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Coronavirus: perché la ricerca è fondamentale in queste ore

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Cosa sappiamo a oggi del coronavirus?

A un mese dai primi casi di coronavirus in Italia quanto sappiamo del virus? Noi di euronews facciamo questa considerazione tutte le volte che ascoltiamo uno scienziato: anche voi non ci stiate capendo niente? È così?

Parlando con Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di microbiologia dell’Ospedale Sacco di Milano, martedì sera, abbiamo capito che la ricerca si divide in almeno due filoni: uno che mira a elaborare quanto prima un vaccino al Covid-19 e l'altro che vuole mappare geneticamente il virus.

Se l'importanza di arrivare a un vaccino è chiara a tutti, meno evidente è cosa significa mappare un virus. Cosa vuol dire esattamente?

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Maria Rita Gismondoeuronews foto

Con l'aiuto di Maria Rita Gismondo, abbiamo cercato di capirlo prima di tutto noi.

In pratica si fa una sorta di foto del virus, nel caso specifico quello arrivato in Lombardia, e dopo due giorni, dopo tre giorni si vede come è mutato.

In base a queste mutazioni gli scienziati riescono a ricostruire la strada che ha percorso - per esempio se il ceppo veneto sia venuto dalla Lombardia, cosa che oggi - ci ricorda Gismondo - sappiamo solo in base a quanto ci dicono i pazienti.

Ma perché è così importante avere una mappa del virus?

Mappare geneticamente il virus potrebbe aiutare i ricercatori a trovare una corrispondenza tra i geni del virus per cui un virus con determinate caratteristiche potrebbe dare una sintomatologia media, un altro virus, con altre caratteristiche, una più grave. Scoprendo questo, i medici sarebbero in grado di fare una prognosi precoce.

La sequenza genetica di un virus è importante per arrivare ad esempio a fare una diagnosi precoce
Maria Teresa Gismondo

E il ceppo italiano? Facciamo finta di avere di fronte i membri di una stessa famiglia

Ci restano ancora tanti dubbi, non sappiamo cosa pensare del ceppo italiano del Coronavirus.

Esiste un virus autoctono? La Gismondo su questo punto è tranchant, come dicono i francesi, il ceppo del virus presentato dai pazienti italiani è "assolutamente sovrapponibile a quello di Wuhan" in altre parole è lo stesso. A supportare la dichiarazione di Gismondo anche uno studio pubblicato l'altro ieri di cui ha dato notizia l'agenzia Ansa.

"È lo stesso virus - ci spiega - anche se in biologia non è esatto parlare di uno stesso virus".

Per questa famiglia di virus è facile che si registrino piccoli ma continui mutamenti. Per cercare di rendere l'idea, è come se i ricercatori si trovassero di fronte a una famiglia: i figli possono avere gli occhi di colore diverso dai genitori ma hanno il patrimonio genetico dei due genitori.

Ci sembra di capire che in fondo tutti dicano la stessa cosa, che il virus di Wuhan ha viaggiato fino in Europa e qui si è leggermente modificato, come succederebbe a qualsiasi altra cosa. Non trovate?

Se è lo stesso virus, perché in Italia non sembra essere aggressivo come in Cina?

Le condizioni igienico sanitarie, soprattutto nella Cina profonda, hanno sicuramente giocato un ruolo importante così come la densità di abitanti, solo per fare qualche esempio. Nelle ultime ore circolano alcune teorie, stando a studi - che per il momento non hanno ancora una base scientifica solida - secondo cui le popolazioni asiatiche, e i cinesi in particolare, sarebbero più sensibili a questo virus. Il covid-19 attaccherebbe più facilmente le loro mucose.