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Coronavirus, la paralisi apre al digitale

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Coronavirus, la paralisi apre al digitale
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L'interazione tra insegnanti e allievi non verrà mai sostituita dalla tecnologia, e i professori non verranno mai rimpiazzati da dei robot, ma in tempi di crisi da Coronavirus, il digitale può dare un enorme aiuto. Ne abbiamo parlato con Cecilia Bonefeld-Dahl direttrice di Digitaleurope.

Pensa che d'ora in poi sarà incentivato l'insegnamento a distanza nelle scuole europee?

L'insegnamento a distanza è già diffuso da molto tempo in paesi come la Finlandia e la Norvegia dove ci sono molte montagne e molta neve. Con il Coronavirus si sono create le stesse condizioni di avversità anche in Paesi come l'Italia, e questo rappresenta una minaccia per l'istruzione dei bambini che rischiano di perdere molto tempo.

Questa crisi deve servire da campanello d'allarme e portare la banda larga là dove non è ancora arrivata. Bisogna davvero investire in questo settore, perché la connessione lenta rappresenta il più grande ostacolo all'utilizzo delle tecnologie necessarie in questi giorni al mondo dell'istruzione.

Solo un cittadino su 5 in Europa ha accesso ad una connessione internet veloce. Questo rappresenta un ostacolo per l'e-learning?

Sì ed è davvero paradossale che le più grandi compagnie del mondo che hanno sviluppato il 5G come Nokia e Ericson sono europee ma si sono dovute spostare altrove per mancanza di investimenti in questo settore in Europa.

Secondo le sue stime, il 52 per cento degli europei ha bisogno di formarsi in campo digitale. Siamo grandi consumatori di tecnologie, ma non sappiamo come funzionano?

Basti pensare che i nostri giovani spendono tra le due e le otto ore con in mano degli apparecchi tecnologici, ma non conoscono i loro software. Perché sono dei semplici consumatori.

Al giorno d'oggi c'è un solo linguaggio universale al momento, ed è quello della codificazione digitale. I giovani devono padroneggiare gli strumenti digitali e provare ad essere innovativi, per aprire le porte a un nuovo futuro.