In una conferenza stampa, il Ministro di Stato degli Emirati Arabi Uniti per la Cooperazione Internazionale ha condannato quelli che ha definito "palesi attacchi iraniani" al suo Paese e ad altri Stati del Golfo.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno invitato Stati Uniti, Israele e Iran a tornare al tavolo dei negoziati, mentre il conflitto in Medio Oriente, scoppiato nel fine settimana, entra nel suo quinto giorno.
La ministra per la Cooperazione internazionale, Reem Bint Ebrahim Al Hashimy, ha condannato gli "attacchi iraniani" e ha messo in guardia rispetto a un'escalation regionale "senza tenere conto della chiara posizione degli Emirati Arabi Uniti, che hanno ripetutamente confermato di non poter utilizzare le proprie terre in alcuna operazione militare contro l'Iran".
"I negoziati sono l'unica strada razionale da percorrere"
Parlando alla sua prima conferenza stampa dall'inizio del conflitto, Al Hashimy ha sottolineato come il suo Paese stia cercando di allargare il numero di interlocutori non creda "che le soluzioni militari creino necessariamente stabilità". Al contrario, secondo la ministra, "il ritorno al tavolo dei negoziati è l'unica strada razionale da percorrere".
Alcune parti di missili e droni recuperate in seguito agli attacchi iraniani sono stati mostrati durante il briefing con i giornalisti organizzato dal governo. Il ministero della Difesa del Paese arabo ha dichiarato martedì di aver intercettato finora 186 missili e 812 droni.
Gli Emirati Arabi Uniti assicurano di avere capacità di difesa e munizioni sufficienti per proteggersi
"Il sistema di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti è capace di difendere il Paese e siamo consapevoli delle minacce che lo circondano", ha dichiarato a Euronews il brigadiere Abdul Nasser Al Humaidi, portavoce ufficiale del ministero della Difesa.
Pur invitando a perseguire la via diplomatica, gli Emirati Arabi Uniti hanno sottolineato di essere in possesso di capacità di difesa e di scorte di munizioni sufficienti per proteggersi "indipendentemente dai tempi e dalla durata del periodo di escalation nella regione".
La nazione mediorientale ospita non soltanto un importante scalo aeroportuale, ma rappresenta anche un'importante meta turistica. Numerosi viaggiatori rimasti bloccati a Dubai stanno cercando di raggiungere via terra verso Mascate, capitale dell'Oman, che dista circa quattro ore di auto, o Riad, capitale dell'Arabia Saudita, per raggiungere la quale occorrono più di dieci ore.
Di lì, sperano di potersi imbarcare su uno dei pochi voli commerciali disponibili o di riuscire a salire su un charter, i cui costi sono però saliti alle stelle dall'inizio della guerra.