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La diaspora iraniana in piazza a Roma: le voci di chi vuole la libertà e la fine del regime

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Di Euronews
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Decine di persone, per lo più cittadini iraniani residenti in Italia, si sono riunite martedì in piazza Santi Apostoli a Roma per esprimere sostegno alla popolazione iraniana e chiedere la fine della Repubblica islamica

L’iniziativa, dedicata al tema di un “Iran libero”, è stata promossa dall’associazione Setteottobre insieme a diverse realtà della diaspora iraniana attive in Italia e sostenuta anche da rappresentanti del mondo politico e della società civile.

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Tra bandiere e slogan, molti hanno dato voce alla speranza di un cambiamento politico dopo oltre quarant’anni di regime, chiedendo libertà e la possibilità per gli iraniani di decidere il proprio futuro attraverso un processo democratico.

“Siamo pronti a prendere in mano la situazione”

“Viva l’Iran, viva lo scià”. Con questi cori si è aperta la manifestazione organizzata nella capitale. In molti sostengono che, dopo decenni di repressione, il dialogo non sia più sufficiente per cambiare la situazione politica nel Paese.

“Dopo quarant’anni di sofferenza siamo disposti a tutto purché si arrivi a libertà e democrazia” dice un signore emigrato in Italia anni fa ad Euronews.

“Serve un intervento immediato”, ha aggiunto una giovane manifestante, “in questo caso sono stati gli Usa ad intervenire, siamo consapevoli degli effetti collaterali, ma siamo pronti a prendere la situazione in mano appena dopo la caduta del regime”.

Il nome di Reza Pahlavi tra i manifestanti

Durante la protesta, i manifestanti hanno gridato il nome di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià iraniano e tra i principali volti dell’opposizione al regime di Teheran, sostenuto anche da molti iraniani che vivono nel resto d’Europa.

“L’8 e il 9 gennaio più di un milione di persone sono scese in piazza gridando il suo nome. Non è solo la nostra voce, riflettiamo quello che è successo in Iran”, ha raccontato una manifestante a Euronews.

“A gennaio in migliaia sono scesi in piazza sapendo che non sarebbero tornati vivi, ma continuavano comunque a gridare il nome del figlio dello scià”.

Per alcuni partecipanti, la figura di Pahlavi potrebbe rappresentare una fase di transizione.

“Il figlio dello scià serve solo per arrivare a un voto: poi sarà il popolo a decidere chi governare, come in tutte le democrazie”, ha spiegato un altro manifestante.

Il sogno di tornare in un Iran libero

Tra i più giovani presenti alla manifestazione emerge soprattutto il desiderio di poter un giorno tornare nel proprio Paese.

“Noi ritorniamo, torniamo a decidere chi vogliamo come leader. Vogliamo un referendum libero. Io personalmente voglio ritornare”, ha detto una giovane a Euronews. “Come posso farlo adesso, se nella legge islamica una donna vale quanto un cane”.

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