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Perché l'Ungheria non dà cibo ai migranti nelle zone di transito - Euronews risponde

Perché l'Ungheria non dà cibo ai migranti nelle zone di transito - Euronews risponde
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REUTERS/Laszlo Balogh/File Photo - Koszticsák Szilárd
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Giovedì scorso l'Unione europea ha annunciato una nuova procedura d'infrazione contro l'Ungheria alla Corte di Giustizia per la legge anti-migranti denominata stop Soros che, tra le altre cose, rende illegale aiutare i migranti irregolari che cercano di ottenere asilo nel paese.

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Dall'agosto scorso, sono stati denunciati 16 casi in cui 25 richiedenti asilo in Ungheria sono stati privati di cibo per periodi anche di otto giorni. È dovuta intervenire la Corte Europea dei Diritti Umani con un pronunciamento di emergenza per far sì che le autorità riprendessero a dare da mangiare ai migranti. Il governo magiaro non nega: dice che migranti non sono detenuti e sono liberi di lasciare le cosiddette "zone di transito" per andare a procacciarsi cibo in Serbia, considerato un Paese sicuro dalla legislazione ungherese in fatto di immigrazione.

Cosa sono le "zone di transito"?

In risposta alla crisi dei rifugiati del 2015, l'Ungheria ha costruito una recinzione al confine con la Serbia e creato due "zone di transito": una a Tompa e una a Röszke. I richiedenti asilo possono entrare nel paese (e nell'Unione Europea) e chiedere asilo solo lì. Il relatore speciale ONU sui diritti umani, Felipe Gonzalez Morales, stima che vi siano tuttora 280 persone lì ospitate in condizioni paragonabili alla detenzione, di cui il 60% bambini. Questo mese, dopo otto lunghe visite nel Paese, ha condannato l'Ungheria in un suo rapporto in cui evidenzia violazioni del diritto e situazioni estreme, come donne operate e ammanettate ai letti d'ospedale o malati di cancro che non vengono curati per mesi.

Chi sono le persone lasciate senza cibo?

Le zone di transito hanno un settore speciale in cui sono ospitate le persone in attesa di espulsione dopo che la loro richiesta di asilo è stata negata. Morales ha scritto che a volte agli uomini adulti in questo settore viene negato il cibo, ma non è questo il caso di tutti. C'è una differenza tra i casi dello scorso anno e quelli del 2019. Di recente, le persone a cui non è stato dato sufficiente da mangiare sono state quelle che avevano perso anche l'appello contro il diniego della domanda d'asilo, e che quindi avevano già ricevuto il foglio di via per lasciare il Paese. Lo precisa a Euronews il Ministero dell'interno magiaro. Le autorità ungheresi affermano di aver fornito supporto per la "partenza volontaria", ma le persone in questione avrebbero rifiutato di cooperare.

Perché viene loro negato un trattamento dignitoso

Secondo Andras Lederer, della Ong ungherese Helsinki Commitee - l'organizzazione che ha portato i loro casi al tribunale di Strasburgo - ci sono due tipi di spiegazioni. Una ha a che fare con il contesto giuridico e con il decreto di attuazione che regola il tipo di servizi che devono essere forniti alle persone in questo tipo di situazioni. In esso sono elencate tutte le strutture in cui le necessarie procedure possono essere condotte, ma non viene indicato un chiaro obbligo di fornire cibo nelle zone di transito. Lederer ritiene che esista anche una ragione tecnica per non fornire cibo ai migranti: queste persone possono dirigersi solamente verso la Serbia, e se lo facessero perderebbero ogni speranza di protezione umanitaria in Ungheria.

Uno degli assistiti dal Comitato di Helsinki è stato privato del necessario sostentamento e ha lasciato la zona di transito prima che la Corte europea dei diritti dell'uomo potesse emanare la misura provvisoria.

Kovács: "Non affamiamo nessuno nelle zone di transito"

Zoltan Kovacs, Segretario di Stato dell'ufficio del Primo Ministrom ha scritto in aprile sul suo blog che le autorità non affamano nessuno. "I richiedenti asilo che hanno chiesto asilo e la cui domanda è in corso di trattazione continuano a ricevere vitto e alloggio come d'abitudine". Kovacs ha aggiunto che l'Ungheria "non è responsabile per coloro che non hanno chiesto asilo o per coloro a cui è stata negata la domanda".

REUTERS/Laszlo Balogh/File PhotoKoszticsák Szilárd

Perché queste persone rifiutano l'assistenza?

