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Orban usa il coronavirus per sospendere il diritto d'asilo in Ungheria

Orban usa il coronavirus per sospendere il diritto d'asilo in Ungheria
Diritti d'autore  Un migrante dietro la barriera di filo spinato tra Ungheria e Serbia a Tomp, nell'aprile 2017 - Sandor Ujvari/MTI via AP
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Con la scusa del coronavirus, Viktor Orban ha abolito il diritto di asilo in Ungheria. L'accusa arriva da Gerald Knaus, fondatore del think tank European Stability Initiative su Twitter.

Di fatto, come ha annunciato il 1 marzo Gyorgy Bakondi, consigliere alla sicurezza nazionale del primo ministro magiaro, "l'Ungheria ha sospeso in maniera indefinita gli accessi alle zone di transito frontaliere ai richiedenti asilo" per i rischi legati al propagarsi del coronavirus SARS-CoV-2.

"Osserviamo un certo legame tra il coronavirus e i migranti illegali", ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa, senza però dare alcun dato a sostegno della sua affermazione.

In Ungheria non è stato ancora registrato alcun caso di coronavirus e tutti i 125 test effettuati hanno dato risultato negativo.

Secondo il governo magiaro, a mettere l'Ungheria a rischio epidemia sarebbero gli arrivi di migranti di nazionalità iraniana o in transito dall'Iran. Come fa notare la giornalista Viktória Serdült, Bakondi non ha però specificato che gli iraniani che arrivano al confine ungherese dalla Turchia sono stati nei centri di detenzione turca per anni, e non hanno certo visitato Tehran e dintorni di recente. Gli iraniani sono la quarta nazionalità tra i richiedenti asilo in Ungheria: appena 22 richieste dietro Afghanistan (185), Iraq (157) e Pakistan (27).

Raggiunto da Euronews, Knaus indica come "Orban da anni dice che l'era dei diritti umani universali è solamente blabla liberale, ipocrisia. Parla di 'invasione' in termini militari. De facto, ha già abituato tutti alla sospensione dell'applicazione del diritto d'asilo. Ora sta usando questa crisi per mettervi la parola fine definitivamente".

Dopo la crisi migratoria del 2015, l'Ungheria - guidata da un governo ostile all'accoglienza - ha eretto una recinzione lungo il confine con la Serbia e lungo quello con la Croazia.

Bloccati dalla recinzione, i migranti che desiderano entrare in Ungheria non hanno altra scelta che passare attraverso una delle due "zone di transito" allestite alla frontiera, una a Tompa e una a Röszke. Postazioni allestite in container circondati da filo spinato dove vengono esaminate le loro domande di asilo.

Qui sono state denunciate più volte violazioni del diritto e situazioni estreme, come donne operate e ammanettate ai letti d'ospedale, malati di cancro che non vengono curati per mesi o migranti lasciati senza cibo per giorni.

Meno di due richiesta d'asilo al giorno

Di fatto, l'annuncio di Bakondi cambia poco la realtà delle cose perché già si contavano sulle dita di una mano le persone ammesse nelle zone di transito ogni settimana. Le loro domande d'asilo vengono sistematicamente respinte (il tasso di rigetto è stato nel 2019 del 92.4%) se le autorità provano che i migranti sono passati da Serbia o Grecia, paesi considerati sicuri.

Stando alle cifre fornite da Bakondi, sono 321 le persone attualmente presenti nei corridoi di transito. Nel 2018 sono state 367 le pratiche avviate per l'ottenimento della protezione internazionale in Ungheria. Nel 2019 questo numero è stato di 394. Considerati i 250 giorni lavorativi, fanno meno di due pratiche al giorno.

Appena 22 migranti sono stati considerati rifugiati in Ungheria l'anno passato, in 31 hanno ottenuto protezone sussidiaria.

Da dicembre 2019 tutto è fermo, "solo una dozzina di persone sono state ammesse a Röszke dall'inizio dell'anno", indica la Ong ungherese Helsinki Committee.

Anch'essa denuncia che il provvedimento di fatto mette fine all'accesso all'asilo nel Paese perché quei due punti di transito sono gli unici in cui si può presentare domanda d'asilo. András Léderer di Helsinki Committee definisce il collegamento tra coronavirus e immigrazione "l'ennesimo passo avanti dell'isteria xenofoba" del governo.

L'annuncio dell'Ungheria è arrivato dopo che venerdì scorso Ankara ha permesso a migliaia di migranti di dirigersi verso il confine con la Grecia, porta d'ingresso dell'UE, nel tentativo di mettere sotto pressione i leader europei durante l'offensiva turca in Siria.

"L'Ungheria non aprirà le sue porte e non lascerà passare nessuno", ha concluso Bakondi, aggiungendo che saranno inviati alle frontiere del paese rinforzi militari e di polizia.

Orban ha calcolato che in questo momento la maggior parte dei Paesi europei è più incline a rinunciare alla battaglia per il diritto d'asilo. Nella sua logica, è il miglior momento per dare una sterzata al dibattito internazionale e sbarazzarsi di ogni obbligo in materia di diritti umani
Gerald Knaus
European Stability Initiative

Le autorità ungheresi non hanno risposto alla nostra richiesta di commento.

Una sospensione in violazione del diritto internazionale

La Grecia ha annunciato che sospenderà per un mese le richieste d'asilo.

Secondo Alberto Alemanno, professore di diritto europeo all'università HEC di Parigi, la sospensione greca rappresenta una "manifesta violazione sia del diritto d'asilo europeo sia del diritto internazionale: crea un meccanismo senza precedenti che finirà probabilmente per condannare chi ha diritto all'asilo alla deportazione e alla morte".

Questa azione, ha aggiunto, potrà essere impugnata sia a livello nazionale che internazionale. L'unico merito di questa decisione, ha concluso Alemmanno, è quello di lanciare un forte messaggio politico - alla stregua di quanto fatto da Salvini in Italia - e spingere la Commissione Europea ad agire.

Knaus si mostra più pessimista. "Se dichiari l'emergenza nazionale e il popolo ti sostiene, le corti di giustiza nazionali e internazionali diventano davvero molto deboli. L'Ungheria ha già mostrato di saper ignorare le condanne che arrivano dall'Europa. I politici devono dimostrare oggi più che mai che è possibile proteggere i confini senza rinunciare alla protezione dei diritti umani".

La Commissione europea ha già deferito l'Ungheria alla corte di giustizia dell'Unione europea per limitare eccessivamente il diritto d'asilo. L'opinione dell'avvocatura generale della corta è prevista per il 24 giugno prossimo.

"Né la Convenzione del 1951 sulle status dei rifugiati, né le leggi dell'Ue rappresentano una base legale per sospendere le domande di asilo", sottolinea l'Unhcr in una nota, in merito alle tensioni al confine tra Grecia e Turchia.