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Coronavirus in Italia, UE: "Agiamo uniti". Cosa fanno i nostri vicini europei

Coronavirus in Italia, UE: "Agiamo uniti". Cosa fanno i nostri vicini europei
Diritti d'autore  Un carabiniere ad un posto di blocco nei pressi di Castiglione d'Adda - Miguel MEDINA / AFP
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Mentre l'Italia cerca di contenere il più possibile il diffondersi del coronavirus (COVID-19) - oltre 200 i casi positivi confermati, 5 i morti - i nostri vicini europei tengono d'occhio con particolare apprensione quello che accade al di là delle Alpi. In alcuni Stati, tra cui Svizzera e Francia, le destre chiedono la chiusura dei confini, mentre le autorità sanitarie dicono che non servirebbe a nulla. Altri, come la Romania, annunciano quarantene per chi proviene da Lombardia e Veneto.

La Slovenia e la Croazia, dove non è stato confermato nessun caso finora, hanno convocato riunioni di crisi per lunedì. Zagabria ha annunciato che monitorerà tutti i viaggiatori in arrivo dall'Italia e che sospenderà tutte le gite scolastiche in Italia per un mese per limitare al massimo il rischio di diffusione dell'epidemia da coronavirus. Il ministero degli Esteri ha invece consigliato ai cittadini croati di evitare viaggi in Veneto e in Lombardia, regioni che sono state dichiarate "a rischio di contagio da coronavirus". Un gruppo di 42 studenti e quattro docenti di un liceo di Pola rientrato da Venezia ieri, è stato messo in isolamento domiciliare e sotto osservazione per due settimane

In Romania, le autorità hanno reso noto che tutti i cittadini provenienti dalle regioni italiane dove è stata confermata la presenza del COVID-19 saranno messi in quarantena per 14 giorni, ma secondo i media locali ai viaggiatori alla frontiera per ora viene richiesto solamente di compilare un modulo, scrive l'agenzia AP.

Reprezentanții Comitetului intersectorial pentru prevenirea și limitarea îmbolnăvirilor cu noul Coronavirus (COVID-19),...

Publiée par Ministerul Sănătăţii - România sur Dimanche 23 février 2020

In Francia, il deputato repubblicano, Eric Ciotti, membro dell'assemblea nazionale delle Alpi Marittime, ha evocato un'ipotetica chiusura del confine di Stato. Gli ha fatto eco Marine Le Pen. Ai microfoni della radio France Info, il direttore generale della Sanità, Jerome Salomon, ha ribadito che "chiudere le frontiere non serve a niente". "Ogni persona che torna dalla Lombardia o dal Veneto con dei sintomi deve essere considerata sospetta", ha detto Salomon: "Quello che è importante è individuare rapidamente ogni persona contagiosa. E' per questo che nelle prossime ore avremo senza dubbio dei casi, il numero delle persone in corso di esame deve aumentare".

In Svizzera, al momento di scrivere l'Ufficio federale della Sanità pubblica (OFSP) non ha annunciato alcuna misura supplementare e le autorità monitorano gli sviluppi della situazione in Italia. Nel Canton Ticino, chi ha sintomi di infezione respiratoria o difficoltà respiratorie viene considerato un caso sospetto e isolato - anche in assenza di legami epidemiologici con la Cina o con persone infette negli ultimi 14 giorni. Lunedì un gruppo di coordinamento allargato deciderà quali ulteriori misure sono necessarie in vista dell'evoluzione della situazione nel Nord Italia.

Il deputato della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, aveva chiesto la chiusura dei confini "ai quasi 70mila frontalieri lombardi" che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera. Tuttavia, secondo Daniel Koch, capo della Divisione Malattie trasmissibili dell'UFSP, controlli più severi alle frontiere sarebbero inefficaci: in caso di epidemia in Europa, ha spiegato, sarebbe impossibile fermare la diffusione del virus poiché il continente è troppo fortemente interconnesso.

In Austria, è ripresa regolarmente la circolazione ferroviaria con l'Italia dopo un'interruzione di oltre 4 ore. La commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, ha affermato che "in base alle informazioni in mio possesso questa mattina, non c'è stato nessun cambiamento sulle modalità con cui i treni viaggiano fra Italia e Austria".

A Malta, tutti i passeggeri in arrivo nei porti e negli aeroporti saranno controllati con gli scanner termici.

UE in campo: no a soluzioni individuali, agiamo uniti

Intanto, l'Ecdc, il centro europeo per il controllo delle malattie, ha aumentato da basso a moderato-alto la valutazione sul rischio di insorgenza di cluster simili a quelli in Italia, associati a COVID-19, in altri Paesi dell'Ue e nel Regno Unito.

La Commissione Ue ha stanziato 230 milioni di euro per aiutare la lotta globale contro la diffusione del coronavirus, che andranno a supportare misure di preparazione dei Paesi, anche extra Ue, finanziare la ricerca e permettere l'acquisto di materiale per favorire la prevenzione.

Da Bruxelles, i commissari europei alla salute e alla gestione delle crisi, Stella Kyriakides e Janez Lenarcic, hanno auspicato misure basate su evidenze scientifiche, risposte proporzionate e "in coordinamento con gli altri Stati".

Dobbiamo agire uniti, non individualmente
Stella Kyriakides e Janez Lenarcic
Commissari europei alla Salute e per la gestione delle crisi

"La questione dei divieti di viaggio e dei controlli alla frontiera è di competenza dei diversi Paesi", ha ribadito il commissario Ue alla gestione delle crisi Janez Lenarcic. "Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di sospensione del trattato di Schengen, tutte le decisioni devono essere prese in base a una rigorosa valutazione scientifica, devono essere proporzionate e coordinate".

Finora, ha aggiunto, "si sono coordinati bene, ma si può sempre migliorare e non parlo solo della cooperazione tra paesi Ue, ma anche extra Ue".

Lenarcic ha auspicato che la situazione non venga sfruttata a scopi politici. Le regole di Schengen, ha aggiunto il diplomatico sloveno, permettono di chiudere le frontiere in caso di preoccupazioni rispetto alla salute pubblica. Una decisione che spetta ai singoli Stati membri.

Perché l'Italia?

La virologa laria Capua, che era stata costretta a lasciare l'Italia trasferendo in Florida l'equipe di ricerca che dirigeva a Padova, ha detto alla RAI che in Italia il numero dei casi confermati è maggiore che altrove perché "sta cercando i casi più attivamente di altri".

Una tesi confermata anche dal premier Conte, secondo il quale l'Italia è il paese europeo con più diagnosi perché è quello che ha effettuato più tamponi, oltre 4mila. Secondo la Capua, quella in atto è "una sindrome simil-influenzale causata da coronavirus" che potrebbe durare "fino a primavera inoltrata o prima dell'estate".

L'incremento del numero di positività è dovuto al fatto che adesso si sono iniziati a cercare, un mese fa per chi aveva sintomi respiratori la diagnosi era di influenza. Ora, con i test diagnostici, la ricerca attiva a ritroso dei contatti e dei movimenti dei pazienti, è chiaro che il numero di casi aumenta. Ma è una forma lieve e sottolineo che si dovrebbe iniziare a chiamare sindrome simil-influenzale da coronavirus per non spaventare le persone.
Ilaria Capua
Virologa, One Health Center of Excellence dell'University of Florida.