Le persone espulse hanno due possibilità: tornare in Serbia o nel Paese da cui sono scappati. Nel primo caso, le autorità serbe dovrebbero accoglierle. Ufficialmente, questi migranti dovrebbero essere scortati verso il Paese di Vucic assieme ai loro documenti e i poliziotti serbi dovrebbero prenderli in consegna, fa notare Lederer. Tuttavia, è dal settembre 2015 che la Serbia non accetta migranti dall'Ungheria. Abbiamo chiesto alle autorità magiare che tipo di assistenza forniscano loro, ma la richiesta è caduta nel vuoto. Non è stato possibile sapere neanche se la Serbia avesse mai accettato migranti negli ultimi due anni.

Cosa succede quando le autorità ungheresi accompagnano i migranti in Serbia?

All'inizio di maggio, due famiglie espulse sono state poste davanti al bivio: tornare a casa propria o andare in Serbia. Hanno scelto quest'ultima opzione. Sono state quindi trasferite dall'altra parte del confine nel cuore della notte; è stato il personale ungherese di UNHCR a informare i colleghi dell'arrivo delle famiglie. Altrimenti non ci sarebbe stato nessuno ad accoglierli dall'altra parte della recinzione.

Il commento dell'agenzia Onu per i rifugiati sul caso è stato lapidario: l'intervento notturno dell'Ungheria per costringere le due famiglie afghane richiedenti asilo a lasciare il Paese sotto costrizione è profondamente sconvolgente. Non solo: costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e comunitario".

Come in una prigione?

Il ministro della giustizia ungherese, durante un'udienza parlamentare di due settimane fa, ha detto che le persone presenti nelle zone di transito non sono detenute, ma sono libere di andarsene in un'unica direzione (la Serbia).

Questo è vero. Possono lasciare l'Ungheria, ma tornare in Serbia significherebbe attraversare illegalmente la frontiera ed essere puniti per questo: la cosa potrebbe rendere ancora più complicata la loro richiesta di asilo in Serbia.

Nella spiegazione dell'avvio della procedura d'infrazione dinanzi alla Corte europea, la Commissione ha scritto che "il soggiorno obbligatorio di queste persone nelle zone di transito ungheresi può essere considerato come detenzione ai sensi della direttiva UE sul rimpatrio".

La Serbia può essere considerata un Paese terzo sicuro per i migranti?

Secondo la legislazione ungherese, "la domanda non può essere accettata se esiste un Paese terzo e sicuro per quel richiedente; se vi ha soggiornato, se lo ha attraversato e avrebbe avuto l'opportunità di cercare lì protezione", ha dichiarato Kovacs.

Le linee guida dell'Unhcr non ritengono la Serbia un Paese terzo sicuro. Il migrante, inoltre, dovrebbe avere un legame significativo con questo Stato, cosa che non avviene con la Serbia.

La Commissione europea rileva che la nuova legislazione ungherese (la cosiddetta Stop Soros, entrata in vigore lo scorso luglio) "limiti illegalmente il diritto d'asilo e introduca nuovi motivi di non ammissibilità delle domande d'asilo". Non solo: limiterebbe l'esercizio di questo diritto per tutti coloro che arrivano da un luogo in cui la propria vita o la propria libertà è a rischio. La Commissione ritiene che la nuova norma sia incompatibile con il diritto comunitario o internazionale.

Appena due richieste d'asilo accettate

Lederer afferma che l'ufficio immigrazione non tiene conto del motivo per cui i richiedenti asilo siano scappati dal proprio Paese: chiedono solo se sono arrivati in Ungheria attraverso la Serbia. Per questo motivo, secondo il Comitato di Helsinki ungherese, solo due iraniani hanno ottenuto asilo dopo il 1 luglio 2018. L'anno scorso sono state accolte 662 persone provenienti da paesi extraeuropei, 339 di loro nei primi 4 mesi. Abbiamo chiesto alle autorità ungheresi quante domande d'asilo sono state accettate nella seconda metà del 2018, ma non hanno ancora fornito risposta.

È difficile cambiare la legge e fornire cibo a queste persone?

Per porre rimedio a questa situazione sarebbe sufficiente una semplice modifica al decreto governativo, aggiungendo una sola frase. "Lo abbiamo chiesto al Governo quando sono iniziati i primi casi", conclude Lederer. "Il Ministro dell'Interno non ci ha ancora fatto sapere se questo emendamento è in programma o meno".