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Kurti: "Mai cederemo parte della nostra terra alla Serbia"

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Kurti: "Mai cederemo parte della nostra terra alla Serbia"
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Il nuovo primo ministro del Kosovo Albin Kurti ha preso il potere all'inizio di febbraio e il suo compito è ora quello di guidare i negoziati per cercare di spingere la Serbia a riconoscere il Kosovo come uno stato indipendente.

In The Global Conversation Kurti ci parla dell'ambizione kosovara di entrare nell'UE, dei rapporti con la Serbia e attacca il tribunale dell'Aia per i presunti crimini di guerra commessi dall'esercito di liberazione kosovaro "È un'istituzione non trasparente", dice. Membro del partito nazionalista 'Autodeterminazione!', Kurti non è intenzionato a cedere parti del Kosovo alla Serbia per raggiungere un accordo con lo storico nemico.

Primo Ministro, qual è il suo piano per affrontare i negoziati con la Serbia?

"Vogliamo avere un dialogo adeguato, che sia ben preparato e con buoni principi in atto. Chiediamo ovviamente il riconoscimento della nostra Repubblica. Penso che la Serbia debba affrontare il proprio passato, tutte le malefatte e i crimini durante la guerra; una volta elaborato il passato, credo che possiamo creare buone condizioni per la pace e la stabilità nella regione. Per quanto riguarda la Serbia, vogliamo l'uguaglianza. Vogliamo reciprocità".

Che cosa puo intavolare di diverso dai governi precedenti?

"Sono una persona che è stata per oltre due decenni all’opposizione. Conosco molto bene la Serbia. Mi conoscono anche loro molto bene. Sono stato nelle loro prigioni per due anni e sette mesi durante il periodo di Slobodan Milošević, ma anche più tardi. Per le due parti i tempi sono maturi per avviare un nuovo dialogo, basato su valori buoni a costruire il futuro e senza dimenticare il passato".

Qual è il suo calendario?

"Possiamo muoverci immediatamente. Una volta che il nuovo governo serbo è al potere. Ma, ancora una volta, il contenuto sostanziale di quell'accordo è più importante dei tempi".

Cosa ne pensa dei progetti di spartizione della terra kosovara da dare alla Serbia? È una soluzione possibile per lei?

"Il Kosovo non può impegnarsi in alcun tipo di scambio di terre o progetto di scambio territoriale. Tutte queste idee in passato sono falliti e falliranno anche in futuro, soprattutto ora che siamo al potere. Se qualcuno le propone di nuovo, sappia che le soluzioni territoriali sono la via verso nuovi conflitti, non per la pace di cui abbiamo bisogno".

Il Kosovo non può impegnarsi in alcun tipo di scambio di terre o progetto di scambio territoriale con la Serbia. Tutte queste idee in passato sono fallite e falliranno anche in futuro, soprattutto ora che siamo al potere.
Albin Kurti
Primo ministro del Kosovo

Lei è pronto a porre fine ai dazi* del 100% sulle merci serbe, ed è quello che vogliono gli Stati Uniti. Ma lo vogliono senza altre condizioni. È possibile?

"Esiste un'enorme varietà di barriere non tariffarie che la Serbia sta imponendo alle esportazioni dal Kosovo. Non vogliamo la reciprocità come misura di ritorsione, ma vogliamo la reciprocità come principio di relazioni bilaterali costruttive e sane. La gente ha votato per questo e non possiamo semplicemente abolire i dazi".

Quindi, andando avanti, la sua aspirazione è che il Kosovo diventi un giorno uno Stato membro dell'UE. Ma ha visto i suoi vicini più prossimi, la Macedonia del Nord e l'Albania, in fase di stallo. Ciò ha cambiato il modo in cui il Kosovo si pone rispetto al processo di adesione all'Unione Europea?

"Ovviamente, veniamo dopo l'Albania e alla Macedonia del Nord e la decisione di non aprire i negoziati con questi due Paesi è stata deludente per noi. Ma penso che l'UE debba essere difesa. L'UE dovrebbe essere ampliata con i Balcani occidentali e noi non siamo vicini all’Unione, noi siamo circondati dall'Unione".

Lei ha incontrato Joseph Borrell, il capo della politica estera dell'UE . Ha incontrato l'inviato speciale degli Stati Uniti, Richard Grenell. Pensa che siano sulla stessa linea quando si parla delle relazioni tra Kosovo e Serbia?

"Grenell ha insistito per un accordo da raggiungere alla fine di questa primavera. Certo, sarebbe fantastico. Ma non dovremmo mettere in pericolo altre relazioni e il dialogo con accordi fatti troppo in fretta per essere accettabili".

L’Unione europea ha appena nominato il ministro degli esteri slovacco Miroslav Lajcak come inviato speciale per il dialogo. Joseph Borrell è spagnolo. Entrambi questi Paesi non riconoscono l'indipendenza** del Kosovo...

"Non possiamo decidere chi è in carica a Bruxelles e per quale funzione. Certo solleva dello scetticismo tra il popolo del Kosovo e nel nuovo governo che ci siano due altissimi funzionari, di due Stati che non ci riconoscono. Spero che non rappresenteranno i loro Paesi ma l'Unione europea".

È realistico? Joseph Borrell è stato abbastanza chiaro in passato.

"Beh, forse dovrebbe ripensare l'intero problema dei Balcani occidentali per a favore di una soluzione europea. E l'indipendenza del Kosovo è una realtà. Penso che chiunque lo neghi o cerchi di proporre soluzioni senza accettare questo stato di fatto e la volontà del popolo, faccia più male a se stessa o a se stesso".

Il suo partito ha votato contro l'istituzione del tribunale speciale dell’Aia per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia. È disposto a collaborare?

"Non posso fare molto. Considerato che le camere speciali sono diventate un obbligo internazionale. Ma c’è stato un voto in parlamento quasi cinque anni fa con una maggioranza di due terzi. È un tipo di tribunale davvero unico, che a mio avviso manca di trasparenza".

Quindi le piacerebbe se questo tribunale fosse basato interamente a Pristina?

"Voglio rafforzare i tribunali locali. Quelli ordinari. Penso che la giustizia debba essere coltivata in casa propria".

Quindi collaborerà pienamente con le camere speciali dell'Aia?

"Bene, il nostro Ministero della Giustizia ha collaborato, ma le camere speciali stanno operando attraverso le sue potenzialità più che concretamente, come se l'obiettivo fosse quello di punire i comandanti dell’esercito di liberazione kosovaro, trasformati in potenti politici, anziché offrire giustizia, specialmente alle vittime".

Ma la polizia collaborerà col tribunale? Gli darà informazioni?

"Per noi è un obbligo internazionale".

Per saperne di più

*A fine 2018 il Kosovo ha portato al 100 % i dazi per i beni in ingresso da Bosnia e Serbia. Contro i dazi kosovari, che sono in contrasto con gli accordi di libero scambio nell'area centro europea, si è schierata con forza anche l'Unione europea. Il 27 febbraio Pristina ha annunciato l'abolizione dei dazi sulle materie prime serbe.

**Cinque Stati dell'Unione europea non riconoscono l'indipendenza del Kosovo (Spagna, Cipro, Romania, Slovacchia e Grecia).