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Storia di un'infermiera al fronte

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Storia di un'infermiera al fronte
Diritti d'autore  AFP
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Si parla tanto degli eroi in prima fila nei reparti di terapia intensiva, nella lotta contro il Covid 19, ma spesso sono invisibili, nascosti dietro mascherine e abbigliamento di protezione. Ni ne abbiamo conosciuto una, Mathilde Dumont , infermiera in uno di questi reparti dove tanta gente è entrata per non uscirne più.

Mathilde Dumont: "Sto imparando tanto, ma è davvero stressante, "dice. "Devi restare concentrato e ricordare ogni cosa che stai facendo. Siamo stati mandati qui con una frase. Ci hanno comunicato che eravamo stati distaccati all'unità di terapia intensiva e nessuno ti spiega come comportarti. Sei solo con le tue responsabilità".

Dove assistere malati terminali, dover a volte decidere chi intubare e chi lascoare andare è uno dei compiti che vengono delegati al personale medico che lavora in questi reparti. Vedere un paziente guarito è qualcosa, ma i volti di quelli che non ce l'hanno fatta restano li', nella memoria.

"Ricordo una signora, dice Mathilde, "mi sono chinata verso di lei quando mi ha abbracciato fortissimo, tenendosi al mio collo, l'unica parte del corpo non molto protetta. Il mio primo impulso è stato quello di respingerla. E' un trauma dover ridurre al minimo i contatti con i pazienti. Loro vedono solo i nostri occhi e questo per loro è molto fastidisioso".

L'umanità è una delle prime cose che uno rischia di perdere. La carenza di materale medico sanitario adatto ha anche provocato morti fra il personale medico, in Belgio, come in Italia, Francia e un po' in tutta Europa.

Aldilà della rabbia per i mezzi che a volte scarseggiano o per i vuoti applausi che in fondo servono più a chi li fa sui balconi che a medici e infermieri, Mathilde è stata costretta a fare esperienze a cui arebbe voltentieri rinunciato se avesso potuto. Ha appreso tanto, ma il Coronavirus e ha portato anche via tanto e più che crescere l'ha fatta invecchiare dentro.