ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Combattere lo spreco alimentare con un microchip

euronews_icons_loading
Combattere lo spreco alimentare con un microchip
Diritti d'autore  euronews
Dimensioni di testo Aa Aa

Ogni anno in Europa si buttano via quasi 90 miliardi di chili di cibo. Come combattere questo spreco? Un sensore sviluppato tra Francia e Belgio riesce ad "annusare" gli alimenti ancora impacchettati per capire se siano andati a male oppure no.

Lo spreco alimentare: una piaga in Europa

Che cosa fate quando un alimento raggiunge la sua data di scadenza? Il buon senso vorrebbe che lo si osservasse e si annusasse per capire se è ancora commestibile, il che è spesso il caso, dal momento che le date di scadenza sono decise secondo principi di precauzione. Molti però non lo fanno, e buttano il cibo scaduto senza pensarci due volte.

A questo si aggiunga che, a livello della produzione e della distribuzione, vengono effettuati test a campione: una confezione in una partita di prodotti viene aperta, si verifica se sia in buono stato, e se non lo è, si butta via l'intera partita.

Secondo cifre dell'Ue, ogni anno in Europa si buttano 88 milioni di tonnellate di cibo, cioè 173 chili per persona. Uno spreco colossale che ha anche un impatto ambientale, con la produzione di 170 milioni di tonnellate di CO2.

Un sensore che capta i gas emessi dal cibo in via di decomposizione

Un possibile soluzione per combattere questa piaga viene dal Belgio e dal nord della Francia: un sensore in grado di "annusare", per così dire, il cibo ancora all'interno della confezione, senza bisogno di aprirla, per capire se sia andato a male oppure no. In che modo? Lotta Kuuliala, ricercatrice in microbiologia all'Università di Ghent, in Belgio, ci descrive il suo lavoro: "Usiamo metodi microbiologici per esaminare la crescita microbica all'interno dei prodotti alimentari, metodi chimici per determinare le concentrazioni dei composti volatili, e la valutazione sensoriale, attraverso l'olfatto".

È questa la prima tappa per fabbricare il sensore: dovrà essere in grado di rilevare i composti volatili emessi dal cibo in via di decomposizione.

Un progetto multidisciplinare

Il professor Frank Devlieghere, microbiologo all'Università di Ghent, spiega che il progetto Terafood "È un progetto multidisciplinare. Abbiamo bisogno di specialisti nel deterioramento degli alimenti, e d'altra parte abbiamo bisogno di esperti in grado di miniaturizzare, di fabbricare i microchip che rendono possibile questa tecnologia".

È così che il progetto ha riunito partner di quattro città nel nord della Francia (Lilla e Dunkerque) e in Belgio (Ghent e Bruxelles) dal 2017 al 2020, per un investimento totale di 2 milioni di euro, metà dei quali provenienti dalla politica di coesione europea.

Dal macchinario ingombrante e costoso all'app sul telefonino

Per fabbricare il sensore miniaturizzato, i ricercatori di Lilla usano il silicio, materiale facile da reperire ed economico. Al momento il microchip può essere letto solo con macchinari ingombranti e costosi, ma gli scienziati hanno ben altre ambizioni, svela Marc Faucher, esperto di nanotecnologia al Cnrs e cofondatore della start-up Vmicro: "Alla fine dello sviluppo tecnologico di questo microsistema si prevede che contenga il proprio metodo di rilevamento che sarà possibile interrogare a distanza, in modo da poterlo usare sul campo senza bisogno di grossi mezzi da laboratorio".

Saranno necessarie ancora molte ricerche per sviluppare un sensore in grado di "annusare" ogni tipo di cibo, ma il coordinatore del progetto, Mathias Vanwolleghem sostiene che quest'innovativa tecnologia, basata sulle onde terahertz, è già un successo: "Stiamo per effettuare i primi test sul sensore all'interno di un simulatore di un vero imballaggio alimentare. Crediamo di poter avere una prima dimostrazione della fattibilità di questa tecnologia entro l'estate 2020".

Gli scienziati pensano che fra cinque anni potremmo avere le prime macchine sul mercato per uso industriale. Ci vorrà più tempo prima che i consumatori possano verificare su un'app sui loro telefonini se il salmone rimasto in frigo vada ancora bene per il sushi di stasera.

Journalist name • Selene Verri

Video editor • Julien Bonetti