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Tetto ai prezzi di benzina e diesel: la situazione ai distributori ENI, il governo cerca l’intesa anche con Q8

Dopo ENI, IP ed ESSO il governo italiano cerca di convincere il marchio Q8 a mettere un tetto ai prezzi dei carburanti
Dopo ENI, IP ed ESSO il governo italiano cerca di convincere il marchio Q8 a mettere un tetto ai prezzi dei carburanti -  Diritti d'autore  (AP Photo/ Alessandra Tarantino)
Diritti d'autore (AP Photo/ Alessandra Tarantino)
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Entrano in vigore i tetti ai prezzi di benzina e gasolio introdotti da Eni e annunciati anche da IP ed Esso. Il governo punta ad allargare l'intesa a Q8 per aumentare l'impatto sulla rete nazionale, mentre agricoltori e autotrasportatori protestano chiedendo interventi strutturali contro i rincari

L'Italia attende lunedì l'effetto alla pompa dei tetti ai prezzi di benzina e diesel deciso nei giorni scorsi da ENI (per un mese con possibilità di proseguire fino a fine anno), IP ed ESSO, che entra in vigore in concomitanza con la prevista riduzione del taglio alle accise sul gasolio.

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Il governo prosegue in queste stesse ore con la collaborazione con le compagnie petrolifere, trattando anche con il marchio Q8, una linea che non sembra tuttavia soddisfare alcune delle categorie più colpite dall'emergenza, come autotrasportatori e agricoltori che hanno già iniziato a protestare.

Di quanto è calato il prezzo ai distributori ENI, IP ed ESSO

L'azienda a partecipazione pubblica ha annunciato venerdì il tetto di 1,99 euro e 2,19 euro ai prezzi self-service, rispettivamente, di benzina e gasolio presso le stazioni di servizio Eni e Enilive, dove lunedì mattina i nuovi prezzi risultano applicati in diversi punti di Roma.

Non si sono registrate particolari code ai distributori ENI nel Lazio, in Lombardia e in Toscana, ma almeno una stazione a Napoli ha dovuto presto esporre i cartelli "ESAURITO", dopo avere erogato tutto il carburante stoccato nei depositi.

Nessuna variazione di rilievo per ora invece presso le pompe che fanno riferimento alla compagnia di stato azera SOCAR, che ha acquistato la rete IP ed ESSO la scorsa primavera, che domenica aveva comunicato di seguire l'ENI, spingendo la premier Giorgia Meloni a ringraziare il presidente Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noto che, in base ai dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, lunedì il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,152 euro al litro per la benzina (2,159 il prezzo di domenica) e 2,369 euro al litro per il gasolio (rispetto ai precedenti 2,377). Sulla rete autostradale il prezzo medio sale a 2,214 euro e 2,420 euro.

Meloni tratta con Q8: si supererebbe il 50% della distribuzione nazionale

Guardando ai prezzi, l'effetto ENI con il suo taglio da 17 centesimi ai prezzi sembra per ora più ridotto rispetto alla riduzione degli sconti sulle accise, tanto da risultare in media solo di pochi centesimi se non millesimi di euro più bassi rispetto alla settimana scorsa.

Secondo le rilevazioni dell'associazione Staffetta Quotidiana, i cali medi di prezzo sono stati più marcati in Friuli Venezia Giulia (-2,6 cent al litro per il gasolio, -2,4 per la benzina), dove la reti Eni è più ampia, nel Lazio (-1,5 cent per il gasolio, -1,3 per la benzina) e in Abruzzo (rispettivamente -1,4 e -1,1).

Sulle autostrade tuttavia i prodotti di punta, come il diesel premium perform e il gasolio HVO prodotto da fonti rinnovabili, sfiorano i 3 euro a litro.

SOCAR (State Oil Company of Azerbaijan Republic), da parte sua, ha annunciato prezzi calmierati da questa settimana ai distributori ex gruppo API ma lasciandone l'entità ai distributori locali.

