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Breton: "L'Ue non era pronta per il Covid-19, ma ora ha una strategia precisa"

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Breton: "L'Ue non era pronta per il Covid-19, ma ora ha una strategia precisa"
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Il Covid-19 sta mettendo a dura prova l'Europa, mettendone in luce le debolezze: carenza di attrezzature mediche vitali, catene di approvvigionamento essenziali interrotte, centinaia di migliaia di persone senza lavoro, imprese in ginocchio, tensione nella solidarietà fra gli stati membri. L'Europa è stata colta alla sprovvista dal coronavirus, ma ora sta mettendo in atto il suo piano di battaglia. Un uomo è al centro di questa battaglia: si tratta di Thierry Breton, commissario europeo al mercato interno. L'abbiamo intervistato.

"Nessun paese era preparato"

Commissario, grazie di essere con noi in Global Conversation. Questa situazione è stata descritta come una guerra. Ora, dopo diverse settimane di crisi, secondo lei, che fa parte di questo gabinetto di guerra, diciamo, quanto controllo ha l'Ue sulla sua reazione?

"È importante ricordare che non c'è stato un solo paese sul pianeta che fosse davvero preparato per questo tipo di crisi. Nessuno. Ricordate tutti che il virus è stato scoperto in Cina l'anno scorso. Vi dirò la verità: nessuno l'ha preso sul serio, con l'eccezione di una richiesta urgente di aiuto che abbiamo ricevuto in gennaio dalla Cina, alla quale abbiamo risposto inviando 56 tonnellate di prodotti, mascherine, guanti, tutto, inclusi i ventilatori. Poi purtroppo la pandemia si è spostata in Europa, e poi in tutto il mondo. La priorità, naturalmente, è stata di avere gli equipaggiamenti necessari e quindi di aumentarne drasticamente la produzione in Europa. Io stesso l'ho chiesto alle industrie, che hanno reagito con grande prontezza, raddoppiando o triplicando la produzione, lavorando 24 ore al giorno. Ma naturalmente non è bastato".​

"Ue pienamente autosufficiente su materiali e attrezzature nei prossimi mesi"

Ma quanto è sotto controllo l'Unione europea, se guardiamo alla situazione generale negli stati membri?

"Ora naturalmente la strategia è molto chiara. Abbiamo deciso che saremo pienamente autosufficienti per quanto riguarda gli equipaggiamenti, e lo saremo nei prossimi mesi. È estremamente importante, perché naturalmente ne abbiamo bisogno per proteggere la popolazione, certo il personale sanitario ma anche tutti i nostri concittadini quando dovranno tornare al lavoro. Sappiamo che per farlo dovranno essere completamente attrezzati".

​Quando dice che saremo completamente autosufficienti, che cosa intende? Che gli equipaggiamenti medici che scarseggiano, o i ventilatori, tutto questo sarà ora prodotto in Europa?

"Parliamo di materiale per la protezione personale, e questo speriamo che accada nei prossimi mesi. Nel frattempo, naturalmente, abbiamo esternalizzato gli approvvigionamenti, dalla Cina o da altri. E penso che ora stia andando meglio. È stata una sfida estrema, come lo è per altri paesi, il Regno Unito, ora gli Stati Uniti. Ma per quanto ci riguarda crediamo che nei prossimi mesi saremo autosufficienti".

​Può essere più preciso? Quando parla dei prossimi mesi, ha un calendario più preciso?

"No, ma penso che sia un risultato incredibile. Per darvi un'idea, la Cina è pronta a produrre 150 milioni di mascherine al giorno. Non era così a febbraio, quindi crediamo che saremo in grado di fare il necessario. Ma naturalmente, per quanto riguarda i ventilatori, questo è un altro punto molto importante, lei ha assolutamente ragione a menzionarlo, perché sappiamo che queste attrezzature sono necessarie per molti pazienti in condizioni critiche. E naturalmente anche in questo caso abbiamo fatto esattamente la stessa cosa, abbiamo aumentato la produzione. Ma non è stato abbastanza, allora, insieme alla presidente, Ursula von der Leyen, abbiamo chiamato diversi produttori, come produttori di auto, di aerei, moltissimi produttori che potevano probabilmente creare la linea di produzione e le attrezzature necessarie, in modo da aumentare la produzione in Europa, e la risposta è stata straordinaria. Per farle un esempio, in Francia la produzione era di circa 500 ventilatori all'anno, ora nei prossimi 50 giorni, con questo consorzio, si sono impegnati a produrne 10 mila".

"Interverremo per impedire l'aumento dei prezzi"

I prezzi sono schizzati alle stelle su alcune merci e si teme che la catena di approvvigionamento potrebbe spezzarsi in alcune aree. Un aumento dei prezzi di certi beni è inevitabile mentre la pandemia continua a diffondersi nell'Unione europea?

"Sa, abbiamo strumenti molto solidi per verificarlo, e siamo in una posizione e in un ruolo di controllo. E io non esiterò a usare il potere che mi è stato conferito per far sì che questo non avvenga. Abbiamo sviluppato una serie di strumenti molto potenti in questo senso, stiamo monitorando la situazione e se vedrò una cosa del genere, non esiterò a intervenire e usare gli strumenti che ho a mia disposizione per far applicare le leggi".

Quindi potete costringere gli Stati membri ad abbassare i prezzi di alcuni beni se vedete che accade?

"Se riscontriamo anormalità per quanto riguarda i mercati e i nostri regolamenti, sì".

Un fondo per proteggere posti di lavoro e lavoratori

Secondo le ultime stime della Confederazione europea dei sindacati, un milione di posti di lavoro sono andati persi nelle ultime due settimane a causa della pandemia. Ora le pmi, come lei sa bene, rappresentano i due terzi dei posti di lavoro in tutta l'Unione europea. Da quel che si può vedere, questa è solo la punta dell'iceberg, giusto?

"Con la presidente von der Leyen, con la commissione, abbiamo messo sul tavolo un fondo specifico, che chiamiamo Sure, per fornire aiuto e sostegno agli Stati membri che ne hanno bisogno, per aiutarli in questo periodo. Speriamo che non duri per sempre, ovviamente. Insomma, per dare strumenti agli Stati, mantenere i lavoratori, pagare i sussidi e finanziare le aziende. Ed è un fondo bello grosso, di 100 miliardi di euro".

"Nessun paese sarà lasciato da parte"

Ma paesi come la Spagna e l'Italia sono in prima linea, e avranno più bisogno di questi fondi rispetto a molti altri. Non vediamo grande solidarietà. La Germania e i Paesi Bassi non ci stanno a mutualizzare il debito. Questo è destinato a cambiare?

"Innanzitutto, è estremamente importante assicurarsi che ogni singolo paese europeo abbia un suo piano per salvare e consentire alle proprie industrie e alle proprie imprese di ripartire durante e dopo la crisi. La Germania ha già elaborato questo piano, che è stato votato la settimana scorsa in parlamento, nel Bundestag, ed è un piano enorme, da 156 miliardi di euro, e nessun paese da solo ha tutti questi soldi. La Germania non ha i soldi, i Paesi Bassi non hanno i soldi, la Francia non ha i soldi. Nessuno, non c'è un paese nell'Unione europea che possa permettersi un piano del genere. Dovranno tutti prendere i soldi in prestito, a partire dalla Germania e dai Paesi Bassi. Nessun paese sarà lasciato da parte in questa crisi".