuova fase di confronto.