Dopo l'Azerbaigian, dunque, l'esecutivo italiano tenta la carta dei buoni rapporti istituzionali anche con il Kuwait, proprietario della società KPI e del marchio Q8.

Secondo fonti governative, citate da agenzie di stampa italiane, "i canali diplomatici di Palazzo Chigi sono entrati in contatto diretto con la piccola monarchia alleata nel Golfo" per ottenere il "contenimento dei prezzi".

Con il produttore dell'Emirato che dispone di 2900 distributori in Italia - in aggiunta ai quasi 4mila di ENI e ai 4500 dei marchi azeri - si arriverebbe al 52% della rete nazionale.

In parallello al taglio delle accise, la premier e i suoi vice hanno proposto a più riprese accordi con le società energetiche per affrontare la crisi energetica in corso, che ha influito sui prezzi dei carburanti ma anche sulle bollette elettriche e del gas per il riscaldamento domestico.

Di fatto, il "contributo di solidarietà" concesso dai petrolieri porta l'esecutivo Meloni a risolvere temporaneamente l'emergenza.

Una soluzione che trova un plauso nelle assocazioni dei consumatori e in parte dei sindacati ma non nell'opposizione, che chiedeva di tassare gli extraprofitti delle compagnie e soluzioni capaci di affrontare il medio-lungo termine (per esempio incentivando la riduzione dei consumi di carburanti) se la situazione della guerra nel Golfo e nel Mar Rosso, vale a dire i principali canali di produzione e distribuzione via mare degli idrocarburi, non migliorerà.

Contrari anche i marchi di carburante più piccoli, che rischiano di non potersi permettere la riduzione dei prezzi dovendo acquistare per primi i carburanti, a differenza delle compagnie più grandi che prima che distributori sono produttori e raffinatori che hanno guadagnato ampiamente dai rincari in corso e possono permettersi di sacrificare gli utili per qualche mese.

Secondo i calcoli del Corriere della Sera, prima dell’attacco all’Iran il margine medio di guadagno per trasformare il petrolio da greggio in carburante era poco sopra i dieci dollari a barile rispetto ai circa 40 dollari di oggi.

Anche per questo Eni ha visto i fatturati aumentare di ben 5,4 miliardi di euro solo nel secondo trimestre del 2026, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

In quest'ottica si è riunito lunedì il comitato di presidenza di Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta gli impianti dei privati convenzionati con i marchi, per "valutare l'impatto" dell'iniziativa lanciata da ENI "sugli equilibri concorrenziali del mercato".

L'associazione ha chiesto di "estendere il price cap alle forniture" per evitare "una distorsione del mercato".

Agricoltori e trasportatori protestano in Sicilia

Si sono già mosse, infine, le associazioni di categoria più colpite dal caro carburanti, che vogliono misure strutturali per affrontare la crisi dei carburanti.

Da lunedì mattina un nutrito gruppo di trattori presidia una strada statale in provincia di Caltanissetta, in Sicilia, in protesta contro "l'aumento spropositato del carburante e dei costi di produzione".

"Siamo stanchi, non ce la facciamo più - dicono alcuni produttori che hanno aderito alla protesta indetta dal sindacato Agrisat - "non riusciamo più ad andare avanti, non vogliamo morire di fame".

Secondo i manifestanti la riduzione di pochi centesimi dei prezzi del gasolio non compensa le centinaia di euro necessarie ogni giorno per fare funzionare i macchinari agricoli e garantire "prodotti italiani, come i pomodorini" alla filiera alimentare.

Sempre in Sicilia, gli autotrasportatori locali hanno dichiarato uno sciopero tra il 16 e il 20 ottobre.

"Non avendo avuto nessun riscontro da parte del governo nazionale alla nostra richiesta di intervento sul caro carburante", si legge nel comunicato, "il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo dei trasporti e non movimenterà i propri semirimorchi nei porti della Sicilia".

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